Coltiva il tuo cambiamento

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Oggi vi proponiamo il secondo contenuto della linea “Insegnamenti dalla biodiversità”, una serie di 4 articoli dedicati alle lezioni impartite da maestri di management e imprenditoria, che lo sono pur senza saperlo. (Il primo lo trovate a questo indirizzo).

Quello che segue è tratto dall’e-book “Seminare cambiamento”, anzi un “q-book”, essendo un libro della serie “Qhaosing, l’arte del management creativo”

Avete mai provato la sensazione di imparare qualcosa senza sapere bene cosa?

Ebbene “insegnamenti dalla biodiversità” ci fa capire come, quotidianamente, ci troviamo ad interagire con persone o situazioni che possono fornirci grandi insegnamenti, senza nemmeno esserne consapevoli.

Sul change management (la gestione del cambiamento) sono stati scritti numerosi libri e organizzati migliaia di seminari e convegni. È stata impiegata una quantità importante di risorse in termini di alberi ed inchiostro, ma la verità è che la società in cui viviamo cresce ogni giorno in complessità, in maniera esponenziale.

Pretendere di controllare tutto nei dettagli significa peccare di superbia e superficialità, ma è ancora di più un errore.

Vogliamo imparare dai maestri? E allora scegliamoli bene. Vogliamo essere i migliori nel change management? E allora impariamo osservando il maestro migliore: la Natura, con la N maiuscola.

A questo punto, affidiamoci agli insegnamenti di Sammy, umile contadino e al suo enorme bagaglio di conoscenza, costruito inconsapevolmente grazie al contatto costante con la Natura e ai suoi processi di cambiamento. Questi processi possono essere paragonati agli stessi meccanismi che, nell’uomo, portano al cambiamento.

Il seguente testo è tratto dall’e-book “Seminare cambiamento”.

L’insegnamento di Sammy

Manny, manager dalla performance impeccabile ma con l’unico grande neo di aver fino a quel momento lavorato in un ambiente statico, vuole diventare maestro dell’arte del cambiamento e si affida a Qhaosing® S.p.A. che gli fa conoscere il contadino Sammy.  Sammy gli spiega che, dopo decine di anni di esperienza, ha capito che per aumentare la produttività è necessario coltivare tre tipi di terreno:

[styled_list style=”check_list” variation=”orange”]

  • l’ettaro della creatività
  • l’ettaro dell’innesto
  • l’ettaro della semina.[/styled_list]

Queste le parole di Sammy, rivolte a Manny:

[blockquote align=”center” variation=”orange”]Per farla breve, Manny, tre ettari sono una cosa sterminata e dovevo capire cosa ci potessi davvero fare con tutta questa terra. E così ho pensato di fare la stessa cosa che ero solito fare quando qualcuno mi dava in “affidamento” un terreno che voleva trasformare in una fabbrica di prodotti alimentari da rivendere, che fossero frutti, fiori, vegetali, qualunque cosa.

In parole povere il mio lavoro da più di trent’anni è quello di trasformare un terreno in altro, e questo altro deve produrre valore.[/blockquote]

Sentendo queste parole, il manager capisce che può esserci una curiosa affinità con il proprio lavoro. Le sue, però, sono soltanto sensazioni a cui non sa ancora dare una forma.

Il discorso Sammy intanto continua:

[blockquote align=”center” variation=”orange”]Così, anche su questo terreno – riferendosi a quello della creatività – ho fatto quello che normalmente ho sempre fatto su quello degli altri, appena mi veniva assegnato: ho dedicato una parte di esso alla sua conoscenza.

Vedi, ogni terreno ha le sue caratteristiche e non si conoscono mai fino in fondo. Ci sono alcuni miei colleghi che usano macchine per l’analisi biochimica, ma non mi sono mai fidato, è come se mi dicessero che si può capire come si comporta una persona dal suo encefalogramma.[/blockquote]

Continua il contadino:

Insomma, avevo bisogno di sapere quali fossero i comportamenti spontanei del terreno, cioè le sue potenzialità per dare origine a piante e alberi.

Correggendosi immediatamente:

In realtà, non mi interessa tanto la natura del terreno, quanto la sua potenzialità a fare frutti e questa potenzialità secondo me non dipende solo dal terreno ma anche da altri fattori.

Il processo che porta un terreno dallo stato di potenzialità a quello di “fabbrica di frutti” è assimilabile al processo che induce il cambiamento in una persona, in un gruppo di persone, in una famiglia, in un’organizzazione.

Il terreno è la piattaforma che dovrà accogliere il cambiamento e, nel paragone che abbiamo fatto, altro non è che l’insieme delle persone che potranno o dovranno essere coinvolte.

Ognuno può cambiare, così come possono fare le zolle di terra. Ognuno è in contatto con il proprio sistema, che influenzerà la creazione di frutti, ovvero di comportamenti.

E grazie alla Natura e a Sammy, abbiamo un modello semplice da applicare se ci troviamo di fronte a dilemmi di cambiamento nella nostra vita professionale o personale.

Il modello dell’innesto

Questo modello potrebbe essere assimilato alla tecnica dell’innesto:

Quando vogliamo modificare o migliorare la qualità dei frutti di un albero, ricorriamo ad un’altra pianta che innestiamo nel ramo della prima, secondo tecniche precise.

È un processo che ci offre preziosi suggerimenti su come innestare comportamenti nuovi e generare cambiamento:

[styled_list style=”check_list” variation=”orange”]

  • Il comportamento da radicare deve avere dei germogli prominenti e sviluppati

Deve essere, cioè, chiaro, visibile e condivisibile (se c’è ambiguità nel messaggio, nessun cambiamento potrà mai avvenire)

  • Non tutti i momenti sono opportuni per dare vita al cambiamento, il momento migliore è quello in cui l’ambiente favorisce – e non ostacola – il cambiamento

Da evitare i momenti di stress o di forti distrazioni: in questi casi infatti si pensa a conservare le posizioni che ci rassicurano maggiormente

  • I due comportamenti devono entrare in contatto diretto, intimo, tirando via ogni tipo di corteccia

Fin quando si terranno su le maschere, il cambiamento non potrà mai essere innescato. Ciò che lo attiva è invece un’interazione diretta, esplicita e continuativa.

  • Il nuovo legame così creato va protetto dall’ambiente circostante con una corteccia fittizia

La corteccia è il simbolo stesso della complicità. Una volta creata l’unione, quest’ultima va protetta grazie a una metaforica corteccia che deve essere comune alle due persone.

  • Il nuovo comportamento, dall’interazione con il vecchio, ne darà alla luce un altro ancora, arricchito.

E così il cambiamento creato non sarà mai unidirezionale, ma arricchirà sia un individuo che l’altro.[/styled_list]

(tratto da “Seminare cambiamento” Ed. Lulu, della serie “Qhaosing, l’arte del management creativo”).

 

Raffaele Loscialpo

Raffaele Larry Loscialpo è autore de “I piccoli passi di un grande consulente, nuove strategie d’azione” (Ed. F.Angeli 2003), “Qhaosing – l’arte del management creativo” (Ed. Lulu 2011). Ha fondato Qhaosing®, cloud community sul cambiamento individuale, di gruppo e sociale e su Facebook “Italiani che si fanno da soli”, per la valorizzazione dello spirito imprenditoriale. Oggi dirige il Customer Service di una grande multinazionale americana nel settore Health Care.

 

(Fonte Foto: Utente Flickr Dave_B)

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