«Come finirà la crisi»

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2008

Secondo l’economista americano, Internet e le energie rinnovabili sono la chiave di svolta per la nuova Rivoluzione industriale. Millionaire lo ha incontrato

Economista americano e futurologo, Jeremy Rifkin ha previsto l’avvento di Internet e della green economy ed è conteso dai politici di ogni nazione che cercano consigli per uscire dalla crisi. Le sue ultime tesi, pubblicate nel libro La terza Rivoluzione industriale, sono considerate la bussola per ritrovare la strada della prosperità. Millionaire l’ha incontrato.

Che cos’è la terza rivoluzione industriale?

Nasce dalla convergenza di due nuove tecnologie: quelle della comunicazione e dell’energia. Siamo solo all’inizio di un cambiamento che trasformerà i vecchi sistemi. Per capirlo, possiamo pensare a come, nel passato, le rotative hanno aumentato in modo esponenziale la velocità di stampa e compresso i costi: così quotidiani e libri hanno potuto incoraggiare l’alfabetizzazione di massa. Altrettanto rivoluzionari sono stati i cambiamenti portati dall’elettricità e dal motore a scoppio: la produzione in serie delle merci, tra cui l’automobile, a cui è seguita la nascita dell’industria petrolifera, la costruzione di strade in cemento in ogni angolo del paesaggio, l’installazione di migliaia di km di linee telefoniche, poi la radio e la televisione… L’unione di Internet e delle energie rinnovabili sta dando il via alla terza Rivoluzione industriale. Nel XXI secolo, centinaia di milioni di persone genereranno la propria energia verde a casa, in ufficio, in fabbrica e la condivideranno con gli altri attraverso reti di distribuzione elettrica intelligenti, online, proprio come oggi creano informazioni e le condividono su Internet.

Quali le difficoltà che i giovani devono affrontare?

I giovani di oggi sono cresciuti con Internet, in un mondo in cui la tecnologia è sempre più a buon mercato: hanno iniziato scambiandosi musica in Rete, per poi passare a nuove forme di condivisione. In futuro la loro mentalità “laterale” sarà quella dominante: impossibile fermare quello che, a mio avviso, è un processo inarrestabile. Ma sono tante le sfide che attendono i giovani: la creazione di nuovi modelli di business, di organizzazione politica, di formazione scolastica… La prima prova che dovranno affrontare sarà quella di riuscire a organizzare le loro energie, incanalare quella forza che ora stanno dimostrando nelle azioni di protesta.

Le cause della crisi attuale?

La crisi che stiamo fronteggiando non si spiega solo con gli ultimi avvenimenti, perché è anche conseguenza di fattori precedenti, come per esempio il ricorso a tecnologie e sistemi ormai obsoleti. Per recuperare competitività sui mercati, sono necessarie più iniziative, da una riforma del sistema bancario fino a una ridefinizione dei budget di spesa...

Come finirà la crisi?

La prima mossa sta nel promuovere la crescita come obiettivo fondamentale. Una politica che pensa solo ai tagli non può essere la chiave per la ripresa. Attenzione, però: la strategia vincente sta nell’abbinare la crescita con la sostenibilità, rivalutando quei modelli che ancora sono validi, come l’economia sociale di mercato, che garantisce sia la libertà di scambio sia la giustizia sociale. Necessario poi ripensare i vecchi programmi, tenendo presenti le trasformazioni portate dalla new economy, dalle nuove tecnologie di comunicazione… purtroppo, al momento, i governi sembrano poco reattivi nell’adottare quelle misure che potrebbero portarci al cambiamento, come per esempio modernizzare le infrastrutture: iniziative che porterebbero milioni di nuovi posti di lavoro.

Che consigli darebbe a un giovane di 20 anni che deve inventare il suo futuro? E a una persona di 50 anni?

Ai più giovani, consiglierei di ispirarsi a Internet e al suo schema, basato sulla condivisione, la collaborazione, la novità che ha portato nelle comunicazioni e nell’informazione. Le energie rinnovabili sono lo scenario dei nostri prossimi anni: lì sono le maggiori opportunità. Agli altri invece consiglierei di leggere il mio ultimo libro, La terza Rivoluzione industriale: numerosi gli spunti che potranno trovarvi per ripensare il loro percorso».

Lei parla di cooperazione. L’Italia ha una grande rete di Pmi: come superare gli interessi individuali?

I costi dell’energia tradizionale sono sempre più pesanti nei budget delle Pmi: tutto il denaro speso per l’energia necessaria alla produzione al trasporto alla distribuzione, dovrebbe essere impiegato in modo più efficiente. Eppure l’Italia potrebbe essere considerata per le energie rinnovabili quello che l’Arabia è per il petrolio, perché nella vostra nazione sono disponibili tantissime risorse: sole, vento, energia geotermica… La parola chiave sta nella cooperazione proprio come la forza della Rete digitale sta nella connessione di milioni di computer. In Italia, la creazione di una rete di piccole e medie imprese potrebbe fare la differenza: la somma degli sforzi di tante aziende, unite dalla volontà di riconvertire le loro strutture con le energie rinnovabili, farebbe riguadagnare competitività al vostro Paese su scala mondiale. Attenzione però: anche le vostre banche dovrebbero collaborare tra loro e pensare a nuove forme di prestito dedicate alla green economy. Così sarebbe possibile dare alle imprese i mezzi necessari alla produzione di energia verde. Insomma, c’è bisogno di un piano che organizzi istituti di credito, aziende, programmi energetici. Pensateci. Con Internet l’informazione è stata democratizzata: negli anni a venire sarà la volta della democratizzazione dell’energia. Ci sono milioni di euro in fondi stanziati dall’Unione europea che ogni anno sono inutilizzati. E le banche italiane hanno ancora a disposizione capitali da investire.

i 5 pilastri della rivoluzione industriale

1. Il passaggio alle fonti di energia rinnovabili.

2. L’installazione, in ogni edificio, di impianti di energia rinnovabile.

3. L’adozione dell’idrogeno e di altre tecnologie per immagazzinare le fonti rinnovabili, in modo da conservare l’energia intermittente.

4. L’uso della tecnologia Internet per trasformare la rete elettrica in un circuito di condivisione dell’energia che funzioni come Internet: così, chi genera un surplus di energia può venderlo alla rete, in modo da condividerla con tutti.

5. L’uso di veicoli ibridi, elettrici, a celle a combustibile che possano acquistare e vendere energia attraverso la rete interattiva.

Identikit

Jeremy Rifkin, 66 anni, economista americano e futurologo, ha creato nel 1977 la Fondazione per i trend economici (www.foet.org) che studia i cambiamenti nell’economia e il loro impatto sull’ambiente, i cambiamenti climatici, la società e la cultura. Da oltre 30 anni è relatore in conferenze organizzate da università, istituti governativi, aziende multinazionali e organizzazioni civili. È stato consulente dei premier di Spagna, Germania, Francia, Portogallo e per il Consiglio dell’Unione europea. È docente presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Nel 2008, con il Ministero dell’Ambiente italiano e la Regione Puglia, ha creato un progetto triennale di cinque milioni di euro per la costruzione di distributori di idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili locali, metano e idrometano. Ha scritto 21 libri.

Maria Spezia, Millionaire 1/2012

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