Come nasce un’idea brillante: step per allenare la creatività

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La creatività non conosce limiti: abbraccia e dona vitalità a tutti i campi possibili e immaginabili. Non è detto che sia utile solo per trovare un’idea geniale che ti permetta di guadagnare milioni.

Chi lavora con l’artigianato, ad esempio, giorno dopo giorno ha bisogno di avere nuove idee per stuzzicare i propri clienti; così come il capo di una piccola azienda che desidera migliorare costantemente il proprio prodotto.

Ma qual è il processo per cui nasce un’idea? Come si sviluppa la creatività?

Una storia vera

Cominciamo con una storia. Il nostro protagonista è un uomo che ha sempre desiderato essere creativo:

Sono cresciuto con la fame di fare qualcosa di creativo, per distinguermi

Per lui la creatività era una sorta di magico codice genetico con il quale o nasci, oppure non se ne fa nulla. Una passione sviluppata sin da bambino: all’età di 8 anni, cominciò a saggiare tutte le arti, una dopo l’altra, per capire se era dotato di un qualche dono.

Alla fine, diventò giornalista. Ha passato molti anni a raccontare storie alle altre persone, ma non era pienamente soddisfatto:

Ho avuto un certo successo, ma raramente mi sono sentito davvero creativo

Sentiva di non stare dando il meglio che poteva, perché aveva scelto il campo sbagliato in cui spendere le proprie energie. Lo ha capito davvero, però, solo dopo aver frequentato un seminario di pittura per 5 giorni.

Quando l’insegnante vide il suo autoritratto realizzato alla fine del primo giorno di lezioni sorrise:

Il tuo sviluppo artistico sembra essersi arrestato intorno ai sei anni

Un giudizio forte, ma che conteneva una prospettiva esaltante:

Non è un problema di mancanza di abilità, quanto piuttosto di allenamento

Come funziona il nostro cervello?

Prima di scoprire il finale della storia, vediamo quali sono i meccanismi che scattano nel cervello quando cerchiamo di creare qualcosa di innovativo. Questo ci aiuterà a capire come fare a sviluppare al meglio il nostro muscolo della creatività.

Sin dai nostri primi anni di età, a scuola c’insegnano a sviluppare le capacità logiche, linguistiche e razionali: tutte aree di pertinenza dell’emisfero sinistro del nostro cervello, che è orientato agli obiettivi e impaziente di arrivare a conclusioni concrete.

L’emisfero sinistro dà un nome a tutti i nostri obiettivi per ridurli in step più immediati e semplificarli. Un naso, ad esempio, è un oggetto che tutti conosciamo: quando qualcuno ci chiede di disegnarne uno, noi recuperiamo il simbolo per la parola “naso” dalla nostra memoria, lo riproduciamo e andiamo avanti.

L’emisfero destro, per contrasto, è visuale piuttosto che verbale. È capace di andare a fondo nelle cose in maniera più profonda e arguta, immergendosi nella realtà in maniera molto più significativa e completa.

Il personaggio della nostra storia, quando ha imparato questo primo passo, è stato in grado di disegnare ciò che vedeva con molta più naturalezza:

Alla fine del workshop, ero in grado di produrre un auto-ritratto davvero simile a me stesso ed era sorprendentemente realistico. Dopo diversi mesi di allenamento, sono stato in grado di dipingermi con un significativo grado di competenza, e anche di espressività. Ho cominciato davvero a imparare un modo di comunicare tutto nuovo, un linguaggio non verbale.

Il personaggio della nostra storia si chiama Tony Schwartz e ora dedica tutto il proprio tempo – al lavoro, ma anche come scrittore – ad aiutare le persone a dare il meglio di sé.

Come nasce un’idea: 4 step

Facciamoci aiutare, allora, da lui a migliorare la nostra creatività. Prima di tutto, è importante comprendere come funziona il nostro cervello: il pensiero creativo si muove avanti e indietro tra l’emisfero destro e quello sinistro. Vediamone i quattro passaggi fondamentali.

Saturazione. Dal momento in cui un problema o una sfida creativa sono definiti, il primo passo della creatività è quello di attivare la parte sinistra del cervello, paradossalmente. I pensieri della persona sono totalmente assorbiti da quello che già si conosce: ogni azione creativa si regge, inevitabilmente, su tutto ciò che abbiamo vissuto sinora. Per un pittore, questo può significare studiare dai maestri.

Dopo aver recuperato tutto quanto in nostra conoscenza, occorre seguire questi step: selezionare, valutare, organizzare, tracciare un piano generale e assegnare priorità.

Incubazione. Il secondo passo della creatività comincia quando ti allontani dal problema, in particolar modo quando il tuo emisfero sinistro non è in grado di risolverlo. L’incubazione implica che tu cominci a rimuginare sulle cose, spesso anche inconsciamente.

Fare esercizio, ad esempio, può essere un ottimo modo per attivare il tuo emisfero sinistro, per trovarvi nuove idee e soluzioni.

Dopo aver scritto per 90 minuti, ad esempio, la cosa migliore che possa fare per dare una spinta al mio cervello, è andare a correre spiega Tony

Illuminazione. C’è un momento nel processo creativo ben identificato dall’accendersi di una lampadina: il momento in cui il nostro cervello ha un’illuminazione, un’idea brillante, anche se incipiente. Un istante spontaneo, intuitivo, non richiesto. Non esiste un metodo perfetto per raggiungere questo momento, ma una strada per stimolarlo c’è.

Dove sei quando ti vengono le migliori idee? – prosegue Tony – Non credo sia mentre te ne stai seduto alla scrivania, o mentre stai cercando di allenare la creatività in maniera conscia. Piuttosto, è quando cerchi di riposare il tuo emisfero sinistro, e fai qualcos’altro, qualunque cosa: fare esercizi, fare la doccia, guidare o anche dormire.

Dopo che hai raccolto tutte le informazioni necessarie per affrontare un problema o un dubbio creativo e le hai lasciate “a macerare” nel tuo cervello per qualche tempo, quando meno te l’aspetti arriverà l’idea luminosa.

Proprio perché non hai idea di quando potrà avvenire l’illuminazione, ti consiglio di portarti sempre dietro un taccuino (o anche uno smartphone) in cui segnarti tutte le idee brillanti. Non hai idea di quante ne abbia perse perché camminavo in strada verso l’ufficio e, dopo aver sfruttato l’emisfero sinistro tutto il giorno al lavoro, le ho completamente dimenticate.

Verifica. L’ultimo stadio della creatività: il momento in cui torna in campo l’emisfero sinistro. In questo step, metti alla prova e testi la tua idea brillante, confrontandola con la realtà e cercando di adattarla al meglio, affinché funzioni davvero. Gli scienziati lo fanno in laboratorio, per prove ed errori. Gli scrittori trascrivendo una visione in parole.

Conclusioni

Per nutrire la tua creatività intenzionalmente è importante che tu comprenda come funziona. Può capitare che gli step che abbiamo visto subiscano modifiche imprevedibili o che si accavallino gli uni agli altri.

Eppure, tenerli sempre a mente mi aiuta a capire dove sono nel processo creativo e comprendere come arrivare dove ho bisogno di andare.

Ti è piaciuta la storia di Tony? Trovi utili i suoi consigli?

 

Gennaro Sannino

(Autore immagine LaurMG)

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2 Commenti

  1. secondo me manca un pezzo prima della saturazione, ossia l’individuazione del problema, cosa per nulla banale. E’ tutto frutto dello spirito di osservazione?

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