«Così ho portato in Italia il bike sharing dei cinesi»

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Da manager a imprenditore. Dalla Cina con Mobike. Storia di Alessandro Felici, 47 anni e tre punti di forza: una ricca rete di relazioni, conoscenza del mercato cinese e grande capacità di vedere “oltre”

Romano, laureato in Economia, 10 anni come manager alla Procter & Gamble, un’esperienza altrettanto lunga alla Heinz Italia, di cui diventa presidente e amministratore delegato». Poi la società viene venduta e lui riceve una ricca buonuscita. E si concede un periodo di tranquillità.

Ma dopo sei mesi torna in pista… «Nell’esperienza precedente mi ero costruito un network di contatti in Cina. E avevo individuato nell’e-commerce cinese il mercato in assoluto più in crescita. Così ho messo insieme questa opportunità con i miei contatti e il sogno di fare l’imprenditore. Fondo Evlonet, società che distribuisce in Cina prodotti internazionali. Ho costituito la società con un partner cinese, sono partito da zero. Oggi il fatturato è di 30 milioni e siamo in utile».

Un’impresa non le bastava… «Durante un viaggio di lavoro in Cina, noto le bici arancioni di Mobike. Mi colpiscono per la loro caratteristica del free floating, flusso libero: le puoi prendere e lasciare dove capita, senza essere vincolati a postazioni o parcheggi. Ma le noto anche per il design: le fotografo come farebbe un turista, scarico l’App. Ma poi, ripensandoci, mi dico: perché non lanciarle anche in Italia?».

Come è riuscito a portare le Mobike nel nostro Paese? «Il primo pensiero è stato che la App e le bici erano già perfette così: perché perdere tempo e denaro a tentare di copiarle? Quello su cui si doveva lavorare perché l’idea funzionasse in un altro mercato erano comunicazione e logistica. Così contatto l’azienda. Ritrovo una persona con cui ho lavorato in passato. Ci troviamo subito sulla stessa lunghezza d’onda. Ottenere la fiducia dei cinesi è molto difficile, ma quando la ottieni il più è fatto. Partiamo con l’idea di un esperimento: 1.000 bici e vediamo come va.

E come è andata? «Il successo è tale che non riusciamo a stargli dietro. Oggi abbiamo 15mila biciclette in una decina di città. Il 10% degli abitanti si è iscritto e ogni giorno i nostri utenti in Italia percorrono 40mila km. Con noi, fra collaboratori diretti e indiretti, lavorano un centinaio di persone».

Un’ottima partnership, ma ancora manca un accordo scritto. «Esatto! Tutte le volte in cui ci riuniamo per discuterne, qualcuno dice: “Sì, ma parliamo prima 5 minuti del business”. Poi del business si parla per sei ore e la firma slitta. Del resto sono loro ad aver sostenuto la maggior parte dell’investimento. E poi le cose vanno bene: l’Italia è l’unica “filiale” non gestita direttamente dalla Cina. Ed è quella che va meglio».

Punti di forza? «Le nostre bici sono studiate per il bike sharing e si distinguono per design e tecnologia. Nel settore, i risultati sono dovuti al 30% dalla maneggevolezza, al 30% dalla gestione del servizio (software, recupero, posizionamento) e al 30% dal supporto delle autorità comunali. La nostra bicicletta arriva a costare anche il doppio di alcuni competitor. Il team operativo è centralizzato in Italia».

Problemi con furti e vandalismo? «Queste problematiche le avevano previste nel conto economico, ma i numeri avuti finora sono per fortuna al di sotto delle previsioni. La bicicletta nel naviglio o quella sull’albero si possono recuperare. Il vero problema è il brutto tempo. In una giornata di sole, il business aumenta anche del 300%».

Prossimi traguardi di Mobike? «Continuare a innovare. Stiamo facendo dei test sulle bici elettriche che lanceremo nel 2019. Siamo convinti che le biciclette a pedalata assistita possano superare criticità come i tratti in salita e le giornate più calde. Per la pioggia facciamo più fatica a trovare soluzioni… Il business funziona bene in centro, dove le bici hanno un alto tasso di rotazione, mentre in periferia in alcuni casi sono in perdita. È fondamentale il sostegno delle amministrazioni comunali. Non siamo ancora in utile, ma le prospettive sono incoraggianti».

Tratto dall’articolo «Così ho portato in Italia il bike sharing dei cinesi» pubblicato su Millionaire di giugno 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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