Cristian Fracassi: «Dopo le maschere respiratorie, voglio portare le stampanti 3D nei Paesi lontani che ne hanno bisogno». E lancia una raccolta fondi: «Insegnerò a utilizzarle»

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isinnova

«Le maschere da snorkeling hanno conquistato il mondo, ma ora stiamo ricevendo richieste da Paesi, dove la stampa 3D non è così diffusa. La soluzione? Inviare loro stampanti 3D per poter risolvere oggi il problema del Covid e domani tutti gli altri problemi. Per questo stiamo lanciando una raccolta fondi, completamente trasparente, destinata ad Onlus che istituiranno un comitato di vigilanza per monitorare il progetto» spiega Cristian Fracassi, l’ingegnere di Brescia, che tutto il mondo ci invidia e che per primo ha stampato una valvola in 3d per respiratori.

«Sentivo un senso di insoddisfazione»

L’idea? «Un giorno un allenatore disse: “Non è il carico che ti fa cadere a terra, è il modo in cui lo porti” (Lou Holtz). Aveva ragione, e vale per ogni tipo di partita. Noi stiamo giocando quella più importante della nostra vita: abbiamo realizzato la valvola Venturi, abbiamo lanciato il progetto che permette di modificare la maschera da snorkeling in respiratore. Abbiamo provato a fare la nostra parte. Nonostante questo, ci è rimasta una fastidiosa sensazione di incompletezza. E allora ci siamo chiesti: “Che cosa manca? Perché avvertiamo questo fastidioso senso di insoddisfazione?»

I numeri: 30mila maschere da snorkeling trasformate in respiratorie sono in uso in Brasile, 30mila in Francia, 12mila in Italia. 50 ospedali nel nostro Paese stanno usando le maschere della Decathlon. Il file di Isinnova con le istruzioni per questo processo è stato scaricato su YouTube più 2 milioni e 500 volte. Tutto il mondo ha risposto, ma ora resta il problema nei Paesi lontani dalla stampa 3D. E Cristian Fracassi ha già pensato a una soluzione.

«I missionari mi chiedevano pezzi. Perché non insegnare loro a stamparli»

«Mi hanno scritto i missionari di Mozambico, Congo, Egitto, Marocco, Uzbekistan. Ci chiedevano pezzi, valvole stampate in 3D.  Così abbiamo pensato di inviare direttamente le stampanti 3D. Il loro impiego non si limiterà all’emergenza, ma è un investimento per il futuro. Cosi è nata l’idea di una raccolta fondi per spedire le stampanti 3D. Inseriremo tutti i file per stampare la valvola 3D, i tutorial su come sostituire i pezzi, kit con i pezzi di ricambio. Metteremo mascherine, guanti e 3 bobine di filo. Dovranno solo attaccare la spina, schiacciare il tasto On e iniziare a stampare» ci racconta Fracassi, parlando di un progetto a lungo termine.

 

La raccolta fondi su GoFoundMe

La raccolta lanciata su GoFoundMe, una piattaforma che raccoglie fondi da tutto il mondo, ha come obiettivo raccogliere 20mila euro. «Questo è il sito: gofundme.com/f/isi3d4-the-future. Tra le Onlus a cui arriveranno i fondi: Caritas Diocesana di Brescia, Servizio Volontariato Internazionali, Medicus Mundi».

Il nostro sogno? Oggi i Paesi dell’Africa useranno le nostre stampanti per stampare valvole e mascherine, ma domani finita l’emergenza potranno usarle per altri bisogni e stampare quello che serve. Se il Congo avrà bisogno di una scarpetta ortopedica o il Mozambico di una stecca per tenere dritto un dito se la potranno stampare. Abbiamo seguito il motto che dice

«Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita»

«Creeemo una piattaforma e la riempiremo di tutorial, e corsi online per imparare a stampare in 3D» Intanto Google ha realizzato un video con i “Grazie” per chi ci sta aiutando. E Cristian e la sua maschera sono anche qui tra i nuovi eroi di questa era.

#lastoriacontinua

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