E ora coworking

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Scrivania in affitto. C’è chi la prenota per lavorare qualche giorno al mese e chi la offre per arrotondare. Lanciato in California, l’ufficio condiviso arriva in Italia

Franco è un programmatore, sempre in giro fra un cliente e l’altro. Solo in alcuni giorni ha bisogno di un ufficio tutto suo. Arianna ha un blog molto seguito. Di solito scrive da casa, ma le capita di volersi concentrare lontana da cani e bambini. Stefano è un fotografo tedesco, senza fissa dimora né ufficio. E gli Internet point gli vanno stretti. La risposta alle loro esigenze, come a quelle di moltissimi altri, sta nel coworking. Il termine deriva dall’inglese e significa “lavorare insieme”. In pratica, si tratta di condividere l’ufficio con altre persone, senza diminuire l’autonomia. Il coworking è stato lanciato in California nel 2005 dall’informatico Brad Neuberg (http://codinginparadise.org), stanco di inventare i suoi programmi sul divanetto di uno Starbucks. Da allora si è diffuso a macchia d’olio. Anche in Italia. I vantaggi? Per tutti.

«Chi “affitta” la postazione in un ufficio esistente ha benefici in termini di flessibilità (può fermarsi anche un solo giorno) e portafogli (spende 10 euro per un giorno, 50 per tre). I titolari dell’ufficio messo in affitto hanno invece una fonte di guadagno in più» spiega Massimo Carraro, copywriter e antesignano del coworking in Italia.

«Tutto comincia a Milano nell’aprile 2008, quando nell’agenzia di comunicazione Monkey Business fondata con Laura Coppola, si liberano delle postazioni. La sede di via Ventura ci piaceva molto, ma i 140 mq erano sovradimensionati per noi e l’affitto pesava troppo sui nostri bilanci. Alla ricerca di soluzioni, ho navigato on line e ho scoperto la formula del coworking. Così ho creato un blog e trovato subito adesioni. Mi sono reso conto che l’esigenza di avere una postazione per un breve periodo era molto sentita» continua Carraro. Attualmente, in via Ventura si contano tre postazioni fisse e nove disponibili per coworker.

Da Milano a Bologna. Qui cinque 30enni hanno rilevato un open space ribattezzato Pillola 400 e offrono spazi per lavorare ai professionisti. Postazioni individuali, Internet, scanner, stampanti, tavoli tecnici. E un tavolone per lavorare tutti insieme. Ma chi ha bisogno di un ufficio a tempo? «Abbiamo ospitato le figure professionali più varie, dai commerciali agli analisti finanziari. Questa formula è ideale per chi viaggia spesso, per chi ha bisogno di una sede solo per pochi giorni al mese. Ma anche per chi è all’inizio dell’attività e non se la sente di impegnarsi con un normale contratto di affitto commerciale, che prevede la formula di sei anni più altri sei» aggiunge Carraro. Ma la ragion d’essere del coworking prevede di mettere in comune non solo risorse “fisiche”, ma anche (e soprattutto) immateriali: c’è una condivisione di contatti, competenze, know-how. E i guadagni per chi mette a disposizione i locali da condividere? «È un’attività sostenibile: ha costi bassi, ma anche guadagni limitati. Va benissimo se integrativa dell’attività già svolta nei propri locali, non se è l’unica» specifica Carraro.

Il coworking di via Ventura ha subito suscitato un grandissimo interesse, con richieste da varie città di replicare la formula. È nato così il Coworking project, che in meno di un anno ha “affiliato” 28 centri di coworking in 14 città (ma 11 sono concentrati a Milano e cinque fra Roma e Torino http://coworkingproject.com).

«Per un contributo che parte da 150 euro all’anno (e arriva a 300 nel caso di ulteriori servizi di comunicazione virale), diamo l’uso del marchio registrato, il nostro know-how, il contratto, del materiale promozionale stampato e due pagine sul nostro blog. Chiediamo la disponibilità di uffici a norma e una Partita Iva. La nostra proposta non si rivolge ai privati. Mettiamo un tetto alle tariffe: non oltre 300 euro al mese a postazione. Oltre a ciò, non c’è alcun obbligo. Concorrenza? No, collaborazione piuttosto. L’importante è farsi conoscere e il network in questo aiuta» conclude Carraro. E il coworking può anche essere utile per stringere dei legami professionali interessanti. Prova ne è che ognuno, appena arriva, fa il giro con il suo biglietto da visita. E da cosa nasce cosa…

Io prendo in affitto

«Spendo meno, lavoro meglio»

Giuseppe Gentileschi, 40 anni, è consulente finanziario e docente. A un ufficio in proprio ha preferito la formula coworking. «Ho cercato un ufficio per conto mio. Ma a Milano in zona est non si spendono meno di 1.000 euro al mese per il solo affitto. A questo vanno aggiunti utenze, arredi… Per di più, ci sono lunghi periodi in cui tengo dei corsi e non ho quindi bisogno di andare in ufficio tutti i giorni. La formula coworking è l’ideale: più flessibilità, costi contenuti e la possibilità di lavorare in un ambiente dinamico. Senza contare la chance di fare incontri interessanti: ultimamente, una persona conosciuta in ufficio mi ha presentato un potenziale cliente. In genere, lavoro una media di 10-12 giorni al mese nel coworking. Certo, potrei lavorare da casa, ma la mattina uscire e staccare è fondamentale: ho una figlia di otto anni e, quando sono a casa, mia moglie prova sempre ad affidarmi una lunga serie di incombenze familiari».

Io affitto

«Organizzo un centro di professionisti e arrotondo»

Mariagabriella Mattia, di Corato (Ba), per anni si è occupata di finanza e controllo per l’impresa di famiglia (nel settore agroalimentare). Poi, l’anno scorso, ha mollato tutto e si è rimessa in gioco. Il suo obiettivo? Svolgere la professione di commercialista revisore dei conti. «Mica facile, in effetti. Non tanto per la crisi, quanto per il fatto che in azienda ero abituata a lavorare in team. E qui sono da sola. Perciò ho pensato al coworking» spiega lei. Dopo una ricerca on line, Mattia viene a conoscenza del network milanese Coworking project e si affilia. «Oltre alla notorietà del marchio, ci sono anche vantaggi di tipo economico. La possibilità di avere spazio su Internet. Avevo fatto fare dei preventivi per un sito tutto mio e le proposte più convenienti erano intorno a duemila euro». L’ufficio nel centro di Corato, grossa cittadina molto vivace, prevede sei postazioni da destinarsi a coworker e un’ampia sala riunioni che può contenere fino a 30 persone (16, se con un piano d’appoggio a testa). «Ho fatto un business plan: affittando due postazioni per almeno due anni, rientro delle spese. Le altre quattro, le posso affittare anche a giovani professionisti. Nella sala riunioni si possono organizzare presentazioni e videoconferenze. Il mio obiettivo è riunire professionalità diverse (avvocati, notai, consulenti del lavoro…) in modo che qui le aziende trovino le risposte a tutte le loro esigenze» prosegue la professionista pugliese. Ma come farsi conoscere? «La promozione è fondamentale. Ho in mente molti eventi per sensibilizzare colleghi e clienti. Il primo l’abbiamo chiamato “Provocazioni manageriali”, un salotto per commentare insieme un libro a tema management e impresa. Coinvolgerò enti, aziende, consulenti» conclude Mariagabriella Mattia. Le tariffe (250 euro per un mese, 100 euro per una settimana), comprendono un servizio di segreteria.

INFO: Giulia’s Hub, via Duomo 6, Corato (Ba), http://coworkingproject.com/corato-bari giuliashub@gmail.com

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Non solo uffici, ma anche case, automobili, acquisti, letti… Guida a tutto ciò che può essere condiviso

> Cohousing

Insediamenti composti da abitazioni private corredati da ampi spazi destinati all’uso comune (laboratori, orti, palestre, biblioteche, sale ritrovo…). A essere in comune possono poi essere messi vari servizi dal baby sitting al segretariato. Di solito, una comunità comprende da 20 a 40 famiglie. Il cohousing è nato in Danimarca alla fine degli anni Sessanta e da lì si è diffuso negli Stati Uniti e in Europa. Oggi conta un migliaio di insediamenti. INFO: www.cohousing.it e http://retecohousing.org

Da leggere:

› Social housing, di Michelina Venditti (FrancoAngeli, 19 euro).

› Comunità di famiglie. Cohousing e nuove forme di vita familiare, di Donatella Bramanti (FrancoAngeli, 18 euro).

> Car sharing

Condivisione delle auto. Si tratta di un servizio che permette di utilizzare l’auto solo quando necessario e pagare a tempo e/o km percorsi. In Italia esiste Ics, Inizitiva car sharing, una struttura di coordinamento delle iniziative locali di car sharing (attivo in una quindicina di città). INFO: www.icscarsharing.it

> Gruppi di acquisto

Da segnalare poi l’esistenza di gruppi d’acquisto solidale, che consentono di acquistare insieme ad altri prodotti all’ingrosso (in genere provenienti da produttori attenti all’ambiente e/o da zone svantaggiate del mondo) da ridistribuire. INFO: www.retegas.org

Da leggere: Gasp. Gruppi di acquisto solidale e partecipativo, Punto Rosso, 6 euro.

> Bed sharing

Condivisione di un divano o di un posto letto. In sintesi, si tratta di una nuova modalità di turismo: si mette a disposizione un posto letto nella propria abitazione entrando così in un circuito. E usufruendo a propria volta dell’ospitalità in altre città. In Italia, si segnala l’iniziativa Bed Sharing. INFO: www.bedsharing.org

Lucia Ingrosso

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