Elizabeth Holmes, la giovane promessa della Silicon Valley che rischia 20 anni di carcere per truffa

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Foto di Max Morse per TechCrunch da Wikimedia Commons

È iniziato ieri a San Jose, in California, il processo a Elizabeth Holmes, «uno dei più attesi della Silicon Valley». Così lo ha definito il New York Times. L’imprenditrice, 37 anni, prometteva con la sua Theranos un metodo rivoluzionario per le analisi del sangue. Ora è accusata di frode e rischia fino a 20 anni di carcere.

L’idea: le analisi da una goccia di sangue

Tutto inizia nel 2003. Elizabeth ha 19 anni, frequenta il primo anno di chimica a Stanford. Partecipa a un programma universitario al Genome Institute di Singapore. Lì ha l’intuizione: perché non creare un test più rapido e meno costoso dei tradizionali. Niente più prelievi e lunghe attese. Basta un piccolo foro sul dito e una goccia di sangue per avere informazioni sul proprio stato di salute (e rilevare oltre 200 malattie) in poche ore. Così la giovane studentessa abbandona l’università e utilizza i soldi destinati ai suoi studi per fondare Theranos.

Una “Steve Jobs” al femminile

L’azienda attira subito l’attenzione degli investitori: l’idea sembra rivoluzionaria e scalabile. Ci credono il venture capital Draper Fisher Jurvetson, il Ceo di Oracle Larry Ellison, poi la famiglia Walton di Walmart, il magnate dei media Rupert Murdoch e molti altri grandi nomi.
Alla fine del 2004, Holmes aveva già raccolto 6 milioni di dollari. Gli investimenti, in circa 15 anni di attività, superano il miliardo (secondo crunchbase). Nel 2015, all’apice della sua ascesa, Theranos è valutata 9 miliardi. E Holmes, allora 30enne, è consacrata da Forbes come la più giovane imprenditrice miliardaria self-made, con un patrimonio di oltre 4 miliardi. «Abbiamo l’opportunità di fare del bene nel mondo» diceva lei (maglioni neri a collo alto ispirati a Steve Jobs) in quegli anni, facendo sognare investitori e media.

Le accuse

Le prime crepe emergono nell’autunno del 2015. Un’inchiesta del Wall Street Journal mette in evidenza che il metodo e il macchinario usati da Theranos sono inefficaci e inaccurati. La maggior parte dei campioni di sangue venivano in realtà analizzati nei tradizionali laboratori. Arrivano così le prime denunce. Holmes nega ogni accusa. «Questo è quello che succede quando lavori per cambiare le cose: prima pensano che tu sia pazzo, poi ti combattono, e alla fine tu cambi il mondo» si difende lei in tv.

Nel 2018 l’imprenditrice è costretta a pagare una maxi multa dopo la causa per frode intentata dalla Sec, l’autorità che vigila sulla Borsa negli Stati Uniti. Quello stesso anno Theranos chiude. La procura di San Francisco, dopo un’indagine durata due anni, la accusa di aver truffato (insieme all’ex socio Ramesh “Sunny” Balwani) gli investitori, medici e pazienti. Il processo è iniziato ufficialmente il 31 agosto con la scelta dei giurati. Ieri si è aperto il dibattimento. In aula c’era anche Elizabeth Holmes. Sulle sue promesse, e le presunte truffe, negli ultimi anni sono stati realizzati libri, podcast, documentari (l’ultimo, The Inventor, è del 2019).

Una saga di arroganza e inganno

Secondo i pubblici ministeri, negli anni di attività l’esposizione mediatica di Theranos e della sua Ceo, che si proponeva come una Steve Jobs al femminile, ha contribuito a creare una falsa immagine dell’azienda. «Theranos ha abbagliato la Silicon Valley» scrive oggi il Guardian. In seguito, «la sua caduta è diventata un ammonimento sulla macchina pubblicitaria della Valley». Il processo segnerà la fine di «una saga di arroganza, ambizione e inganno» ha scritto il NYT.

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