Elon Musk, imprenditore del secolo: da PayPal a Marte (da zero a miliardario)

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Dublin, Pictured at the The Web Summit 2013, RDS. Photo by Dan Taylor/Heisenberg Media

È diventato ricco con PayPal, lancia razzi nello spazio (low cost), produce auto elettriche Tesla, vuole portare l’umanità su Marte e ora ha inventato Solar Roof, le tegole fotovoltaiche che si mimetizzano, opache e belle. E ha fatto tutto da solo. A 20 anni poteva spendere un euro al giorno. A 27 Elon Musk era milionario. L’imprenditore sudafricano è considerato il nuovo Steve Jobs, incoronato da tutti imprenditore del XXI secolo. Oggi Musk ha 45 anni e il suo patrimonio personale ammonta a 11 miliardi e mezzo di dollari.

Quando era un ragazzino leggeva anche due libri al giorno. Ma l’illuminazione per la sua vita e la sua impresa gli arrivò soltanto con la Guida galattica per autostoppisti, il capolavoro di Douglas Adams. “Perché quel libro mi ha insegnato che nella vita la cosa più difficile da trovare sono le domande giuste da porsi”. Elon Musk, sudafricano, 45 anni, cofondatore di PayPal, e di Tesla Motors, produttrice di auto elettriche, oggi punta allo spazio. Denaro di famiglia? Zero. Il denaro di Musk ha una sola origine: il duro lavoro.

Gli inizi sono da manuale: figlio di una modella canadese e di un ingegnere che gli trasmette l’amore per la tecnologia, da bambino Musk ama la fantascienza e i computer. A 10 anni, risparmiando sulla paghetta e convincendo il padre a dargli altri soldi, si compra un computer e dei libri per imparare la programmazione di software. In poco tempo crea due videogame. «A quel punto ho capito che avrei potuto guadagnarci su: così li ho venduti. Non ho guadagnato molto, ma avevo 12 anni e per un bambino alcune centinaia di euro erano tante. Così ho imparato la mia prima lezione: se fai qualcosa che le persone vogliono, saranno disposti a pagarti» ha raccontato Musk. Dopo una serie di lavoretti svolti con l’obiettivo di aumentare il suo gruzzolo, dalla consegna mattutina di giornali fino alla compravendita di azioni della Borsa sudafricana all’età di 15-16 anni («Ero riuscito a triplicare il mio capitale quando decisi di lasciar perdere perché non mi piaceva»), a 17 anni Musk lascia il Sudafrica. Non vuole prestare servizio militare in una nazione ancora dominata dall’apartheid. Si sposta in Nord America, nella culla dell’avanguardia tecnologica, dove il passaporto canadese della madre gli dava libero ingresso.

«Non spendere più di quanto possiedi»All’università di Kingston, nella regione dell’Ontario, si paga gli studi con un lavoro part time e ha a disposizione meno di un euro al giorno. Ma ha talento da vendere. Così vince una borsa di studio alla prestigiosa Wharton School of Business di Philadelphia, che gli permette di non pagare la retta di 30mila euro l’anno. Dopo aver conseguito un primo diploma universitario in Economia e un secondo in Fisica, Musk individua i tre settori che più lo interessano: Internet, energia pulita, spazio celeste. Entra all’università californiana di Stanford, ma dopo solo due giorni di frequenza al Dottorato in Fisica dell’energia molla tutto per fondare, col fratello Kimbal Musk, l’azienda Zip2. «Avevo poche migliaia di euro, mio fratello invece ne aveva un po’ di più. Affittammo un ufficio minuscolo a Palo Alto per 200-270 euro al mese e comprammo dei futon che trasformammo in divani letto: di giorno erano una specie di spazio riunioni, di notte ci dormivamo. Per fare la doccia andavamo all’associazione Ymca, a pochi isolati. Tirammo avanti così per molto tempo, fino a quando trovammo un finanziatore. Questa è stata la seconda lezione che ho imparato nella vita: quando si è agli esordi, è necessario avere un budget ridicolmente basso e non spendere più di quanto si possiede». Ma c’è di più. Dopo aver cercato di proporre mappe alle Pagine gialle, Musk si accorge che il mondo dell’editoria è ancora lontano dal Web. Da lì l’idea di offrire alle maggiori testate la creazione di siti di appeal: un’intuizione che in breve conquista i nomi più famosi della stampa, tra cui il New York Times. Nel giro di quattro anni, Musk vende la società e realizza circa 200 milioni di euro in contanti. La sua quota personale ammonta al 7%, pari a 15 milioni circa.

Voglio lasciare un segno nel Web
«Era il febbraio 1999, ero soddisfatto, ma sapevo che potevo fare meglio» dichiara Musk. L’exploit della vendita attira l’attenzione di molti investitori, tra cui quelli della nota società Sequoia Capital, che versa 17 milioni di euro per permettere a Musk di creare con X.com, una banca online. L’offerta è vantaggiosa – chi apre un conto online riceve 13 euro che può incassare a ogni Bancomat – e nel giro di un paio di mesi Musk conta già 100mila clienti, cioè quasi quanto il suo principale concorrente. Ma la sicurezza delle transazioni è già un problema. Musk si accorge che pirati informatici sono riusciti a compiere trasferimenti illegali di denaro con X.com. Dopo qualche settimana di grande incertezza sul destino aziendale, la soluzione: acquista, nel marzo 2000, la società Confinity che ha creato il sistema di transazione di denaro PayPal, ma ne cambia il concept. Il suo nuovo modello di business, basato su una massiccia promozione virale via email e una fatturazione sui soli venditori con i maggiori guadagni si basa su due strategie finanziarie. In primo luogo, le tariffe di PayPal sarebbero state più basse di quelle dei concorrenti: un vantaggio ottenuto spingendo i clienti a pagare con crediti PayPal anziché con carta di credito, così da evitare le spese aziendali per le commissioni bancarie. Altro punto fondamentale, un tasso di interesse vantaggioso per i clienti. «Se non lo offri, i clienti trasferiscono subito i crediti PayPal nel conto corrente bancario. Con un tasso di interesse competitivo puoi guadagnare circa fino all’1% annuo netto. Confronta il guadagno dell’1% nel corso di un anno con l’incasso immediato dell’1% all’atto del pagamento. La differenza è nell’ordine delle decine» ha spiegato Musk. Già nel febbraio 2002, PayPal si quota in Borsa e, prima della fine dell’anno, viene venduta a eBay per un miliardo di euro. Musk intasca 114 milioni di euro in azioni. E a quel punto decide di allontanarsi dal Web e di lasciare il segno nello spazio. Chiamata SpaceX, la nuova sfida nata nel giugno 2002 ha, ancora una volta, le caratteristiche dell’innovazione: progetta e produce razzi spaziali (il Falcon 1 e il Falcon 9), in aggiunta a una capsula per le persone (battezzata Dragon).

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© Maurizio Pesce

L’auto elettrica
Musk dedica molto tempo anche alle sue attività nel campo delle energie rinnovabili. La Tesla Motors, con sede nella Silicon Valley, dopo cinque anni di attività ha iniziato nel 2008 la produzione della Roadster, auto elettrica che balza da zero a 100 km/h in meno di quattro secondi e costa da 100mila euro: finora l’azienda ne ha vendute 1.500, più una decina anche in Italia, in cui è presente dallo scorso febbraio. Da ricordare poi Solar City, l’azienda che produce e fornisce servizi di energia solare. La sua vita è come un film che ha ispirato il regista Jon Favreau per Iron Man. Il fascinoso Robert Downey Jr impersona lo stravagante imprenditore appassionato di scienza Tony Stark. Ma per tratteggiare un personaggio che sullo schermo costruisce un acceleratore di particelle e sintetizza un nuovo elemento, Favreau si è ispirato proprio a Musk e gli ha chiesto di usare la sede della SpaceX come set per il sequel della pellicola.

Tra i suoi ultimi progetti, Elon Musk ha presentato a Los Angeles Solar Roof, la copertura per abitazioni che integra pannelli fotovoltaici perfettamente mimetizzati nella struttura del tetto. Belli, opachi, che non si vedono. E poi c’è Gigafactory: una fabbrica ambientata a energia solare dalle dimensioni record. Obietivo: ridurre i costi di produzione delle batterie Tesla. E salvare il Pianeta.

(Abbiamo scritto la storia completa della vita di Elon Musk sul libro Silicon Valley e dintorni, le 10 storie geniali che hanno cambiato il mondo. Volume II)

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