Fai quello che odi. Sarai più creativo

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Svegliarsi la mattina. Preparare la colazione. Andare a lavoro o a gestire la propria attività con i mezzi pubblici. Fare il proprio dovere meccanicamente. Guardare l’orologio in attesa della chiusura. Tornare a casa, mangiare e guardare un po’ di televisione prima di andare a dormire.

Ecco quello che praticamente vuol dire vivere e lavorare nella propria comfort zone, la propria “zona di conforto”.

Per dirla più teoricamente, ricorriamo a Alasdair White esperto di management e gestione del personale, che ha pubblicato diversi best-seller sull’argomento. Nel 2009, ha scritto un volume dal titolo “From Comfort Zone to Performance Management”, in cui esprime questo concetto fondamentale:

«La comfort zone è uno stato comportamentale nel quale una persona opera in una condizione di “ansia-neutrale” (senza ansia, ndr), agendo sempre allo stesso modo per sviluppare un livello regolare di performance. Generalmente senza alcun senso del rischio».

Facciamo un esempio concreto

Andrea Pinna era un giovane vetrinista; aveva quindi un lavoro modesto. Un lavoro che tutto sommato lo accontentava:

Se non avessi perso il lavoro ora sarei ancora un vetrinista

È successo, però, che è stato licenziato e la sua rabbia l’ha spinto fuori dalla propria comfort zone. Invece di rimettersi a fare il vetrinista ha avuto un’idea: aprire una semplice pagina facebook, LePerleDiPinna, per sfogarsi e su cui postare massime divertenti.

Risultato? Oggi esiste una linea di t-shirt con le sue massime che gli hanno permesso di guadagnare molto di più, facendo un’attività più gratificante.

Certo, in questo caso, Andrea è stato costretto a uscire dalla propria comfort zone. L’importante però è concentrarsi sugli effetti positivi quando affronti il cambiamento in maniera innovativa.

Per saperne di più: T-shirt e Facebook: ingredienti di un business di successo

L’esperienza di Gina

Vediamo invece come si può uscire dalla propria comfort zone volontariamente, esercitandosi in maniera costante.

Gina Scalfani, direttore creativo presso “Grey New York”, agenzia di comunicazione americana racconta la propria esperienza su Fast Company. Nel suo ufficio, il capo aveva stabilito la Thursday Morning No-Meeting Zone, ovvero la “Zona Senza Riunioni del Giovedì Mattina”, tradotta maccheronicamente.

In sostanza, ognuno doveva prendersi tre ore del proprio tempo lavorativo per sviluppare idee innovative che erano state accantonate in passato o semplicemente per allenare il proprio “muscolo” della creatività.

L’intuizione di Gina è stata brillante, quanto semplice:

Il mio piano era: Forzare Me Stessa a Imparare Cose a cui Non Sono Interessata

Vediamo insieme un esempio.

Per prima cosa Gina ha sfidato le proprie antipatie personali. Le cose che difficilmente riusciva a sopportare erano due: la politica e gli uomini in abito classico. Ha scelto quindi di interessarsi di Rick Santorum, ex potenziale candidato per la corsa alla Casa Bianca del Partito Repubblicano.

Il processo ha i suoi vantaggi, ma non è esente da difficoltà. Può essere oltremodo noioso – Gina parla addirittura di “pain”, pena – affrontare e informarsi su argomenti di cui non si è per nulla interessati:

 Dovevo concentrarmi moltoper provare ad ascoltarlo per davvero.

A un certo punto, la svolta. Gina trova il modo di suscitare in se stessa il seppur minimo interesse in Rick, venendo a conoscenza di una storia che lo riguardava.

Uno dei figli di Santorum, Gabriel, è nato di appena 20 settimane ed è morto due ore dopo il parto. Subito dopo, i genitori hanno portato il bimbo a casa per farlo conoscere ai fratellini. Può essere un comportamento inusuale, ai limiti del macabro. Però, in quel momento, a Gina è sembrato toccante:

Santorum voleva assicurarsi che il bambino contasse davvero. È un sentimento che comprendo. Perché non cominci ad amare il tuo bambino quando è nato, ma cominci a sognarlo ad occhi aperti e ad averne cura dal minuto in cui sei incinta

Certo nella storia conta molto il fatto che Rick Santorum è una persona di fede, che si è sempre espressa contro l’aborto o posizioni etiche simili.

Il punto però non è la storia in sé, ma il risultato a cui ha condotto:

«Ho forzato le mie “sinapsi” cocciute fuori dal loro percorso abituale. Le ho fatte perdere così che dovessero trovare o creare un nuovo percorso».

Altre esperienze significative per Gina sono state la visione di un documentario sul plancton e una visita guidata alla Federal Reserve di New York.

Cosa ha ottenuto Gina

Questo piccolo esperimento ha condotto Gina a nuove conoscenze. Ecco il suo elenco:

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  • La consapevolezza che la connessione umana richiede molto tempo;
  • La scoperta che anche le direzioni e i processi più improbabili possono avere più valore.

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Il risultato ottenuto (e sperato) è:

Ora al lavoro approccio i problemi in modi molto differenti tra loro, considerando molte più strade possibili di quanto abbia fatto finora

Cosa fare nella pratica

Non è tutto oro quello che luccica. Gina ha sottolineato moltissime volte come questo cammino verso una mente più aperta e disponibile all’innovazione sia tortuoso e difficile.

Il primo passo da fare, è trovare ciò che davvero non si sopporta:  Potrebbe essere una materia specifica, così come una persona o un programma particolare.

Odiate la storia? Provate a leggere un libro sull’argomento o a guardare un documentario o, meglio ancora, andare a una visita guidata.

Sopportate a malapena la matematica? Rispolverate un vecchio libro del liceo o fate insieme ai vostri figli o ai fratelli più piccoli i compiti di matematica.

Il segreto è essere costanti.

Gina spiega che non tutti i giovedì può dedicare le tre ore della “No-Meeting Zone” a occuparsi di ciò in cui non è interessata. Spesso il lavoro è troppo e non restano che trenta minuti o anche meno. Questo non vuol dire però che salta l’appuntamento:

La mia comfort zone off-ramp (rampa di uscita, ndr) è in agenda ogni settimana. È il mio costante richiamo ad aumentare la flessibilità delle mie sinapsi.

Insomma, trova un po’ di tempo da dedicare a questa attività: anche un quarto d’ora, ma fallo.

Anche se può far male, penso che ne valga la pena

Esci fuori dagli schemi, lavora di più (o in maniera diversa) rispetto a come fai abitualmente, interessati ad argomenti o persone che odi: ecco una strada per diventare più creativi, stimolando le proprie “sinapsi cocciute”.

Gennaro Sannino

 

Uscire dalla propria comfort zone vuol dire mai accontentarsi di ciò che si vive, sperimenta: inseguire le proprie passioni, sperando in un futuro migliore. In una parola, essere IMPRENDITIVI. Se sei stanco di startene con le mani in mano mentre il Paese allo sfascio, se vuoi uscire dalla tua comfort zone e fare qualcosa di significativo, partecipa all’appuntamento con i Millionaire Ambassador a Roma il 13 ottobre: iscriviti subito a questo link!

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