Giorgio Tinacci: l’imprenditore che ha rivoluzionato il proptech in Italia

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Giorgio Tinacci

«Non conoscere il settore in cui si vuole avviare il proprio progetto non è un limite, anzi, è un grande vantaggio. Consente di assumersi rischi in modo ingenuo e di guardare le opportunità in maniera diversa, con meno vincoli e preconcetti»

 

30 anni e già le idee chiare: diventare un imprenditore. È sempre stata questa l’idea di Giorgio Tinacci, nato a Montespertoli, un paesino vicino Firenze.

Dopo una laurea in Bocconi in International Management e alla Hong Kong University of Science and Technology nel 2015, Giorgio comincia a lavorare presso un VC in una startup tecnologica per la consegna di cibo all’università: Foodpanda. Poi è stata la volta di BCG (Boston Consulting Group), società di consulenza a Milano, dove ha lavorato per due anni occupandosi di progetti di trasformazione digitale nel settore bancario, assicurativo e dei beni industriali.

Ma la voglia di creare qualcosa di suo torna a bussare nella sua mente e questa volta decide di rispondere.

Giorgio così inizia a osservare questa categoria di mercato di aziende e acquirenti istantanei da parte dei primi ideatori negli Stati Uniti. Giorgio voleva innovare il mercato immobiliare attraverso la tecnologia, partendo da un modello di business nuovo per l’Italia, l’instant buying. E non c’era ancora nessuno in Italia ed Europa.

 

È il 2017 quando si lancia così nella sua impresa, fondando Casavo, in un coworking.  Casavo semplifica notevolmente il mercato della compravendita di casa, riducendo i tempi di vendita da 6 mesi a 30 giorni. Attualmente opera a Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Verona e Madrid, registrando una crescita a tre cifre rispetto al 2020.

«Ho sempre sognato di costruire qualcosa di mio, ma non è stata una scelta razionale. Ho seguito la pancia, ho fatto un salto nel buio, cercandolo di fare bene».

L’unico modo quindi per scoprire se si è tagliati per essere imprenditori è quello di buttarsi e avere un progetto e un obiettivo chiari in mente.

 

L’idea di Casavo

Giorgio ha sempre avuto la passione per l’immobiliare e sin dalle prime esperienze ha sognato di creare qualcosa di suo. Gli piaceva l’idea di costruire un modello di business di grande impatto, in grado di innovare un ambiente fortemente tradizionale, ridisegnandone i confini.

Casavo semplifica il processo di vendita di una casa, consentendo ai consumatori di evitare i fastidi e le incertezze legate alle diverse fasi della transazione tradizionale. Casavo ci riesce entrando come acquirente diretto e presentando una “offerta immediata” per acquistare la casa nel giro di pochi giorni. «In Europa e in Italia c’è stata poca innovazione, la nostra missione è ridisegnare l’esperienza di chi vende e chi compra» racconta Tinacci.

 

I problemi iniziali

Nata come piattaforma di acquisto diretto di case, con un modello di business noto come Instant Buyer, Casavo è diventata un punto di riferimento per la maggior parte delle persone che hanno necessità di vendere casa in modo semplice, veloce e trasparente, innovando il mercato tradizionale, più lento e complesso. Il primo problema è stato quello di rendere chiaro il nuovo modello di business ai potenziali clienti. In Italia il modello di business iBuyer non esisteva e le persone non lo conoscevano. Essendo un’azienda tecnologica in rapida crescita, sono riusciti ad adattarsi facilmente al cambiamento improvviso causato dal Covid-19 e sono stati in grado di reagire bene anche durante la fase più acuta dell’epidemia. Ad esempio, dall’inizio del lockdown, hanno accelerato lo sviluppo dei prodotti tecnologici, che sono stati ulteriormente migliorati grazie all’acquisizione di Realisti.co (il principale fornitore di tecnologia per tour virtuali in Italia e Spagna). Inoltre, la App Mobile CasavoVisite ha permesso ai clienti di visitare gli immobili in vendita a distanza di sicurezza con una videochiamata.

 

Tutti giovani, tutti con grandi sogni. «Per tanto tempo siamo stati considerati una banda di ragazzini» racconta in un’intervista il fondatore. «Eppure ci siamo riusciti, perché abbiamo attirato i migliori talenti».

 

Sfruttando la tecnologia di cui è proprietaria, l’azienda da allora si è evoluta in una piattaforma digitale di nuova generazione, dove chi ha necessità di vendere o comprare casa, può farlo in modo semplice, con il pieno supporto di Casavo in ogni fase del processo. Sono così riusciti a ottenere una crescita a tre cifre nel 2020, continuando a sconvolgere il mercato lanciando nuovi prodotti e servizi distintivi. Nel 2017 il team era composto solo da due persone, oggi le persone in Casavo sono più di 450.

 

Un round da 400 milioni

Lo scorso luglio la realtà ha chiuso un aumento di capitale di 400 milioni di euro, composto da un round Serie D di 100 milioni di euro guidato da Exor e un ulteriore capitale di debito di 300 milioni di euro. A giugno Casavo ha annunciato una raccolta di capitale da 400 milioni di euro, composto da un round Serie D di 100 milioni di euro guidato da Exor e un ulteriore capitale di debito di 300 milioni di euro. Si tratta del più grande finanziamento di sempre nel settore proptech in Europa.

Attualmente, l’azienda opera in Italia (Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna), Spagna (Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia), Portogallo (Lisbona) e Francia, con l’obiettivo di crescere ed espandersi in nuovi mercati europei. Casavo, che a luglio 2022 ha raccolto nuovi capitali, per un totale di 400 milioni di euro tra equity e debito, è supportata da alcuni tra i più importanti investitori a livello globale come Exor NV, Neva SGR (Intesa Sanpaolo Group), Hambro Perks, Fuse Ventures Partners, Greenoaks, Project A Ventures, 360 Capital, P101 SGR, Picus Capital, Bonsai Partners e Endeavor Catalyst. Con un team internazionale composto da oltre 500 persone, a oggi Casavo ha all’attivo più di 5mila transazioni, per un valore di oltre 1,7 miliardi di euro.

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