Google lancia un fondo da 5 milioni di dollari per aiutare le startup ucraine

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Sundar Pichai, Ceo di Google

Il colosso di Mountain View lancia un fondo per le startup ucraine. Si chiama Google for Startups Ukraine Support Fund. Investirà 5 milioni di dollari nel corso del 2022, fino a 100mila dollari a impresa, senza equity in cambio. Offrirà anche mentorship e servizi.
L’obiettivo è «aiutare gli imprenditori ucraini a mantenere e far crescere le loro attività, a rafforzare la comunità e a costruire le basi per la ripresa economica del dopoguerra».

Possono candidarsi (online) startup di ogni settore, ma avranno la priorità quelle che hanno un impatto sociale o che sviluppano prodotti e servizi utili per affrontare «le nuove sfide e la crisi attuale».

«Oltre a sostenere i rifugiati (con donazioni) e a combattere la disinformazione, investiamo nelle persone e nelle imprese ucraine» sottolinea Google. L’azienda ha messo a disposizione il proprio campus di Varsavia, in Polonia, come sede temporanea per le startup. Le prime hanno già trovato lì la loro collocazione. Si tratta soprattutto di imprese gestite da giovani donne che sono riuscite a fuggire dalla guerra e lasciare l’Ucraina.

Il Paese ha una comunità di circa 2000 startup innovative. «Che saranno fondamentali per ricostruire l’economia ucraina, creare posti di lavoro e avere un impatto positivo sulle città», spiega Google.

Sundar Pichai, il Ceo di Alphabet, ha incontrato alcuni imprenditori ucraini nel campus di Varsavia il 29 marzo. «Sono ispirato dal vedere la loro forza e determinazione. Abbiamo aperto il campus alle Ong che supportano rifugiati e startup» ha detto Pichai.

“Salva una startup ucraina”

Quella di Google non è l’unica iniziativa volta a supportare l’ecosistema ucraino dell’innovazione. Già a inizio marzo, il fondo statale USF ha creato SaveUAStartup. È una piattaforma che mette in contatto le startup ucraine che hanno bisogno di supporto con chi può offrire finanziamenti, servizi, contatti, nuovi spazi dove le imprese possono ricollocarsi in tempo di guerra. Chiunque può dare il proprio contributo.

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