Ikea restituisce i soldi dei sussidi pubblici: “L’impatto della crisi è meno grave del previsto”

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IKEA

Il colosso dei mobili ha deciso di restituire i sussidi pubblici ricevuti in diversi Paesi, nel pieno dell’emergenza, per affrontare la crisi. Per Ikea l’impatto di pandemia e lockdown sulle vendite è stato meno grave del previsto. Ed è «giusto» che gli aiuti statali supportino imprese e lavoratori che ne hanno più bisogno.

In Italia

Anche in Italia Ikea ha deciso di «sospendere la procedura di accesso ai fondi per la cassa integrazione, inizialmente richiesti». Come ha spiegato in una nota del 18 giugno, coprirà retroattivamente al 100% i compensi dei dipendenti e garantirà lo stipendio pieno anche a chi non è ancora in grado di tornare al lavoro, fino al rientro.

«Al culmine della pandemia la nostra priorità è stata quella di garantire la stabilità retributiva per il maggior numero possibile di co-worker in Italia per il maggior tempo possibile. In una situazione che appariva molto incerta, avevamo quindi deciso di accettare il sostegno offerto dal governo italiano». Adesso «siamo entrati in una nuova fase della pandemia e siamo pronti ad affrontarla». I 21 negozi Ikea in Italia hanno riaperto. «Possiamo guardare al futuro con una prospettiva di speranza».

L’impatto della crisi

«Quando la fitta nebbia ha iniziato a svanire, abbiamo visto la nostra capacità di adattamento alle nuove circostanze. Abbiamo capito che la crisi non era così profonda come avevamo temuto e che non sarebbe durata quanto pensavamo inizialmente» ha spiegato Tolga Oncu, Retail Operations Manager di Ingka Group (il gruppo che gestisce Ikea Retail), al Financial Times. «La cosa giusta da fare quindi è dire: “Grazie mille, ci avete aiutato in questo periodo difficile, ma ora possiamo restituirvi (i fondi)”».

Gli altri Paesi coinvolti sono: Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna e Stati Uniti. Alcuni sarebbero già stati rimborsati, con altri è in corso un dialogo sulle modalità del rimborso, che cambiano di stato in stato. L’entità della cifra non è stata svelata.

A causa del Coronavirus, Ikea aveva chiuso tutti i suoi negozi in Cina già a gennaio. A marzo è arrivata a chiudere circa 300 punti vendita su 374 in tutto il mondo. Oggi solo 23 store restano ancora chiusi. L’azienda aveva ipotizzato un calo delle vendite del 70-80%, ma con la riapertura la domanda di mobili e articoli per la casa è cresciuta anche più delle attese.

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