Il Ceo di Deliveroo fa il rider in incognito per testare il servizio

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shu Deliveroo
Will Shu - © Deliveroo

È a capo di un’azienda valutata oltre 5 miliardi di sterline, ha un patrimonio personale milionario, eppure Will Shu, Ceo e co-founder di Deliveroo, una volta a settimana circa prende la sua bici e va in giro per Londra a consegnare cibo a domicilio. Un po’ per mettersi nei panni dei rider, ma soprattutto per testare l’app a loro dedicata e verificare di persona il lavoro dei ristoratori. In più è «un buon modo per fare esercizio», ha raccontato Shu durante il podcast The Diary of Ceo. «Lo trovo rilassante».

41 anni, nato nel Connecticut da genitori taiwanesi, dopo la laurea, Shu ha lavorato in JP Morgan, come investment banker, prima a New York, poi a Londra. E proprio lì, mentre cercava un buon pasto da consumare in ufficio, ha avuto l’idea di Deliveroo. Nel 2013 ha fondato l’azienda insieme all’amico Greg Orlowski, che ha progettato l’app. E per mesi si è occupato personalmente delle consegne: è stato il primo rider della società.

Nel podcast, Shu parla della sua esperienza in incognito. «Nessuno mi riconosce, qualche volta gli altri rider, ma non sono una celebrità» racconta. «La scorsa notte ho fatto cinque consegne a Notting Hill». In un caso, in particolare, lo staff del ristorante è stato particolarmente sgarbato, soprattutto quando Shu ha fatto notare che il cibo da consegnare era già freddo. “Non scocciare e vai” è stata la risposta. E un altro rider, che non lo aveva riconosciuto, gli ha detto che lo trattano spesso in quel modo. «Informerò i capi. E dirò anche: “Di’ al tuo staff di sorridere, di chiedere ‘ehi, come stai?’. Perché questo può fare una grande differenza nelle giornate delle persone».

Più volte l’azienda è stata criticata per le condizioni di lavoro dei suoi fattorini. Alcuni lavoratori hanno scioperato, nel Regno Unito, per chiedere maggiori diritti, sicurezza e una retribuzione più alta. Ma Shu ha sempre respinto le accuse, sottolineando il suo impegno per dare «nuove opportunità» ai ristoranti e «un ottimo lavoro» ai rider.

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