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«Il mio pranzo con il Presidente della Repubblica in Silicon Valley»

«Ha grande umiltà, enorme capacità di ascolto e determinazione. Il Presidente Mattarella, nel suo viaggio in Silicon Valley, ci ha dato speranza e ottimismo. E ci ha capiti: non siamo cervelli in fuga, ma risorse per l’innovazione. Sono uno dei quattro invitati a un pranzo riservato con il Presidente della Repubblica.

Ci hanno chiamato gli eletti, gli emigrati d’onore. C’erano Luca Maestri, CFO di Apple; Alessandra Lanzara, professore del dipartimento di Fisica dell’Università di Berkeley; Maria Grazia Roncarolo, docente a Stanford. E c’ero io, che sono il CEO e fondatore di Cloud4Wi, startup in Silicon Valley dal 2014. Al pranzo erano presenti anche la figlia Laura Mattarella, il ministro dell’innovazione Paola Pisano, l’Ambasciatore a Washington Armando Varricchio e Lorenzo Ortona, il Console di San Francisco.

La prima cosa che mi porto a casa (la lista di “take away”, come si dice qui in Silicon Valley) è proprio quello che ho provato durante questo straordinario incontro. Il Presidente ha voglia di capire e imparare. È aperto al confronto su temi chiave come formazione, innovazione e ricerca. Sulla demistificazione di alcuni miti come la fuga dei cervelli.  Abbiamo parlato per 60 minuti.

Sono un calabrese emigrato

andrea calcagno mattarellaGli ho raccontato la mia storia. Sono un calabrese emigrato. Ho fondato Cloud4Wi, una startup nata a Pisa che, grazie alla fiducia iniziale di un investitore italiano, Massimiliano Magrini di United Ventures, ha potuto sviluppare il suo progetto in un’ottica globale. Siamo arrivati negli Stati Uniti, a San Francisco, e abbiamo attirato finanziatori importanti, italiani e americani, raccogliendo a oggi 15,5 milioni di dollari. Portiamo l’intelligenza del web in luoghi fisici come negozi, stazioni, centri commerciali, comuni, scuole e tanti altri luoghi. Sviluppiamo il prodotto in Italia, dove facciamo ricerca e sviluppo e assumiamo, finanziando anche alcuni ricercatori dell’Università di Pisa. Come azienda americana, ma con un prodotto “made in Italy”, abbiamo conquistato aziende importanti della moda, da Prada a Bulgari, da Valentino ad Armani, da Ferragamo a Loro Piana, sviluppando anche progetti strategici con Ferrovie Dello Stato e RFI, Vodafone e Telecom Italia, e conquistato tanti brand globali come Adidas, Puma, Aldi, Burger King, Clarks e molti altri.

Cosa ho imparato in questi anni da startupper italiano in Silicon Valley?

Cosa può fare l’Italia, Paese che tutti noi emigrati amiamo immensamente, per il suo futuro? Me lo sono chiesto e ho cercato di raccontare al Presidente Mattarella il mio punto di vista.

4 riflessioni per il Presidente

  1. Il nostro Paese, prima di chiedere agli altri di investire sul suo capitale intellettuale, deve essere il primo a farlo. E deve avere una chiara strategia di sostegno di venture capital per gli imprenditori italiani che, come me, stanno sviluppando una dual company: ossia un’azienda con HQ negli Stati Uniti e sviluppo prodotto e commerciale in Italia.
  2. Non abbiamo un problema di fuga dei cervelli, ma abbiamo il problema che quei cervelli non hanno il supporto e il sostegno del nostro Paese. Sviluppare il proprio progetto all’estero, restando legati all’Italia con collaborazioni o gruppi di lavoro basati nel nostro Paese, sarà di straordinaria importanza nei prossimi anni.
  3. Non bisogna focalizzarsi sulla mancanza di fondi per le startup ma bisogna costruire e sviluppare una cultura dell’exit. Non ci sarà mai sviluppo serio del capitale per le startup se non c’è exit. Dobbiamo costruire una cultura forte per stimolare l’acquisizione di startup da parte di grandi aziende e pubbliche amministrazioni. Così si innova: ma questo processo va promosso e facilitato.
  4. Bisogna accelerare i processi culturali di cambiamento nelle aziende importanti come Ferrovie dello Stato, Poste, Enel, Eni, Finmeccanica, IGT, Telecom Italia e tante altre. In questo caso ho avuto il piacere di condividere come per noi è stato importante il contratto firmato con Ferrovie dello Stato allora e oggi sotto RFI grazie a un manager illuminato: Maurizio Levi, CIO di RFI, si è assunto il rischio di selezionare una startup e sviluppare un progetto importante con una nuova tecnologia.

Il Presidente mi ascoltava con grande attenzione. Tutto questo fa ben sperare per un futuro, dove l’Italia può e deve giocarsi un ruolo importante, valorizzando il capitale umano degli italiani all’estero. Rientrando a casa, ieri sera, ripensavo a quel pranzo e mi sentivo profondamente ottimista».

(testimonianza raccolta da Eleonora Chioda)

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La storia di Andrea Calcagno è sul nostro libro Silicon Valley

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