Imprese, digitale e idee geniali per ripartire dopo l’emergenza

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Jacopo Gambuti, co-founder di Daje Shop

A pochi mesi dall’esplodere dell’emergenza sanitaria Covid-19 le imprese, anche quelle piccole, ripensano il lavoro. Partendo dal loro alleato: Internet.

Stiamo vivendo tutti un tempo “inaudito”: così l’ha definito il New York Times, raccontando come il lavoro e la vita di tutti i giorni si stiano ripensando in una nuova normalità. Così l’asso nella manica in questa emergenza planetaria è il digitale. Un digitale non più accessorio, ma parte integrante del lavoro di ciascuno. E che si esplicita nell’uso intensivo dei mezzi di comunicazione: così le imprese si raccontano sui social media, si relazionano con la propria community sulle chat di instant messaging, si propongono in una vendita virtuale sulle piattaforme di e-commerce. Ma cambiano fisionomia anche gli uffici, declinando nuovi modi e luoghi di lavorare: oggi lo smartworking coinvolge mezza popolazione americana, mentre in Italia i dati si attestano su 5 milioni di lavoratori “smart”, 10 volte rispetto a dicembre 2019.

Tutti al lavoro, tutti connessi

Un grande esperimento collettivo che coinvolge grandi e piccole imprese. Ma per colorare queste pagine bianche abbiamo bisogno di comprendere ciò che sta accadendo. Ecco perché con la nostra community dei wwworkers abbiamo lanciato un sondaggio. L’abbiamo chiamato Restart Italia. Perché di ripresa si deve parlare. Una ripresa che integra una necessaria attenzione alle nuove misure di sicurezza con dinamiche di lavoro oggi alterate. Le risposte al lockdown e alla graduale ripartenza, la nuova narrazione, relazione, vendita. E la reazione all’emergenza coronavirus.

Del campione di 400 Pmi e micro-imprese intervistate emerge come oltre il 70% ritenga la digitalizzazione necessaria. Per l’82% degli intervistati la scelta è di abbracciare i social media. A seguire l’e-commerce (39%), la relazione su WhatsApp o Facebook Messenger (32%), la creazione di video su YouTube (16%) o di video in live streaming (32%). I sentimenti prevalenti sono stati quelli di opportunità (33%) e disorientamento (27%). Ma nelle sfumature ci sono anche coraggio (14%), ansia (11%), paura (9%). Il 64% ha promosso azioni per tranquillizzare i collaboratori e il 51% ha intrapreso attività a favore della tua comunità.

Idee geniali per ripartire

L’unione fa la forza, anzi la rete. Nel rione Monteverde di Roma 3 giovani innovatori hanno creato Daje Shop, un piccolo Amazon locale per aiutare il commercio di prossimità. Un nome che a Roma suona come incoraggiamento.

Imprese da ripensare. A Verona la cooperativa sociale Quid, impegnata nella creazione di abiti e accessori dalle eccedenze di tessuti, impiegando l’85% di personale femminile, ha riconvertito parte della propria produzione in mascherine facciali certificate Iss.

Un brindisi o una consulenza via Zoom. Arrivare da Barile, in provincia di Cosenza, fino all’America. Vigne Mastrodomenico ha organizzato degustazioni virtuali. Dalle Piane Cashmere di Prato ha aggiunto alla forza dell’ecommerce la possibilità di ricevere consulenze in video call con personal shopper.

Resistere senza dimenticare la comunità. Sfera Agricola, una delle più grandi realtà di serre idroponiche in Europa, ha donato i suoi pomodori ai meno fortunati. Siamo a Gavorrano (Gr). E ancora a Torino, Roberta Balotti ha offerto i suoi Apartments To Art a medici e infermieri.

 

Tratto da Millionaire di giugno 2020. 

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