Lush chiude i suoi account social in tutto il mondo: “Sono ambienti poco sicuri”

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Mark Constantine, co-founder e Ceo di Lush - Foto Lush

La catena di cosmetici naturali dice addio (o quasi) ai social. Dal 26 novembre chiuderà i suoi account di Instagram, Facebook, TikTok e Snapchat, in tutti i 48 Paesi in cui è presente, Italia inclusa. «Lush diventa anti social» annuncia un comunicato dell’azienda. Almeno «fino a quando le piattaforme non agiranno per garantire un ambiente più sicuro agli utenti». L’accusa, infatti, è che i quattro social siano negativi e dannosi per le persone.

«Non chiederemmo ai nostri clienti di incontrarci in un vicolo buio e pericoloso, e alcune piattaforme iniziano a sembrare posti che nessuno dovrebbe essere incoraggiato a frequentare. Qualcosa deve cambiare» spiega l’azienda britannica. «Proprio come le prove contro il cambiamento climatico sono state ignorate e sminuite per decenni, così oggi le preoccupazioni sui gravi effetti dei social media vengono ampiamente ignorate». È invece il momento di agire.

In attesa di provvedimenti da parte di social media e istituzioni, Lush ha deciso di muoversi in autonomia. Non si disconnetterà però da Twitter e YouTube, perché lì «non è necessario fare clic su Mi piace, Iscriviti o Ricevi notifiche».

Non è la prima volta che Lush cerca di rinunciare ai social. Già nel 2019 aveva chiuso i suoi account UK, per poi tornare online durante la pandemia, quando post e contenuti in Rete sembravano il modo più veloce per raggiungere i clienti. Stavolta però una maggiore determinazione arriva dalle rivelazioni di alcuni «coraggiosi informatori». Come Frances Haugen, l’ex manager di Facebook che ha accusato l’azienda di essere consapevole dei danni causati dai social soprattutto ai più giovani.

«Dedico tutti i miei sforzi alla creazione di prodotti che aiutino le persone a staccare la spina, rilassarsi e prestare attenzione al proprio benessere. Le piattaforme di social media sono diventate l’antitesi di questo obiettivo, con algoritmi progettati per tenere le persone a fare “scrolling” e impedire loro di staccare la spina e rilassarsi» ha spiegato Jack Constantine, Cdo e Product Inventor di Lush.

E Mark Constantine, fondatore e Ceo, ha aggiunto: «Ho passato tutta la vita a evitare di mettere ingredienti nocivi nei miei prodotti. Ora ci sono prove schiaccianti che veniamo messi a rischio quando usiamo i social. E non sono disposto a esporre i miei clienti a questo danno».

«Cambiate voi stessi per cambiare il mondo». La storia di Mark Constantine

Classe 1952, Constantine, londinese, a 16 anni, dopo uno scontro con il patrigno, è costretto a lasciare casa. «Avevo un lavoro, ma la paga era troppo bassa per potermi permettere una stanza» ha raccontato. Per un periodo dorme da amici. Poi addirittura per strada. Alla fine un’associazione lo aiuta. Mark diventa tricologo, sviluppa una linea di prodotti per pelle e capelli. Fallisce, ma si rimette in piedi. Nel 1995 fonda Lush che oggi è un business globale, attivo in 48 Paesi, con 9000 dipendenti e un fatturato complessivo di oltre 800 milioni di sterline nel 2020. Vi abbiamo raccontato qui la sua storia.

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