Oscar Farinetti: l’imprenditore che sazia il mondo

2402
Oscar Farinetti

Sin da giovane interessato al mondo del business, Oscar Farinetti ha dimostrato con Unieuro e Eataly che fare impresa è una questione di decisione

Non è da tutti unirsi a un piccolo business di famiglia, trasformarlo in una grande impresa di successo, venderlo e creare da zero un’altra grande impresa di successo in un ambito completamento differente. È per pochi, soprattutto è per chi sa decidere cosa vuole dalla propria vita: una pessima decisione è sempre meglio di una non-decisione. Questo è il motto che ha guidato Oscar Farinetti dall’inizio della propria carriera negli anni Settanta sino a oggi.

Un inno alla scelta e, più di ogni altra cosa, un monito (vivente) al coraggio di non mollare mai e tenere fede ai propri obiettivi. Come si usa dire, Roma non è stata costruita in giorno. Allo stesso modo, nemmeno Unieuro prima e Eataly o Green Pea poi. Per capire come un abile mercante piemontese sia diventato ambasciatore di un’Italia che promuove con successo la propria ricchezza agroalimentare, bisogna partire dall’inizio.

 

Le origini

Farinetti, all’anagrafe meno “Oscar” e più “Natale”, nasce in Piemonte, ad Alba, nel settembre 1954. È figlio di un personaggio illustre della zona: suo padre Paolo, infatti, è un ex partigiano divenuto vicesindaco della città tra le file dei socialisti. Non solo, all’attività politica, Paolo Farinetti combina una profittevole attività commerciale: è il fondatore di un supermercato locale dal nome Unieuro.

Poco si sa dell’infanzia di Oscar Farinetti: è probabile però che un certo dinamismo e una grande voglia di fare abbiano spinto il giovane imprenditore a costruirsi da subito un percorso su misura. Infatti, dopo essersi diplomato al liceo classico “Govone” di Alba, Oscar Farinetti decide che gli studi universitari non fanno per lui: così, dopo aver abbandonato la facoltà di Economia e commercio a Torino, si butta a capofitto nel business di famiglia. E scrive una parte significativa della storia del retail in Italia.

 

Da Unieuro a Eataly

Il principale merito di Oscar Farinetti in Unieuro è quello di aver trasformato il supermarket aperto dal padre negli anni Sessanta lungo due fondamentali direttrici: la specializzazione e la moltiplicazione dei punti vendita.

Negli anni in cui Oscar Farinetti passa da essere dipendente, poi membro del board e infine Ad e presidente della società, Unieuro passa dall’essere un supermercato di provincia all’essere il marchio di rifermento nella vendita al dettaglio per quanto riguarda l’elettronica di consumo. Non solo: la visione di Farinetti, più unica che rara considerando l’Italia del tempo, spinge l’imprenditore a creare più punti vendita lungo tutto il territorio nazionale, facendo di Unieuro una vera e propria catena retail, peraltro leader del settore.

Nel 2003, però, dopo quasi 30 anni in Unieuro, Oscar Farinetti sente che i tempi sono maturi per la vendita al dettaglio di prodotti elettronici: è tempo di dedicarsi a una nuova avventura. Per questo, dopo aver ceduto il business di Unieuro al competitor britannico Dixons Retail, l’imprenditore piemontese è pronto a ripartire. A dare una spinta al nuovo progetto di Farinetti, una catena di distribuzione alimentare che faccia del Made in Italy la propria vocazione, sono i circa 530 milioni incassati con la vendita di Unieuro: nel 2004, quindi, vede la luce Eataly.

 

Eataly e oltre

L’ambizione per Eataly è chiara da subito: farne un punto di riferimento nella vendita e distribuzione di generi alimentari italiani e d’eccellenza. E così, la società oggi controllata per il 40% da Farinetti, per un altro 40% da Coop e per il 20% dal fondo di investimento Tamburi Investment Partners, passa dal primo punto vendita di Torino (a Nizza Millefiori, per la precisione), aperto nel 2007, agli oltre 40 negozi attuali in oltre 15 nazioni.

Il fatturato è anch’esso da record: circa 200 milioni di euro. Negli anni tra la creazione di Eataly e il suo successo planetario, tanti altri progetti hanno tenuto impegnato Farinetti: dall’acquisto e riqualificazione del Premiato Pastificio Afeltra di Gragnano (Na) alla creazione di Green Pea, centro commerciale torinese con 72 boutique per valorizzare esclusivamente prodotti green sostenibili.

Nel mezzo, Oscar Farinetti è stato anche ricercatore di mercato (in collaborazione con le Università Bocconi e di Parma), traversista atlantico in semi-solitaria (con il pluripremiato velista Giovanni Soldini) e scrittore di testi divulgativi (individualmente e a quattro mani).

Come si può immaginare, numerosissimi i premi ricevuti in quanto ambasciatore dell’italianità e dell’imprenditoria Made in Italy nel mondo. Per citarne alcuni: il Premio Artusi 2011 del Comune di Forlimpopoli per aver “saputo diffondere l’immagine del cibo italiano e quindi della cultura italiana”, Il Premio Scanno 2012 per l’alimentazione, in quanto ha “dimostrato di saper coniugare attività imprenditoriale e attenzione verso l’ambiente ed il sociale”, il Premio America 2013 della Fondazione Italia-Usa.

 

La posizione “filosofica”

Quale filosofia anima l’imprenditore che sazia il mondo? Per le proprie scelte, Oscar Farinetti potrebbe essere paragonato a un altro grande imprenditore piemontese: Adriano Olivetti. Il focus non è mai solo il profitto, ma la comunità. Eataly e Green Pea non sono solo grandi negozi retail, ma vetrine per prodotti agroalimentari certificati come “Presidi Slow Food”, ossia cibi e bevande che nascono con lo scopo di (re)introdurre abitudini di consumo all’insegna di un vivere lento, a misura d’uomo.

Niente più consumatori, ma persone. Niente più consumo, ma alimentazione. Quella di Farinetti non è una rinuncia al capitalismo: lui, in quanto imprenditore è simbolo di un’Italia che sa e vuole fare impresa. Ma un’impresa di tipo differente da quella che vive della sola coppia consumo/profitto: prima le persone, poi il prodotto. Sempre.

In sostanza, quindi, ci si trova di fronte a una figura che, oltre a essersi distinta come grande imprenditore più di una volta, ha avuto l’abilità di distinguersi come essere umano: un caso raro, anche se non certo unico in Italia, che non dovrebbe mai essere dato per scontato, ma anzi assunto come esempio per chiunque voglia fare seriamente imprenditoria a favore del nostro territorio. In sintesi, Farinetti è il tipo di imprenditore che scelto una direzione e ha saputo tenere lo sguardo ben fisso lungo il cammino da percorrere.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteBasilicata: la terra promessa?
Prossimo articoloRevolut: più sicurezza economica per i minori