Poke House chiude un round da 20 milioni e apre in Francia e Regno Unito

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poke house

Da qualche anno la ristorazione ha un nuovo protagonista: il poke, un piatto sano, colorato e leggero, a base di pesce crudo. Su questa specialità hawaiana nel 2018 due giovani amici, Matteo Pichi e Vittoria Zanetti, hanno costruito un’impresa, Poke House. Ricette e design ispirati alla West Coast, bowl personalizzate, servizio veloce. Il format piace ai clienti e convince gli investitori. Dopo poco più di due anni la food tech conta 30 locali tra Italia, Portogallo e Spagna, un team di oltre 400 persone e un fatturato atteso di 40 milioni di euro nel 2021. Oggi Matteo e Vittoria hanno annunciato un round serie B da 20 milioni di euro. Prossimo obiettivo: 200 nuove aperture, con l’ingresso (imminente) in Francia e Regno Unito.

«Sono orgogliosa dei risultati raggiunti in così poco tempo grazie a un team di persone di grande talento appassionate al proprio lavoro» commenta Vittoria Zanetti, 29 anni.

«Il mondo del food mi ha sempre affascinata e fin da piccola sognavo di farne parte, magari con un ristorante tutto mio» ci racconta. «In uno dei miei viaggi negli Stati Uniti, in California, mi sono imbattuta per la prima volta nel poke. Mi sono innamorata del piatto, dei locali in cui veniva proposto, della community che li frequentava. Ne ho parlato con Matteo e insieme abbiamo deciso di dar vita a Poke House». Lui, 35 anni, laurea in Bocconi, ex investment banker, aveva già creato una startup di food delivery venduta a Glovo nel 2016.

«Siamo partiti in pochissimo tempo, io focalizzata sul prodotto, Matteo sulla strategia di business. A novembre 2018 abbiamo inaugurato il primo locale a Milano, zona Isola, ai piedi del Bosco Verticale. Dopo poco eravamo il brand più cercato sulle piattaforme di delivery. La nostra intuizione è stata quella di riuscire a intercettare una tendenza, quella del poke, che stava iniziando a farsi spazio nel mercato italiano e di farla nostra grazie a qualità del prodotto, modello di business e un concept unico».

Per scalare, i due founder hanno puntato sul digital, con il food delivery e lo sviluppo di una piattaforma di CRM che permette un’analisi continua dei dati. «Siamo un fast casual di qualità e un’azienda giovane che utilizza il meglio della tecnologia in circolazione per migliorare il servizio al consumatore» spiega Pichi, co-founder e Ceo di Poke House. «Quella che stiamo vivendo è una fase complessa e sfidante per il nostro settore, ma allo stesso tempo può rivelarsi una fucina di idee e concept innovativi in termini di digitalizzazione».

Al round, guidato da Eulero Capital, hanno partecipato FG2 Capital e Milano Investment Partners SGR, che già nel 2020 era stato lead investor del primo aumento di capitale da 5 milioni. L’impresa raggiunge così una valutazione di 100 milioni. I nuovi fondi serviranno a sostenere l’espansione di Poke House in Italia e all’estero, con l’arrivo nei mercati francese e britannico.

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