Randi Zuckerberg: «La tecnologia mi ha cambiato la vita, ma preferisco vivere»

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Businesswoman, imprenditrice, scrittrice, Randi Zuckerberg, 36 anni, sorella di Mark, è stata direttore marketing a Facebook. Dopo 10 anni in Silicon Valley e una carriera straordinaria ha mollato tutto. «C’era qualcosa che non andava». Oggi scrive libri, apre ristoranti tecno, si impegna perché tutti abbiano accesso alle nuove tecnologie e imparino a usarle meglio.

«La Silicon Valley è un posto incredibile, fatto di talenti straordinari che sono capaci di cambiare il mondo. Ma le donne sono ancora escluse. Non hanno voce in capitolo in queste grandi aziende». Dopo Facebook, Randi inizia a riflettere su come fare per rendere la tecnologia accessibile a tutti. Scopre che a 6 anni le bambine già si allontanano dalla materie scientifiche. Intanto diventa mamma e ridisegna la sua vita. Tornata a New York, fonda la Zuckerberg Media e decide di fare qualcosa per avvicinare i più piccoli alle materie scientifiche. Scrive un libro per bambini che si intitola Dot, da cui è nata la serie televisiva su Nbc. Crea Sue’s Tech Kitchen, una pasticceria tecnologica, disegnata dagli scienziati della Nasa, per incoraggiare i più piccoli ad amare le materie scientifiche. Qui ogni bambino può disegnare un dolce, stamparlo con la stampante 3D e mangiarlo, oppure interagire con un robot e imparare a programmarlo.

Incontriamo Randi al Wobi di Milano, il World Business Forum

Randi è la maggiore di quattro fratelli. Da piccola aveva un sogno: fare la cantante, esibirsi sui palcoscenici di Broadway. Ma a ogni audizione veniva respinta. «Ho presto capito che non bisogna abbattersi. Da quei sogni infranti è nata la mia nuova vita e il mio amore per la tecnologia». Dopo la laurea in Psicologia a Harvard, lavora per due anni a New York per la Ogilvy & Mather, un’importante agenzia di pubblicità e marketing. Trova lavoro il giorno dopo la laurea. «Due anni dopo, gestivo un team di 7 persone e facevo cose bellissime e molto innovative».

Gli anni in cui Mark crea Facebook

È il 2003, Randi ha 22 anni. Sono gli anni in cui Mark inizia a creare il team per Facebook. «Ho iniziato a ricevere messaggi sempre più frequenti da mio fratello. “Sto creando una piccola impresa, abbiamo bisogno delle tue competenze. Perché non vieni a vedere cosa stiamo facendo?”. Se avete un fratello sapete che queste parole, tradotte, significano: vieni a lavorare gratis per me?». Randi non vuole andare, non crede nel progetto. Prende tempo. Lui insiste. E solo quando le offre il biglietto aereo per la California, lei cede.

«Pensavo al sole, al mondo glamour di San Francisco, al viaggio aereo pagato. “Ci resto sei mesi”, mi sono detta. Arrivata a Menlo Park, Randi non trova niente di glamour, ma un caos incredibile. «Sono rimasta scioccata. Mi sono ritrovata in casa con persone che programmavano 24 ore su 24, mangiavano polpette e patatine fritte, bevevano Red Bull in un disordine allucinante. Ho pensato per molti giorni di aver sbagliato tutto. Ma c’era una cosa che mi colpiva e che piano piano ha iniziato a contagiarmi: era la passione incredibile di questi ragazzi. Erano responsabili del loro successo e del loro insuccesso».

È qui che Randi si scopre imprenditrice

«Durante un hackathon ho inventato Facebook Live, il servizio che permette di andare in diretta e di condividere video con gli amici. Quando l’ho presentato, c’erano solo due persone ad ascoltarmi. Un fallimento». Ma dopo tre settimane Randi riceve la telefonata del manager di Katy Perry: la cantante voleva fare il suo show su Facebook Live. Da quel giorno il servizio è usato da milioni di persone. «Quando mi ha chiamato la Casa Bianca, per informarmi che l’allora presidente Obama avrebbe voluto usare Facebook Live, ho capito che stavamo facendo un lavoro meraviglioso. Ero all’apice del successo. Guadagnavo, mi divertivo, eppure qualcosa non andava».

«Abbiamo bisogno di una tecnologia che ci salvi da se stessa»

«Avevo un rapporto complicato con la Silicon Valley. Dove c’è maschilismo e sono tutti invasati di tecnologia. Andavo dal dentista e anche lui mi spiegava come una nuova App avrebbe cambiato i miei denti. Guidavo in autostrada e le Google Car, auto senza pilota, mi sorpassavano. La gente acquistava Tikker, l’orologio che fa il conto alla rovescia su quanto ti resta da vivere. Tra le App più assurde per correre mi ricordo Zombies, Run!: siete l’ultima persona sulla terra, dovete correre inseguiti da mostri per consegnare una busta che salverà l’umanità… La tecnologia ci offre una grande opportunità, ma dobbiamo usarla per migliorare la vita delle persone e risolvere i problemi veri. E qualche volta dovremmo imparare a disconnetterci. Anche se ci costa. Perché nessuno ha cambiato il mondo restando incollato a un telefono 24 ore al giorno».

Dopo aver lasciato Facebook, Randy è stata nominata una delle 50 donne più influenti del mondo digitale. È autrice del bestseller Dot Complicated dove racconta la sua storia a Facebook e di come i social network abbiamo cambiato, migliorato ma anche complicato la nostra vita. Ha un patrimonio personale di 100 milioni di dollari. Nel 2014 ha cantato a Broadway nel musical Rock of Ages.

 

Tratto dall’articolo Randi Zuckerberg: «La tecnologia mi ha cambiato la vita (ma preferisco vivere)» pubblicato su Millionaire di dicembre/gennaio 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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