Scalapay chiude un round da 155 milioni di dollari. Il Ceo: «Mio padre, missionario in Australia, mi ha insegnato la bellezza di rischiare»

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SCALAPAY

Scalapay raccoglie 155 milioni di dollari. Lo fa da Milano, chiudendo un round serie A. Tra i principali investitori: Tiger Global, società di investimento americana. E raggiunge una valutazione da 700 milioni di dollari.

La startup offre soluzioni di pagamento dilazionali per l’e-commerce. Compri oggi e paghi in tre rate, senza interessi. L’idea è di Simone Mancini, 33 anni, di cui 30 in Australia, rientrato in Italia con moglie, tre figli e l’idea rivoluzionaria di questa startup.

«Avevo conosciuto il mondo dei pagamenti dilazionati in Australia. Vedevo che funzionava. Aiutava i piccoli e-commerce a farsi conoscere nel grande mare del web e le persone a godere dei piccoli piaceri della vita. Ho pensato che l’Italia, che in fondo era il mio Paese, era il posto giusto per conquistare il mondo della moda, quello della cosmetica e dei viaggi».

Liceo artistico, laurea in Economia e commercio, quando arriva in Italia nel 2019 non parla italiano ma conquista tutti velocemente. «Non immaginavo di andare così veloce. Le cose che hanno valore richiedono tempo».

Il modello di Scalapay è win-win: «Il cliente paga a rate, mentre il merchant nella maggior parte dei casi riceve tutto l’importo sul suo conto. I nostri ricavi arrivano dalla commissione che i merchant pagano per l’utilizzo del servizio».

Storia nella storia. I genitori di Simone sono missionari partiti trent’anni fa, proprio oggi 10 settembre 1991, mandati da Papa Paolo Giovanni II in Australia a far conoscere la Chiesa cattolica. «Hanno venduto tutto quello che avevano, l’azienda, la casa e sono partiti. Come discepoli. In tasca, un biglietto di sola andata. Non parlavano inglese, non avevano niente. E ce l’hanno fatta, grazie alla generosità della gente. Mi hanno insegnato a non aver paura di rischiare e quanto è bello dipendere dagli altri. Ogni sera una famiglia vietnamita ci portava un cesto di frutta e verdura».

Scalapay parte da Milano ma con un team internazionale. «Johnny Mitrevski, cofounder e Cto, è australiano, e prima di Scalapay aveva gestito un team tech a livello globale per la più grande banca australiana. Io e Johnny avevamo lavorato insieme nel mondo delle vendite online. Raffaele, il nostro Cfo, lavorava a Goldman Sachs, aveva esperienza nella raccolta capitali» spiega Simone. Pingki Houang, nuovo direttore generale nominato a luglio, è l’ex direttore di ShowroomPrive.

scalapay team
Da sinistra: Raffaele Terrone CFO, Simone Mancini CEO, Johnny Mitresvki CTO, Pingki Houang, Direttore Generale

«Sì, si può fare startup in Italia. Non è la Silicon Valley, non è Tel Aviv, ma è un luogo dove ci sono imprenditori fantastici. E se c’è una cosa che insegna la mia storia è l’importanza del team. Devi trovare le persone con i tuoi stessi valori e aspirare sempre a qualcosa di più grande».

Il modello Scalapay convince subito gli investitori, tanto che in due anni la fintech raccoglie 203 milioni di dollari. Il team raddoppia, arrivando a oltre 150 persone da gennaio 2021. Oltre 3000 sono i merchant che hanno integrato Scalapay nei loro sistemi, tra Francia, Italia, Germania, Spagna, e poi Portogallo, Finlandia, Belgio, Olanda, Austria.

«La mia più grande felicità non sono i soldi. Il bene degli altri è l’unica cosa che mi rende felice. Il poter aiutare qualcuno. Un percorso verso la felicità comincia, a volte, dal piacere per le piccole cose»

Il round è stato guidato da Tiger Global, con la partecipazione di Baleen Capital e Woodson Capital, investitori che si aggiungono ai precedenti Fasanara Capital e Ithaca Investments. I nuovi fondi serviranno ad ampliare team e far crescere le attività.

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