Smart working, il Ceo di Microsoft contro il lavoro da casa “per sempre”

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© Microsoft

La pandemia e il lockdown hanno costretto molte imprese a ricorrere allo smart working. In Silicon Valley qualcuno è andato oltre l’emergenza: i dipendenti di Google e Facebook potranno lavorare da casa per tutto il 2020, il Ceo di Twitter Jack Dorsey ha autorizzato lo smart working «per sempre». Ma, tra i big della tecnologia, c’è anche chi non è d’accordo al lavoro da casa “permanente”. Satya Nadella, numero uno di Microsoft, esclude che i lavoratori di Redmond resteranno lontano dagli uffici anche nel post-Covid.

«Quello che mi manca è quando vai a un incontro fisico, parli a chi è accanto a te, sei in grado di connetterti con i colleghi due minuti prima e due minuti dopo la riunione» ha detto Nadella al New York Times.

L’importanza delle relazioni umane

Il Ceo non è contrario al lavoro a distanza, ma è convinto che serva un equilibrio tra le due modalità. Non tanto per la produttività: la pandemia ha avuto un «impatto minimo» sui conti di Microsoft, il valore delle azioni è cresciuto del 14% nel 2020 e molti lavoratori sono stati più produttivi. Un dato che, secondo Nadella, non è da «celebrare eccessivamente».

L’aspetto più a rischio riguarda le relazioni umane. «Che ne sarebbe della salute mentale? Che ne sarebbe delle connessioni e della costruzione delle comunità? Forse in questa fase stiamo bruciando parte del capitale sociale che abbiamo accumulato» dice il Ceo al New York Times.

Intanto Mark Zuckerberg ha rincarato ulteriormente la dose, annunciando in un post che entro 5-10 anni il 50% dei dipendenti di Facebook potrebbe lavorare in remoto. L’azienda di Menlo Park intensificherà le assunzioni di personale a distanza. Ed elaborerà un piano per lo smart working. «Non è tutto positivo» dice Zuckerberg. «Ci sono tante domande aperte a cui dovremo rispondere nei prossimi anni». In questi mesi, il lavoro a distanza non è stato facile per i genitori con i figli a casa, per chi vive da solo e «può essere difficile trovare il giusto equilibrio senza un chiaro confine tra lavoro e casa. Sono anche preoccupato per i legami sociali più deboli tra colleghi, specialmente i nuovi assunti. E c’è una domanda aperta sul fatto che alcune persone siano meno creative quando non stanno insieme. Penso che la maggior parte di noi vorrebbe non veda l’ora di vedersi di persona».

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