«Su Instagram puntate sulle nicchie: alle aziende interessano profili verticali»

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Foto di Perzonseo Webbyra perzonseowebbyra.se da Flickr

«Focalizzatevi sulle nicchie. Avrete meno follower, ma sarete più interessanti per le aziende, che in questo momento cercano profili verticali». È questo il consiglio di Ilaria Barbotti, digital pr, consulente per aziende e autrice del libro Instagram marketing (Hoepli). «Siamo nella seconda era di Instagram: la piattaforma è satura di contenuti, c’è il problema di chi utilizza sistemi di acquisto di follower per la propria crescita. Se non sei specializzato, rischi di entrare in un mare magnum».

Come si guadagna su Instagram?

ilaria barbotti«Facendo da testimonial per i brand. Oppure usandolo per attirare nuovi clienti su un business che già hai. Gli esempi sono tanti: dalla personal trainer con palestra che attraverso le sue Stories offre sconti sugli abbonamenti all’avvocato specializzato nella tutela legale degli influencer».

Come farsi notare?

«La prima regola è postare contenuti di qualità, quindi costruirti una community che ti segue e si fi da di quello che dici. Non conta solo la quantità, cioè il numero di follower, ma la qualità, cioè le interazioni e i commenti che ogni post scatena. Ma non bisogna avere fretta: la fiducia con il pubblico si costruisce con gli anni. Bisogna seminare e non aspettarsi che ci arrivi il lavoro addosso».

Sono le aziende a contattare l’influencer o vale il contrario?

«Se sei bravo sono le aziende a contattarti. Ma, per chi è agli inizi, consiglio di prepararsi un cv e un portfolio di lavori svolti, da mandare non solo alle aziende, ma anche alle agenzie di digital pr o in generale di comunicazione. Spesso infatti l’azienda contatta le agenzie, magari per progetti in cui chiede di trovare diversi influencer».

Quanto si guadagna?

«Dipende dalla popolarità dell’influencer e dal budget dell’azienda. Se Chiara Ferragni con i suoi 19,4 milioni di follower arriva ormai a guadagnare fino a 50mila-60mila euro a post, le cifre dalle quali si parte possono essere molto basse: 50-60 euro, per poi salire a 200, 300, anche 1.000 euro. Su queste cifre si devono pagare le tasse come liberi professionisti. Può anche succedere che l’azienda proponga dei cambi merce: non ti paga in denaro ma, almeno in parte, regalandoti i suoi prodotti».

Come si dichiarano le pubblicità?

«Se un’azienda ti paga per fare un post, devi segnalarlo. Su Instagram c’è un tool che si chiama branded content tool, che ti consente di taggare le aziende, ma non è ancora disponibile per tutti i profili. Chi non lo ha è obbligato a inserire le parole ad, adv o sponsored all’inizio del testo del post. Se non sei stato pagato ma hai ricevuto in regalo dei prodotti, bisogna inserire le parole gifted by o supplied by».

Meglio fare da soli o farsi seguire da un’agenzia?

«Fino a 200mila-300mila follower consiglio di fare da soli. Oltre a guadagnare di più, si impara, si cresce molto e ci si responsabilizza. Ma occorre essere bravi a gestirsi, a trattare con le aziende, a tenere tutti i rapporti. Bisogna essere un po’ “commerciali”. Se non si hanno queste caratteristiche, meglio affidarsi a un’agenzia».

Com’è regolato questo settore?

«In Italia a oggi non c’è una normativa che disciplini l’attività promozionale su Instagram. Le uniche linee guida sono quelle istituite dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), che raccoglie le eventuali segnalazioni di pubblicità ingannevoli, le analizza e le manda all’Antitrust, che può intervenire avviando un procedimento con sanzioni e multe fino a 40mila euro».

Tratto dall’articolo “Instagram. Il nuovo Carosello” pubblicato su Millionaire di maggio 2020. 

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1 COMMENTO

  1. Potrebbe essere interessante anche l’aspetto contrario, ovvero quello di aziende che contattano influencer. Per un’azienda farsi sponsorizzzare da un’influencer con un seguito in linea con il pubblico target del brand è sicuramente una mossa di marketing che paga più di qualsiasi campagna non ben targettizzata. Il mancato regolamento del rapporto azienda- influencer però fa sì che spesso le prime se ne approfittino oppure siano gli stessi influencer a non saper “prezzare” il proprio ruolo. Ci dovrebbe essere più chiarezza e spesso le agenzie pubblicitarie alle quali le aziende esternalizzano questo compito non sono leali nei confronti delle due parti. Con le recenti policy di Instagram si sta provando a regolamentare gli accordi , sicuramente è una delle questioni calde e da tenere più sott’occhio del social media marketing.

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