Il primo lavoro assomiglia sempre meno a un punto di partenza. Sempre più spesso è già una prova avanzata, un livello da sbloccare con competenze che, sulla carta, dovrebbero arrivare dopo. A crescere sono le figure ibride, capaci di unire creatività, business e tecnologia. Tra chi valuta di trasferirsi all’estero, il 48% lo farebbe per migliorare le prospettive economiche, il 33% per la qualità della vita e il 28% per opportunità di carriera più ampie
A dirlo è il nuovo Barometro del primo impiego di LinkedIn, che fotografa un mercato in cui l’ingresso si fa più selettivo e meno lineare. A livello globale, l’88% di chi si affaccia al mondo del lavoro dichiara di non sentirsi pronto. In Italia, il dato si traduce in numeri concreti: le assunzioni entry-level sono calate del 18,8% su base annua.
Il risultato è un paradosso sempre più evidente: le opportunità esistono, ma richiedono un livello di preparazione che molti giovani faticano a dimostrare. Il primo impiego diventa così un terreno ibrido, dove studio e lavoro si sovrappongono senza un vero punto di passaggio.
Un ingresso più complesso (e meno lineare)
Le tradizionali traiettorie – laurea, primo lavoro, crescita interna – stanno lasciando spazio a percorsi frammentati. Le opportunità si concentrano soprattutto in ruoli amministrativi, di supporto o a contatto con il pubblico, mentre le funzioni più strutturate diventano meno accessibili.
«La ricerca di lavoro per chi è all’inizio della propria carriera sta cambiando velocemente insieme al mutamento del mercato», spiega Michele Pierri, responsabile di LinkedIn Notizie Italia. «Oggi compiere il primo passo nel mondo professionale è diventato decisamente più complesso».
Il lavoro cresce dove le competenze si incrociano
Se l’accesso si restringe, cambiano anche i profili richiesti. A crescere sono le figure ibride, capaci di unire creatività, business e tecnologia. Tra i ruoli in maggiore espansione compaiono content producer, event assistant, international sales specialist, ingegnere AI, coordinatore di eventi, fino a profili più tecnici come ingegnere aerospaziale o tecnico del controllo qualità. Il segnale è chiaro: il mercato cerca persone in grado di muoversi tra più linguaggi, più che specialisti verticali fin dall’inizio.
Dove si trovano le opportunità
Le opportunità si concentrano soprattutto in pubblica amministrazione, intrattenimento, IT & media e servizi finanziari. Anche geograficamente emergono nuovi poli: accanto a Milano e Roma, si fanno spazio città come Padova e Firenze, mentre il Sud resta meno rappresentato. Allo stesso tempo, alcune funzioni tengono più di altre. Risorse umane e business development mostrano una maggiore resilienza, mentre il marketing registra cali più marcati.
Il vero nodo: indipendenza economica
Anche quando il primo lavoro arriva, restano aperte alcune criticità strutturali. Il 37% dei giovani indica come principale ostacolo uno stipendio insufficiente rispetto al costo della vita, mentre il 28% segnala instabilità legata a contratti brevi. Un ulteriore 25% fatica a trovare opportunità nella propria città. Il primo impiego, quindi, sempre più spesso rappresenta un passaggio, più che una base solida da cui costruire.

L’orizzonte si sposta all’estero
In questo contesto cresce l’apertura verso esperienze internazionali. Tra chi valuta di trasferirsi, il 48% lo farebbe per migliorare le prospettive economiche, il 33% per la qualità della vita e il 28% per opportunità di carriera più ampie. Una scelta che racconta una generazione mobile, pronta a spostarsi per trovare condizioni migliori, ma anche un sistema che fatica a trattenere talento.
Aspettative più alte, selezione più dura
Cambiano anche i criteri con cui i giovani valutano le offerte. Retribuzioni simboliche e scarsa trasparenza su stipendio e contratto sono tra i principali fattori di rifiuto. Seguono la mancanza di flessibilità e le limitate possibilità di crescita.
«Chi entra oggi nel mondo del lavoro si trova davanti a più opportunità ma anche a una maggiore complessità», osserva Olga Farreras Casado, Career Expert di LinkedIn Italia. «La differenza la fa la capacità di adattarsi, imparare velocemente e leggere il contesto. Il talento oggi non è solo quello che sai fare, ma quanto velocemente riesci a evolvere».
Il takeaway per chi costruisce impresa
Il punto, per imprenditori e aziende, è altrettanto chiaro: oltre alla ricerca di talenti, la sfida è come rendere accessibile il primo ingresso. Chi riuscirà a progettare percorsi di ingresso più concreti, con formazione reale, chiarezza e crescita visibile, avrà un vantaggio competitivo forte. Perché il primo lavoro, oggi, è già un banco di prova. E sempre più spesso, anche il momento in cui si decide se restare o andare altrove.
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