Armani converte gli stabilimenti: produrrà camici per gli ospedali. Tante aziende si reinventano per l’emergenza

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Giorgio Armani
Giorgio Armani - © Julian Broad

Un altro contributo di “re Giorgio” per l’emergenza Coronavirus. Il gruppo Armani ha appena annunciato che convertirà i propri stabilimenti in Italia per la produzione di camici monouso destinati a medici, infermieri e operatori sanitari impegnati in prima linea. A loro l’imprenditore di Milano ha indirizzato una lettera nei giorni scorsi: «Vi sono personalmente vicino. È commovente vedervi impegnati nel vostro lavoro con le difficoltà e i grandi sforzi che ormai tutto il mondo conosce» ha scritto Armani. «Credo che questo sentimento si colleghi al mio desiderio di intraprendere la carriera di medico quando ero giovane e cercavo una mia strada».

Nelle scorse settimane lo stilista ha donato 2 milioni di euro a ospedali e Protezione civile. Dopo la donazione iniziale per quattro istituti di Milano e Roma, ha esteso il suo contributo anche all’ospedale di Bergamo, a quelli di Piacenza e della Versilia.

Mascherine e camici dalle maison italiane

In tanti si sono mobilitati nel mondo della moda. Rispondendo all’appello della Regione Toscana, il 18 marzo Prada ha avviato la produzione di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario. Con consegne giornaliere fino al 6 aprile. Gli articoli sono prodotti nello stabilimento di Montone (Perugia), l’unico del gruppo rimasto operativo, solo a questo scopo.

Gucci si è impegnata a realizzare oltre un milione di mascherine e 55.000 tute mediche. Anche Ermanno Scervino ha convertito la produzione. L’amministratore delegato Toni Scervino ha raccontato all’Ansa: «Le nostre sarte erano a casa per precauzione, abbiamo chiesto loro se volevano fare volontariato per produrre mascherine, camici e cuffie, e hanno aderito tutte, anche le loro vicine di casa».

Attive da giorni anche le sarte di Miroglio, Valentino, Salvatore Ferragamo, Calzedonia, Fendi. Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha fatto sapere che «180 aziende delle Camere della moda si sino messe insieme per produrre due milioni di mascherine al giorno». E ci sono moltissime altre imprese riconvertite per l’emergenza, da L’Erbolario e Bulgari che adesso producono gel igienizzante nei loro laboratori chimici a Fca e Ferrari, che affiancano la Siare Engineering per raddoppiare la produzione di respiratori.

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