Coinbase: “Quattro settimane di chiusura nel 2022 per permettere ai dipendenti di ricaricarsi”

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Brian Armstrong, co-founder e Ceo di Coinbase

Quattro settimane all’anno di chiusura (quasi totale) dell’azienda per permettere ai dipendenti di prendersi una pausa, ricaricare le pile e intanto non accumulare lavoro. È la novità introdotta da Coinbase, la società di scambio di criptovalute fondata a San Francisco nel 2012 e oggi attiva in oltre 100 Paesi.

In un post pubblicato sul blog dell’azienda L.J. Brock, Chief People Officer, spiega che la decisione è frutto di un sondaggio interno e di un “test” condotto in Coinbase tra il 2020 e il 2021.

«Nonostante la nostra politica di permessi flessibili (FTO), che riguarda la maggior parte dei dipendenti, nel 2020 ci siamo resi conto che molti non si stavano prendendo abbastanza tempo libero per ricaricarsi, per non gravare sui loro compagni di squadra o per non rimanere indietro con il proprio lavoro» spiega Brock. Da lì la decisione di programmare una settimana di break alla fine del 2020 e due nel 2021. Quasi tutta l’azienda è rimasta chiusa in quei periodi. La maggioranza dei dipendenti ha poi dichiarato che i giorni di chiusura sono stati lo strumento principale che li ha aiutati a riposare nel 2021.

«Quel feedback – e la nostra aspettativa che quest’anno sarà intenso come l’anno scorso – ci ha spinto a programmare quattro settimane per il 2022, circa una per trimestre».

Coinbase precisa che non si tratta di lavorare meno, ma di avere più momenti di pausa per «recuperare tra uno sprint e l’altro». La politica di ferie e permessi liberi non cambia. L’azienda incoraggerà i dipendenti a programmare le proprie ferie nelle settimane di break, «ma sappiamo che non è sempre possibile, e va bene così» precisa Brock.

«Per la maggior parte di noi, Coinbase è il posto in cui abbiamo lavorato più intensamente. Tale intensità è amplificata dal momento attuale che sta attraversando il settore cripto, e spesso si traduce in lunghi giorni e settimane» spiega ancora l’azienda. «Non promettiamo giornate dalle 9:00 alle 17:00 o settimane lavorative di 40 ore: molti giorni e molte settimane sono lunghi». Ed ecco perché la chiusura periodica dell’azienda è considerata «il modo migliore per garantire che il ritmo sia sostenibile».

Per la stessa ragione, Coinbase offre ai dipendenti anche la possibilità di scegliere se lavorare da un ufficio, da casa o in modalità ibrida. «Qualunque cosa funzioni meglio per loro e per le loro famiglie. Questa politica ha avuto un enorme successo, consentendoci di assumere i migliori talenti da tutto il mondo».

Nell’ultimo anno, l’azienda ha triplicato il proprio organico, arrivando a oltre 2700 dipendenti. E assumerà «centinaia di persone» nei prossimi mesi.

Brian Armstrong, la rockstar dei bitcoin

La mente dietro Coinbase è il 38enne Brian Armstrong. Cresciuto a San Jose, in California, ai tempi della scuola inizia a programmare in Java e Css. «Allora, tutti mi consideravano un nerd» ha raccontato. Nel garage del vicino progetta siti web per piccole imprese della zona. Nel 2003 fonda UniversityTutor.com, un portale di formazione per studenti. Intanto si laurea in informatica e in economia. Lavora in Ibm, Deloitte, Airbnb. La svolta però arriva con le criptovalute, tra il 2010 e il 2012. Abbiamo raccontato qui la sua storia.

Brian è stato uno dei primi imprenditori resi miliardari dalle criptovalute. Nella community dei bitcoin, è considerato una rockstar. E la sua Coinbase cresce senza sosta. A dicembre 2020 aveva 43 milioni di utenti. Oggi ne ha più di 73 milioni. Anche il volume di scambi è aumentato, passando da 80 a 327 miliardi di dollari. E lo scorso aprile la società si è quotata al Nasdaq.

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