Exit di successo per Fabrizio Capobianco, italiano in Silicon Valley: “Siate ambiziosi e pazzi”

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fabrizio capobianco

«Non mollare mai e fallo sempre con il sorriso stampato in faccia». È questo il segreto di Fabrizio Capobianco, imprenditore di successo in Silicon Valley, che ieri ha firmato la sua exit: TOK.tv, l’app che permette a 40 milioni di persone di vedere le partite commentandole con gli amici che stanno dall’altra parte dell’Oceano, è stata acquisita da Minerva Networks, una piattaforma software che trasmette la televisione in diretta di oltre 300 operatori tv a milioni di persone, che ha base in Silicon Valley e centro di sviluppo in Italia.

La cifra è undisclosed, ma i rumors parlano di una exit a molti zeri. «Sono molto contento di questo risultato, molti diranno che ce l’ho fatta. Ma quello che conta è il cammino: il traguardo si continua a spostare. E questa exit è solo l’inizio di una nuova avventura. Quando 7 anni fa ho fondato TOK.tv avevo un sogno: un mondo in cui nessuno potrà mai guardare la TV da solo. La TV è sempre stata social, ma poi con gli smartphone è arrivata nelle nostre tasche e tutti abbiamo iniziato a guardare i video da soli. TOK.tv è stata la risposta al mio bisogno di guardare le partite della Juventus in compagnia dei miei amici, perché guardarle da solo oltreoceano era troppo triste. Abbiamo lavorato tantissimo ma da tempo ci eravamo resi conto che cambiare il futuro della televisione da soli non sarebbe stato possibile. Siamo andati alla ricerca di un partner. L’abbiamo trovato in Minerva Networks. Il ceo, tra l’altro, è un altro italiano in California, Mauro Bonomi. E ora il futuro della tv lo possiamo cambiare davvero»

Cosa cambia per te ora?

«Per cominciare, dovrò andare in ufficio tutti i giorni… Ho una grande stanza all’ottavo piano, con una vista bellissima, vedo gli aerei atterrare, però l’azienda liquida mi manca già. Il resto del mio team continuerà invece a lavorare da casa. Il mio ruolo? Sarò il Chief Innovation Officer di Minerva».

Qual è il tuo compito?

«Portare l’innovazione di TOK.tv a tutti i loro partner (ne hanno 300, in tutto il mondo). Il bello è che loro hanno i diritti televisivi dello sport e non solo, per cui la nostra piattaforma sociale ne guadagnerà immediatamente. Poi devo portare Minerva alle squadre e alle leghe, perché il futuro della televisione passa per chi ha i contenuti (e lo sport è il contenuto più interessante che c’è). Sono convinto che abbiano bisogno di farsi i loro canali televisivi. In pratica, c’è un sacco di lavoro da fare. Ma anche tanto da divertirsi».

Intervisto Capobianco via Messenger, ieri sera alle 23. È super impegnato eppure nel giorno dell’exit e nel suo primo giorno di nuovo lavoro riesce a rispondere anche alle mie domande. Mi manda la foto in diretta del suo nuovo ufficio (foto sopra). Me lo immagino mentre si guarda indietro, connettendo i puntini della sua storia.

«Mi ricordo il mio primo viaggio in California, nel 1989. Avevo costantemente la sensazione di essere in un film. Ovunque mi girassi, c’ero già stato. Camminavo sulle nuvole. Mi ricordo nel 1999, quando in un giorno bellissimo di primavera ero nel campus di Stanford in mezzo ai ragazzi in bicicletta. Sono entrato di corsa nella biblioteca, ho aperto un account Hotmail (lo uso ancora) solo per mandare una email a mia moglie e dirle: “Preparati, ci trasferiamo”. Qualche mese dopo, ero su un grattacielo di San Francisco con un avvocato che mi diceva: “Senza un visto, ti puoi scordare di fare una startup qui. Trovati un lavoro, prendi la carta verde e poi ne riparliamo”. Qualche anno dopo, ne abbiamo riparlato. E un giorno di giugno del 2005 mi sono trovato a guidare sulla Highway 101 con la capote abbassata, gridando come un pazzo perché sul mio smartphone avevo appena letto l’email dell’avvocato col soggetto: “We have closed”. Due fondi americani avevano deciso di darmi 5 milioni di dollari. A me, che venivo dalla Valtellina. Con un team tutto italiano, in Italia. Il sogno americano non era più solo un sogno. Se ce lo fatta io ce la può fare chiunque» scrive nelle conclusioni del nostro libro dedicato alla Silicon Valley (Hoepli).

3 settembre 2019: 14 anni e tre startup dopo, Capobianco fa un’exit, aggiungendo un altro puntino alla sua storia. E va avanti a dare il massimo. Qualche mese fa consigliava i nostri giovani lettori: «Alzate le vele e andate, per buttare l’ancora. C’è sempre tempo. Siate folli. Con TOK.tv contiamo di passare dai 40 milioni di utenti di oggi ai 5 miliardi di domani. Giusto perché siamo ambiziosi e pazzi. Non ce la faremo? Andremo a zero, che è parte del gioco, quando si spara tutto. L’importante è aver voglia di farsi il mazzo. In Silicon Valley, chi tira a campare non resiste…».

Non è un caso che Capobianco non sia andato a zero.

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