Federico Marchetti di Yoox: «Sono partito da zero, senza una lira»

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Portrait of Federico Marchetti. Photo Jonathan Frantini

Partito dalla provincia, ha creato una startup quando la parola non era ancora di moda. Oggi Yoox Net-A-Porter vale miliardi. «Niente è impossibile. Farcela non è una questione di soldi. Le persone sono più importanti dei capitali. Sono loro che trasformano le idee in realtà. Storia di Federico Marchetti

È una delle 100 personalità più influenti nel mondo digitale. Federico Marchetti, 49 anni, ha creato l’unico esempio italiano di unicorno italiano (startup valutata più di un miliardo di dollari). Partito in un magazzino, in una città di provincia, ha saputo unire due forze opposte, moda e Internet. E da zero ha creato l’e-commerce di fashion più potente del mondo. Yoox nel 2000 era una startup. Oggi, in seguito alla fusione con Net-A-Porter, si
chiama Yoox Net-A-Porter Group (YNAP), è un colosso dell’e-commerce che fa ricavi per oltre 2 miliardi di euro. Dal 2018 fa parte del gruppo Richemont.

Figlio di un capo magazziniere della Fiat e di una telefonista della Sip, Marchetti ha fatto tutto da solo. «Mia madre è la regina dell’efficienza, mi ha insegnato a fare tutto. Se avesse studiato oggi sarebbe l’amministratore delegato della Fiat» ha raccontato in un’intervista a Giovanni Minoli.

Mr Geek of Chic (come lo ha definito il New Yorker) cresce a Ravenna. Fin da ragazzino si dimostra diverso dagli altri. Determinato, bravissimo a scuola («ma io volevo essere il capellone che piaceva alle ragazze») è sempre andato controcorrente. Dopo il liceo, tutti i suoi amici si iscrivono all’università a Bologna, lui va a Milano da solo. Sceglie la Bocconi. Da quel giorno, la sua vita sarà all’insegna dell’intraprendenza. «Quando ho varcato la porta dell’università non immaginavo che 10 anni dopo avrei vissuto una grandiosa avventura imprenditoriale. Ma fin da bambino sapevo che volevo fare qualcosa di mio. Oggi la mia vita si è mescolata completamente al mio lavoro, al punto che una cosa è diventata l’altra. Per questo mi sento un privilegiato: tutte le mattine quando mi sveglio ringrazio il cielo di avere inventato Yoox. Perché vado al lavoro con il sorriso sulle labbra».

Da Ravenna a Milano, prima in un collegio, poi in un monolocale

Arrivato a Milano, nel primo anno di università Marchetti vive in un collegio di preti e passa giorno e notte a studiare. Il secondo anno si trasferisce in un monolocale e dorme su un divano letto. Poi impara a muoversi, prende un appartamento in affitto. Si laurea con 110 e lode. Per spirito di sacrificio e amore del rischio, decide di andare a lavorare a Londra per la Lehman Brothers, la banca d’affari americana poi fallita. «In quegli anni lavoravo anche 90 ore a settimana. Volevo imparare tutto quello che potevo e in fretta».

Dopo tre anni, da Londra va a New York. Si iscrive alla Columbia University per un MBA («Qui ho vissuto un’esperienza meravigliosa») e lavora nella società di consulenza Bain & Company. Ma vuole fare di più, macina idee di business. «Volevo fare l’imprenditore. Sono partito dal basso, mi sono messo a tavolino e ho unito le due mie grandi passioni: moda e Internet». È a New York che nasce l’idea di Yoox, un progetto semplice e rivoluzionario: un canale online dove vendere i capi di fine stagione.

Nel 1999 è senza un lavoro, ma con un business plan in mano

«Avevo 30 anni, un lavoro in un’azienda prestigiosa e un ottimo stipendio, ma volevo creare qualcosa di mio. Mi sono licenziato. Nel 1999 ero senza un lavoro, ma con il business plan di Yoox in mano. Mi sono buttato. Se avessi aspettato ancora un anno, non ce l’avrei fatta. Dovevo rischiare e quello era il momento giusto». Nel 2000 fonda la sua startup. Il più grande Internet retailer nel luxury fashion nasce così a Casalecchio di Reno (Bo) in un magazzino. «Non avevo niente. Non avevo soldi, non avevo un cognome importante, non arrivavo dal mondo della moda. In più dovevo vincere anche lo scetticismo generale. Sono state 10mila le volte che mi sono sentito dire che nessuno avrebbe comprato vestiti via Internet, che la gente voleva vederli, toccarli, provarli in negozio e non a casa propria. Avevo trovato 10mila risposte diverse a quell’obiezione, per non annoiarmi troppo quando dovevo rispondere».

Quell’incontro fortunato con il papà del venture capital italiano

Innamorato dell’innovazione, lavora all’idea per tre mesi, giorno e notte. Ci crede, ma ha bisogno di soldi. Cerca investitori ma non conosce nessuno. O nessuno vuole investire per primo. Prende le Pagine Gialle e trova il nome di Elserino Piol, il padre del venture capital in Italia, fondatore del fondo Kiwi management. Lo chiama. Piol, dopo averlo ascoltato, gli offre a una velocità incredibile tre miliardi di lire e gliene promette altri tre, se il sito fosse andato online entro sei mesi. L’investitore fa un investimento ad alto rischio, perché ha grandi ambizioni. Cercava talenti con la voglia di crescere in modo rapido e Marchetti lo era. «Sarò eternamente grato a Piol, che da subito ha creduto in me e nel mio sogno. Oggi è in pensione, ma per anni è stato nel nostro consiglio di amministrazione». Era poi il momento perfetto. Un mese dopo quell’incontro, è esplosa la bolla della new economy e tutto sembrava finito.

Il 21 marzo del 2000 viene fondata Yoox. Tre mesi dopo, il 21 giugno, va online Yoox.com. Il sito è fin dal primo giorno in italiano e in inglese: Marchetti inizia con l’off season ed è operativo da subito in tutta Europa. Crea un mercato online, senza alterare l’immagine del brand, dove i grandi marchi della moda possono vendere i capi invenduti di fine stagione. Così, mentre il mondo del Web crolla, lui va avanti. Un americano, comodamente seduto a casa sua, può acquistare su Yoox una camicia rimasta invenduta in un negozio di Parigi. Dopo due anni, raggiunge il break even. Marchetti ha sempre insistito sulla ricerca dei venture capital per far partire e decollare una startup.

Gli anni difficili della crisi

«Mi sono sempre chiesto quale fosse il bilancio e mi sono sempre risposto che alla fine è positivo. Non saremmo dove siamo se non fossimo nati qua, in Italia. Il Made in Italy è il più forte brand del mondo». Ma non è tutto facile. Un anno dopo, nel 2001, crollano le Torri Gemelle e sono anni durissimi. «Nel mondo tutti pensavano: “Oh my God, non si venderà più nulla”. Anziché frenare, ho messo il piede sull’acceleratore e spinto ancora di più”. Yoox decolla. E passa indenne in mezzo al default della Lehman Brothers, la recessione, la crisi dei mutui subprime. Dopo Piol, arriva Renzo Rosso di Diesel. Nel 2006, Marchetti mette la sua esperienza nel mondo dell’e-commerce e la sua piattaforma tecnologica al servizio di stilisti e designer per il loro negozio online monomarca. Inizia con Marni, poi arriva a Valentino, Armani e tutti i grandi della moda.

Il 3 dicembre 2009 Yoox si quota, generando dall’IPO 95 milioni di euro. Quel giorno, Yoox è stata valutata 217 milioni di euro. L’anno dopo, va in Cina come first mover nel fashion e-commerce. Arrivano poi gli anni delle conquiste e dei riconoscimenti. Nel 2012, vince il Premio Leonardo per l’Innovazione, nel 2014 è nominato Alumnus dell’anno dalla sua
università, la Bocconi. Il 5 ottobre del 2015 si fonde con The Net-A-Porter Group, il suo più grande competitor. A novembre 2016, Marchetti ha vinto il premio imprenditore dell’anno, il riconoscimento promosso da EY. «Niente è impossibile. Vorrei dedicare questo premio alle giovani generazioni. Farcela non è una questione di soldi. Le persone sono più importanti dei capitali. Sono loro che trasformano le idee in realtà».

Ognuno deve trovare la sua strada

La storia di Federico Marchetti è piena di insegnamenti. «Ma io non voglio essere un modello per nessuno. Ognuno deve trovare la sua strada» ha raccontato agli studenti della Bocconi. «Seguite i vostri sogni e prendetevi i rischi per realizzarli. Sono sicuro che arriverete dove volete. Scegliete il momento opportuno e non perdete tempo».

Appassionato di nuoto («le idee migliori mi vengono in acqua»), Marchetti è riuscito a creare un grande impero. Il suo segreto? «Non necessariamente quando diventi grande perdi il senso delle persone che ti ruotano attorno o perdi lo spirito, il coraggio» ha dichiarato alla rivista Studio. «È come un uomo che rimane bambino dentro. L’innovazione è quella forza propulsiva che devi avere quando ti poni un traguardo lontano e vuoi continuare a puntarlo. Se invece ti senti arrivato, viene meno. Quel bambino è molto importante: è quello che pensa “io sono ancora all’inizio della storia”».

INFO: www.ynap.com

Tratto da Millionaire di marzo 2017.

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