Google, Larry Page e Sergey Brin lasciano la guida di Alphabet

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Page e Brin agli esordi - Foto di Ehud Kenan da Wikimedia Commons

Oggi «finisce un’era», scrive il New York Times annunciando il cambio di guardia ai vertici di Alphabet, la holding che controlla Google dal 2015. Larry Page e Sergey Brin, che nel 1998 hanno lanciato il motore di ricerca più usato nel mondo, lasciano rispettivamente i ruoli di Ceo e presidente di Alphabet. La guida passa nelle mani di Sundar Pichai. Il manager indiano già a capo di Google sarà anche Ceo della holding.

Page e Brin rimarranno attivi come co-fondatori, azionisti e membri del consiglio di amministrazione di Alphabet. Insieme possiedono più del 10% delle azioni della società.  Sotto la loro guida, Google è diventato un colosso mondiale con oltre 100mila dipendenti in tutto il mondo. Entrambi sono nella top 20 dei più ricchi del Pianeta con patrimoni personali di oltre 50 miliardi di dollari.

La lettera di Larry Page e Sergey Brin

In una lettera aperta, i co-founder di Google hanno spiegato la loro scelta. «Oggi, nel 2019, se la compagnia fosse una persona, sarebbe un giovane adulto di 21 anni e sarebbe il momento di lasciare “l’ovile”. Sebbene sia stato un enorme privilegio essere profondamente coinvolti nella gestione quotidiana dell’azienda per così tanto tempo, crediamo che sia arrivato il momento di assumere il ruolo di genitori orgogliosi: offrire consigli e amore, ma non raccomandazioni quotidiane!». I due credono che in questa fase dell’azienda sia giusto «semplificare la struttura di management». E aggiungono: «Non siamo mai stati quelli che vogliono mantenere incarichi di management (a tutti i costi) quando pensiamo che ci sia un modo migliore per gestire l’azienda. E Alphabet e Google non hanno più bisogno di due amministratori delegati e un presidente».

Sul loro successore dicono che nessuno potrebbe guidare la holding meglio di lui. «Sundar porta umiltà e profonda passione per la tecnologia… Ha lavorato a stretto contatto con noi per 15 anni. E non c’è nessun altro su cui abbiamo fatto così tanto affidamento dalla fondazione di Alphabet».

La lettera si chiude con un piccolo bilancio dei 21 anni trascorsi ai vertici di Google: «Siamo profondamente onorati di aver visto un piccolo progetto di ricerca diventare una fonte di conoscenza e responsabilizzazione per miliardi di persone. Una scommessa fatta da due studenti di Stanford che ha portato a una moltitudine di altre scommesse tecnologiche. Non avremmo mai potuto immaginare, nel 1998, quando trasferimmo i nostri server da un dormitorio a un garage, quale viaggio ne sarebbe seguito».

Sundar Pichai, l’indiano che ha conquistato Google

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