Howard Schultz lascia Starbucks. Il suo messaggio ai dipendenti: “Grazie a voi, ho realizzato un sogno”

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Howard Schultz, Starbucks executive chairman, visits the original Starbucks store at Pike Place Market on Monday, June 4, 2018. (Joshua Trujillo, Starbucks)

«Provo così tante emozioni. Orgoglio. Nostalgia. Il cuore pesante. Ma soprattutto un tremendo senso di gratitudine. Per anni ho avuto il sogno di costruire un certo tipo di azienda, un’azienda in grado di migliorare la vita delle persone. Grazie a voi, il mio sogno si è avverato… Il 26 giugno lascerò ufficialmente Starbucks».

Dopo più di 30 anni alla guida del colosso americano delle caffetterie, Howard Schultz, 64 anni, presidente ed ex Ceo di Starbucks – il manager, che è partito dalle case popolari di Brooklyn ed è arrivato a gestire un impero di oltre 28.000 negozi – lascia l’azienda. Lunedì ha incontrato e ringraziato i dipendenti, che gli hanno permesso di realizzare «il sogno di una vita».

Howard Schultz, Starbucks executive chairman, visits the original Starbucks store at Pike Place Market on Monday, June 4, 2018. (Joshua Trujillo, Starbucks)

Nel suo lungo messaggio di congedo, diffuso online, Schultz ripercorre il cammino fatto in questi anni e sottolinea i risultati raggiunti.

«Mi sento ancora un ragazzino di Brooklyn cresciuto nelle case popolari. Sto vivendo il sogno americano. E ho ancora sogni per l’azienda e per voi… Chi avrebbe mai immaginato quanto lontano avremmo viaggiato insieme, passando dagli 11 negozi del 1987 a più di 28.000 in 77 paesi. Ma questi numeri non appresentano la vera misura del nostro successo. Starbucks ha cambiato il modo in cui milioni di persone bevono il caffè, questo è vero, ma abbiamo anche cambiato la vita di molte persone». Schultz parla dei valori aziendali, dei benefit ai dipendenti (dai corsi al college alle visite mediche) e delle politiche di responsabilità etica e sociale.

Ma la lettera di Schultz è anche piena di insegnamenti, validi per manager e imprenditori. Ecco i passaggi più significativi:

  • «Non perdere mai di vista quello che conta di più: partner e clienti». Durante le riunioni «ho sempre immaginato due sedie vuote nella stanza, una per un partner, l’altra per un cliente. Quando ho dovuto prendere una decisione, mi sono sempre chiesto se la scelta avrebbe soddisfatto entrambi».
  • «Segui la mission, ma innovando. Non abbracciare mai lo status quo. Abbi la curiosità di guardarti attorno e il coraggio di reinventare. Il cambiamento è inevitabile».
  • «In mezzo al caos, cerca di ascoltare con empatia, rispondi con gentilezza e fai del tuo meglio per ottenere risultati attraverso la lente dell’umanità».
  • «Non essere uno spettatore. Al contrario, cerca di essere responsabile di ciò che vedi e ascolti».
  • «Nessuna persona o azienda è mai perfetta, quindi impara dagli errori e perdona te stesso e gli altri. E quando gli obiettivi saranno raggiunti, ricorda: il successo è più bello quando è condiviso».
  • «Il successo non è un diritto: deve essere guadagnato ogni giorno attraverso il duro lavoro e il lavoro di squadra. Se ti sforzi di essere la versione migliore di te stesso e di tirare fuori il meglio dagli altri, i tuoi sogni diventeranno realtà più e più volte, e la missione, i valori e i principi guida di Starbucks dureranno».
  • Schultz ha ringraziato partner e manager, sottolineando l’importanza del lavoro di squadra: «Siete stati tutti miei insegnanti e mi avete aiutato a diventare una versione migliore di me stesso».
I progetti futuri

Nel suo futuro Schultz lascia intravedere diverse possibilità. Dopo l’estate in famiglia, pubblicherà un libro sulla sua esperienza a Starbucks e «sull’impatto sociale» della compagnia. in seguito potrebbe dedicarsi alla baneficenza o al «servizio pubblico». E in queste parole in molti hanno visto la volontà di entrare in politica, sfidando il presidente Trump. «Ma davvero non so cosa mi riserverà il futuro» ha precisato.

Schultz a Milano

Nella stessa letterà Schultz ha già fatto sapere che parteciperà all’apertura della Roastery di Milano, il prossimo autunno. In quella città dove «il corso della mia vita è cambiato anni fa». Nel 1983, infatti, durante un viaggio a Milano, Schultz era rimasto affascinato dall’efficienza dei baristi italiani capaci di servire un espresso in pochi secondi e dall’atmosfera di locali in cui la gente tornava più volte al giorno per bere caffè e concedersi una pausa. Rientrato negli Usa, aveva subito replicato la ricetta del cappuccino, riuscendo così a triplicare le vendite nel giro di un anno.

Da zero a Ceo di Starbucks

Figlio di un camionista, Schultz ha imparato in fretta a rimboccarsi le maniche: quando suo padre si rompe una gamba e dà fondo alle già magre finanze familiari, Howard è costretto ad andare a lavorare. Ha solo 12 anni. Trova impiego in una caffetteria e subito capisce che, se lavora sodo, può arrivare dove vuole. Qualche anno dopo diventa il primo laureato della sua famiglia. Viene assunto prima dalla multinazionale di fotocopiatrici Xerox, poi da un’azienda di casalinghi e infine, nel 1982, diventa direttore vendite da Starbucks. Leggi qui la sua incredibile storia.

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