Hyperloop: «Ti porterò da Milano a Roma in 30 minuti»

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Il treno che viaggia alla velocità del suono, sicuro e sostenibile è (quasi) realtà. Grazie a un italiano, Gabriele Bibop Gresta, che ha preso l’idea di Elon Musk e la sta realizzando. Con l’aiuto delle menti più talentuose del Pianeta.

C’è un italiano a Los Angeles che sta lavorando su un sistema di trasporto rivoluzionario. Un treno che va alla velocità del suono, più sicuro di un aereo e più sostenibile di qualsiasi altro mezzo. Lui si chiama Gabriele Bibop Gresta, ha 47 anni e una storia incredibile di self made man. Scienziato, artista, venture capitalist, imprenditore. Ha preso Hyperloop, l’idea di Elon Musk e la sta trasformando in realtà. Ha co-fondato Hyperloop Transportation Technologies, la startup nata in California nel 2013, che costruirà, per prima al mondo, un treno supersonico per passeggeri e merci.

La sua storia? Nato a Terni, cresciuto ad Arezzo, laurea in Filosofia, master in Informatica. Giovanissimo produttore e autore di programmi televisivi sulla Rai e su Mtv, nel 2001 ha fondato la società di produzione e distribuzione di contenuti Bibop che ha poi ceduto a Telecom Italia, per 6 milioni di euro. Nel 2003, Gresta è stato il fondatore (con Enrico Gasperini e Alberto Fioravanti) di Digital Magics, l’incubatore che aiuta le startup italiane e che ha investito 320mila euro in Jumpstarter, la piattaforma di crowdsourcing che controlla al 100% Hyperloop TT. Ha creato la prima azienda al mondo basata su un modello di business collaborativo.

Gresta coordina un team di 800 persone (molti gli italiani): ingegneri, scienziati, esperti di tecnologia e di design, di 42 Paesi diversi. Ha uffici ovunque: Abu Dhabi, Dubai, Bratislava, Tolosa, Contagem (Brasile) e Barcellona. Ha firmato accordi governativi con Emirati Arabi, Stati Uniti, Europa, India, Indonesia. Nell’ultimo round di finanziamenti, ha raccolto 113 milioni di dollari. Oratore di fama mondiale, Gresta è stato speaker al Ted, alle Nazioni Unite. Gira il mondo, racconta il suo lavoro sui social, è visto come una rockstar. Va a cena con Elon Musk, al Burning Man (il festival nel deserto del Nevada) con Kimbal Musk, il fratello di Elon. Facciamo un passo indietro.

Come hai risposto all’idea di Elon Musk?

«Nel 2013, Elon Musk ha lanciato l’idea di Hyperloop. Ha messo online il suo progetto in open source e ha detto pressappoco così: “Ecco un’idea a disposizione del mondo, aiuterò chiunque la vorrà realizzare”. Il primo a rispondere è stato il mio socio tedesco, Dirk Ahlborn. Un genio che ha avuto il coraggio di provarci. Ha preso il White Paper di Elon e lo ha pubblicato sul suo sito. Just for fun. Ed è successo qualcosa di incredibile…».

Cosa?

«In un mese ha ricevuto 200 feedback da scienziati di tutto il mondo. Gente che arrivava da Tesla, SpaceX, Nasa, MIT, Boeing. Scienziati che magari avevano anche lavorato con Einstein e che dicevano: “È una bella idea”. Ma c’è di più: 100 dei migliori scienziati hanno aggiunto: “Se hai bisogno, io ci sono”. «Avevo appena concluso il progetto di quotazione di Digital Magics su Aim di Borsa Italiana, avevo fatto l’exit e deciso di trasferirmi a Los Angeles. Qui ho conosciuto Dirk. Nel suo splendido italiano mi ha proposto di fare il treno di Musk. La mia risposta? “Tu sei pazzo”. Poi, l’ho subissato di domande: Quanti soldi hai raccolto? Quante persone ci lavorano? Come credi di farcela?».

E lui cosa ha risposto?

«Non ho bisogno di soldi, ho bisogno di cervelli. Leggi il White Paper». E ti ha convinto… «Più leggevo, più mi intrigavo. Ho iniziato a fare due diligence per approfondire. Chiamavo gli scienziati e tutti mi dicevano: è un’idea realizzabile, può risolvere il problema mondiale della mobilità, facciamola insieme. A quel punto ho capito che Dirk stava creando qualcosa di molto più grande. Non un’azienda, ma una nuova generazione di imprese che possono cambiare il mondo. Dopo due mesi di studi, l’ho chiamato e gli ho detto: «Sono il tuo uomo. Invitiamo tutti quelli con passione e talento a riunirsi. E insieme facciamo il prossimo passo avanti nella mobilità mondiale». Il nostro modello è crowdsourcing, un approccio completamente diverso da quello tradizionale e da ottobre dello scorso anno è studiato addirittura all’Università di Harvard come case history».

In che cosa consiste il modello crowdsourcing?

«C’è un tema, si lancia una sfida online, si raccolgono tutte le idee su come realizzarla e poi si parte. In cambio del proprio contributo si ricevono stock option dell’iniziativa. Nel modello tradizionale, invece, prima raccogli i soldi e poi assumi le persone. Noi non assumiamo le persone, non prendiamo gli scienziati e li portiamo via dalla Nasa. Se facessimo così, perderemmo il loro valore. Non abbiamo bisogno di persone che lavorino per noi 24 ore su 24. Io voglio le tue 10 ore di folle passione, la tua esperienza specifica su quel problema, voglio il massimo da te».

Per questo HyperloopTT è stata definita la più grande startup del Pianeta?

«Sì, ma è una definizione che non mi piace. Abbiamo le migliori menti del Pianeta. Mi piace pensare che siamo il progetto più grande al mondo, che ha messo insieme i talenti migliori di 42 Paesi diversi, per risolvere uno dei più forti problemi dell’umanità: la mobilità».

Credi nella tecnologia?

«Secondo un’indagine di Forrester Research, entro il 2050, perderemo il 40% della forza lavoro per colpa delle macchine. Evviva. Avremo più tempo per dedicarci a quello che sappiamo fare meglio: la creatività, la capacità di costruire e di progredire. Il 90% delle persone fa lavori che non ama. Abbiamo costruito la nostra vita intorno alle automobili. Abbiamo cementificato tutto. È pura follia. Voglio lanciare un nuovo Rinascimento, che adotti le tecnologie, per migliorare le nostre vite».

Per questo, sei stato definito un “transumanista”?

«Lasciamo fare alle macchine quello che sanno fare e riprendiamoci in mano il nostro tempo. Altrimenti arriveremo a 80 anni, magari ricchi e famosi, avremo lavorato un sacco, ma avremo vissuto? Con Hyperloop vogliamo ridare valore al viaggio, che spesso è un’esperienza caotica e insicura. Vogliamo ridare valore all’essere umano. Esiste un cronometro che sta segnando la fine dell’umanità. Abbiamo un tempo limitatissimo: dovremmo viverlo al meglio, divertendoci. Conosci l’overview effect?».

No, di che si tratta?

«Tutti gli astronauti che sono andati nello spazio hanno riportato un fenomeno che la Nasa ha definito overview effect, effetto della veduta d’insieme. Dallo spazio si girano verso la Terra e vedono un pianeta piccolo, fragile, tenuto insieme da un super fragilissimo ozono. Quest’immagine torna continuamente nei loro giorni, nei loro sogni, nelle loro vite, cambiando profondamente la loro visione. L’astronauta Yvonne Cagle mi ha insegnato tantissimo e voglio condividere con tutti la lezione…».

Qual è il messaggio?

«Dall’alto capisci che non esistono confini, non esiste la proprietà, siamo una tribù che vive insieme, abbiamo un tempo limitatissimo e dovremmo viverlo al meglio. A Natale (2017) ho regalato a tutti i miei collaboratori più vicini (ho 40 dipendenti) un’analisi genetica. Stanco di sentir dire: “Noi italiani, voi cinesi, noi americani, voi russi»”, ho proposto a tutti l’esame del dna per scoprire che siamo fatti tutti uguali e che magari abbiamo origini dappertutto e siamo un po’ cinesi, un po’ italiani, un po’ americani…».

Come vedi l’Italia da fuori?

«Ho fatto un tweet, che è stato molto criticato. Diceva: “Addio Italia con amore e odio”. Io odio i nostri limiti, la nostra italianità, le invidie, le accuse. Fallisci e ti mettono nel registro dei falliti. Invece ti dovrebbero mettere nel registro dei coraggiosi: perché è li che impari. Hai fallito? Bravo, ti do un premio e studiamo perché. Dovremmo costruire un nuovo modello per l’Italia basato sulle esperienze. Fallisci veloce e avanti. L’Italia deve ri-disegnare se stessa. Abbiamo rubato i sogni ai giovani. E questo è il più grande crimine che abbiamo fatto. Voglio rappresentare un nuovo Rinascimento. Recuperare il concetto di scienza. Scienza e arte per me sono la stessa cosa. Ai più giovani dico: sviluppate una personalità autonoma. Buttate l’identità. Vestitevi come vi pare. Alle donne dico: abbiamo bisogno di voi, ingegneri e scienziate».

Molto bello… «Siamo nel momento del passaggio da Homo Sapiens a Homo Evolutis. Freghiamocene del denaro, troviamo un modo per premiarci per quello che facciamo e stop. Quello che conta per l’essere umano è la possibilità di realizzarsi, non i soldi. Gli scienziati non hanno interesse nel denaro. Nei primi due anni di Hyperloop, non riuscivo nemmeno a pagare gli scienziati che lavoravano per me perché nessuno di loro segnava le ore di lavoro».

Il segreto del tuo successo?

«Circondarmi di persone più intelligenti di me. Quando in una stanza sei il più intelligente, c’è qualcosa che non va. Devi essere il più stupido, perché è li che cresci, che impari di più».

Ma poi Elon Musk vi ha aiutato?

«No. È troppo impegnato con Tesla e Space X, ma l’esposizione mediatica che abbiamo avuto grazie a lui è stata enorme. Per anni si è parlato del treno supersonico di Musk e questo ci ha aiutato… ma finalmente oggi si parla di noi. Viva l’Italia».

INFO: www.hyperloop.global

Tratto dall’articolo Hyperloop: «Ti porterò da Milano a Roma in 22 minuti» pubblicato su Millionaire di agosto 2018. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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1 COMMENTO

  1. Ciao, prima dei 30 minuti, lanciati una sfida più importante : Palermo – Messina in 1 ora.
    La distanza è ridotta e il tempo a disposizione è raddoppiato.
    Mi spiace deluderti ma non avrai mai il coraggio di farlo. ?

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