Il fondatore di Patagonia: «Io, imprenditore riluttante, vi dimostro quanto un’azienda può fare per l’ambiente»

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Chouinard patagonia

È il business il principale nemico della natura. Questa considerazione ha guidato tutta la vita imprenditoriale di Yvon Chouinard, 82 anni, il mitico fondatore di Patagonia, brand di abbigliamento per outdoor fondato in California nel 1973. “Imprenditore riluttante”, ma anche “arrampicatore, surfista, kayakista, sciatore e fabbro”, come lui stesso si definisce nella sua autobiografia Let My People Go Surfing: The Education of a Reluctant Businessman (2005, Penguin Random House).

Chouinard ha da sempre accompagnato la sua attività imprenditoriale con lo sforzo di salvaguardare la natura. Oggi Patagonia, oltre a essere una B-Corporation, è classificata dal punto di vista giuridico come società di beneficenza.

“Anche una sola persona può fare la differenza”

La sua prima iniziativa per l’ambiente risale agli inizi degli anni 70 quando Patagonia è ancora una piccola azienda. Chouinard si batte per incanalare le acque del vicino fiume Ventura, compromesso per la costruzione di una diga, allo scopo di salvaguardare l’habitat della trota iridea. Nonostante diversi esperti ritengano che il fiume sia ormai morto e incanalare le acque non serva a niente, Yvon dà ascolto a uno studente di Biologia, Mark Capelli, il quale dimostra che invece ci sono ancora forme di vita. A Mark viene dato uno spazio all’interno dell’ufficio di Patagonia per perseguire le sue ricerche, che alla fine gli daranno ragione. Questo insegna a Chouinard che anche una singola persona può fare la differenza e che un habitat degradato può essere ripristinato.

A partire dal 1985, ha devoluto l’1% delle proprie vendite alla tutela e al ripristino dell’ambiente naturale. Nel 2002, ha creato un’organizzazione non profit per incoraggiare altre aziende a seguirlo. L’iniziativa si chiama 1% for the Planet e ha raccolto più di 250 milioni di dollari, coinvolgendo oltre 3.000 soggetti.

Materiali green, riciclo, donazioni

Dagli inizi degli anni 90 il suo impegno si estende al processo di produzione. Per ridurre la quantità di rifiuti e l’impatto produttivo, i capi di abbigliamento devono durare il più possibile. “Una maggiore durevolezza significa che dobbiamo consumare meno materiale ed energia, produrre meno e distruggere meno, creando meno scarti” scrive Yvon nel suo libro. A partire dal 1996, tutto il cotone utilizzato da Patagonia è organico 100%, mentre a oggi il 69% dei materiali utilizzati per i prodotti è rinnovabile o riciclato (l’obiettivo è arrivare al 100% entro il 2025).

Nel 2013, la costituzione di Tin Shed Ventures, un fondo di venture capital per aiutare le startup che pongono i rendimenti ambientali e sociali sullo stesso piano dei rendimenti finanziari. Lo stesso anno nasce l’iniziativa Worn Wear, che consente di portare nei negozi Patagonia un capo usato di qualunque marca per farlo riparare. A fine 2018, quando il governo degli Stati Uniti annuncia il taglio delle tasse per le aziende, Patagonia devolve 10 milioni di dollari a diversi gruppi ambientalisti non profit. Nel 2020 raccoglie 20 milioni di dollari attraverso la piattaforma Patagonia Action Works.

Nonostante non sempre le cose siano andate per il verso giusto, Chouinard è riuscito a mantenere il suo impegno intatto in tutti questi anni. E, da “imprenditore riluttante ”, si è spesso allontanato anche per mesi dalle faccende del suo brand, continuando a pescare e a fare scalate ovunque nel mondo. Il patrimonio di Chouinard ammonta oggi a 1,2 miliardi di dollari.

INFO: https://eu.patagonia.com

Tratto dall’articolo “I sostenibili” pubblicato su Millionaire di novembre 2020. 

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