Il tipico gesto italiano “Ma che vuò?” tra le emoticon del 2020

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emoticon adriano farano
Foto elaborata da Cristina Viganò

Avete presente quel gesto con le dita a coppa, che vanno avanti e indietro e che significa: “Ma che vuò?” Da oggi è anche un’emoticon e presto potrà essere usata in tutto il mondo. Unicode Consortium, l’organizzazione che si occupa della standardizzazione delle emoji, lo ha approvato tra le nuove “faccine” del 2020. La proposta è partita da Adriano Farano, startupper di successo in California, una exit alle spalle, oggi fondatore di Pane Vivo (idea di panificio salutare e scalabile) a Parigi, innamorato dell’Italia e della sua Costiera Amalfitana.

«Ho sempre pensato che le emoji le avessimo inventate noi italiani, in particolare a Napoli, secoli fa, con la nostra gestualità. E questo gesto, ma che vuò? tipico dei napoletani, è usato in tutto il mondo e in tutte le culture, ma non nella nostra vita digitale. Così mi sono divertito a studiare un’emoticon ad hoc. Che ci rappresentasse e fosse orgoglio per l’Italia» racconta Adriano.

Secondo una ricerca del New York Times usiamo 250 gesti al giorno. Per Isabella Poggi, professoressa dell’Università Tre di Roma, la nostra gestualità è così sofisticata da essere paragonata al linguaggio dei segni.

Così Adriano, tra colloquio con un investitore, un’exit e un trasferimento da San Francisco a Parigi, ha fatto qualche mese fa la sua proposta alla Unicode Consortium (ne conoscevate l’esistenza?). La proposta è stata accettata.

Ieri la notizia ha fatto il giro del mondo, lo stato del New Jersey l’ha twittata con scritto endorsed (approvata)

Su Twitter è diventata un trend, tra centinaia di commenti ironici: “Gli italiani non avranno più bisogno di scrivere una parola”, “Da italiano mi chiedo come abbiamo fatto finora a vivere senza”, “Se lo giri al contrario, è il gesto internazionale per “un pizzico di sale”, “Preparatevi all’emoticon più usata del 2020”.

Nella seconda metà del 2020 troveremo il “gesto italiano con la mano” chiamato “Pinched fingers”, in sei diversi colori, sui nostri telefoni. Così  se qualcuno ci stressa, scrive stupidaggini o ci sta troppo addosso, basterà un’emoticon per dire ironicamente #machevuò, #Machestaiadì. E magari riderci sopra.

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1 COMMENTO

  1. Si parla di questa emoticon che ci fa ricordare del nostro patrimonio non verbale.Ma c’è chi ha fatto molto di più e lo fa da tempo!!
    Luca Vullo, “Ambasciatore della gestualità nel mondo”, esporta da anni la gestualità italiana con il suo progetto cross-mediale LA VOCE DEL CORPO, che partendo dal film realizzato nel 2011 è diventato spettacolo teatrale (in cui porta in scena anche sua madre) e da poco il suo primo libro “L’Italia s’è gesta: come parlare italiano senza parlare” dove racconta le sue avventure internazionali in qualità di “Prof. di gestualità italiana” edito da Ultra edizioni e parte della collana comica “Veni vidi risi” curata da Stefano Sarcinelli. Qui:  FELTRINELLI   MONDADORI  IBS AMAZON .
    Per questo ha lanciato anche la petizione “Commissione nazionale italiana per l’UNESCO : La gestualità italiana è un Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” http://chng.it/JCDHVjKW87

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