Buy now, pay later

Lo spettro dei tassi al rialzo e dell’inflazione sul “buy now, pay later”

Il metodo di acquisto con pagamento dilazionato incontra difficoltà con l’aumento dei prezzi e dei tassi d’interesse

Sebbene debba soddisfare le esigenze di numerosi consumatori che ormai non possono più farne a meno, il “buy now pay later” sta incontrando le prime difficoltà. Ciò che spaventa gli attori del settore sono i tassi d’interesse sempre più alti, motivo per cui alcune società stanno provando a trovare un modo per mantenere l’attività redditizia continuando a fare i conti su una sempre maggiore pressione fiscale.

In Italia l’ultimo a varcare la porta del mercato BNPL è Alma, una fintech europea che si pone l’obbiettivo di raggiungere in Italia 1000 esercenti entro il 2022. La novità portata dalla società è quella di eliminare ogni possibile interesse di mora sul cliente finale. Un mercato che inizia ad interessare anche società più grandi, i primi sono stati PayPal e Apple Pay, ora anche i grandi circuiti come Mastercard e Visa sembrano essere pronti.

Resta alto l’interesse delle aziende e degli utenti

Le motivazioni sono semplici, l’iniziativa andrebbe incontro ad un’esigenza concreta presente tra i consumatori. Secondo uno studio di Trc Market Research, quasi il 63% degli utenti rinuncerebbe ad acquistare alcuni prodotti se non fosse presente l’opzione “buy now, pay later”, una statistica che tocca il 68% se rapportata alla sola generazione Z. Sono infatti i più giovani, con limitate disponibilità economiche, ad accedervi con più frequenza.

Secondo un’indagine di Crif, il settore non sarebbe così limpido e privo di rischi come sembra: infatti, oltre il 20% dei clienti BNPL ha più linee di credito attive, e gli stessi clienti sono più rischiosi dei richiedenti prestiti classici di 1.7 volte. Per provare a superare le difficoltà, gli operatori del mercato BNPL stanno lanciando delle nuove iniziative per modificare i propri business affinché possano evitare rischi e frodi.

Tra le cause scatenanti di una crescente attività di questa tipologia di pagamento c’è anche la pandemia, dal momento che i consumatori che non potevano abbandonare le proprie abitazioni hanno virato su nuovi metodi d’acquisto, approcciandosi sempre di più a piattaforme ecommerce.

Il trend è destinato a crescere ulteriormente, secondo Kaleido Intelligence, entro il 2025 si assisterà ad un aumento di circa il 92% della spesa di chi usufruisce di questa tipologia di servizi sui canali ecommerce, passando dai 353 miliardi di dollari registrati nel 2019 ad almeno o 680 miliardi di dollari. Le principali società che operano nel settore, le principali sono Affirm (Usa), Afterpay (Australia), Four (Usa), Klarna (Svezia), Paidy (Giappone), Scalapay (Italia), Sezzle (Stati Uniti) e Zip (Australia).

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