A 18 anni inventa un’app e vola in Silicon Valley

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cesare de cal

18 anni, idee chiare e una forte passione per la tecnologia. Cesare De Cal, studente di Milano, è il più giovane italiano invitato alla WorldWide Developers Conference di San Francisco, un evento per sviluppatori organizzato dalla Apple.

Cesare si è guadagnato l’ingresso, per il secondo anno consecutivo, presentando Vita, un’app che insegna la matematica ai bambini. È un ragazzo positivo, spigliato e determinato, con una visione chiara del suo futuro ma anche del mondo che lo circonda.

Come sei arrivato in Silicon Valley?

«Apple ha lanciato un concorso tra studenti, chiedendo di inviare una o due app basate sulle tecnologie iOS. Mi sono candidato con un’applicazione su di me (come richiesto) e Vita, un’app che aiuta i bambini a imparare la matematica. È già disponibile sull’App Store, tra le 100 più scaricate in 18 Paesi. A maggio mi hanno comunicato di essere stato scelto».

Che cosa hai provato?

«Ero già stato selezionato l’anno scorso ed era stata una grande emozione, una gioia. Anche quest’anno è stato bello, ovviamente, però un po’ me lo aspettavo. Insomma, in un anno sono cresciuto e andando avanti si può solo migliorare, no?»

Com’è andata a San Francisco?

«Un’esperienza fantastica, di grande ispirazione. Ci sono laboratori pratici per sviluppatori e sessioni dove vengono presentate le novità Apple. Siamo stati accolti da Tim Cook, con cui ho scattato anche un selfie. Non sono riuscito a parlarci, perché era molto impegnato, ma ce la farò l’anno prossimo. Ho conosciuto tante persone con i miei stessi interessi provenienti da tutto il mondo. Siamo una grande community globale. Ho incontrato gli ingegneri della Apple, con cui è stato bello confrontarsi dal punto di vista lavorativo. Ho avuto la possibilità di avere consigli per la nuova versione di Vita direttamente da chi ha costruito il software di programmazione».

Foto profilo con Tim Cook 2016

Come nasce la tua passione per la tecnologia?

«Mi ha sempre affascinanto. Già alla scuola materna ho realizzato una maschera di cartone a forma di computer per Carnevale. E poi un’aspirapolvere di carta. Ero un “maker”. Poi ho iniziato a giocare con un vecchio computer trovato a casa dei nonni. La svolta è stata al liceo. Il mio professore di informatica mi ha fatto conoscere i fondamenti della programmazione. Ho iniziato a sviluppare app e dal 2015 partecipo agli hackathon (maratone di programmazione) in tutto il mondo, in Canada, Usa, anche in Europa e a Milano. Così finalmente ho visto anche cosa c’era là fuori».

Hai già creato altre app?

«Sì, più di una. Per esempio, al PennApps, l’hackathon della University of Pennsylvania, ho ideato Sugar Minder, un’app che incoraggia i bambini diabetici a controllare il livello di glucosio nel sangue. I temi per bambini in generale mi affascinano».

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La tua giornata tipo?

«Ogni mattina, appena sveglio, controllo le email. Ho amici in tutto il mondo. Mantengo i contatti soprattutto utilizzando Facebook, che è il modo migliore per ricordarsi dove e quando hai conosciuto una persona. Poi vado a scuola, sono al quarto anno del liceo scientifico Don Bosco. Nel pomeriggio, dopo aver studiato, lavoro sulla mia app. Mi piace essere produttivo. Sono anche curioso, amo viaggiare e sapere come funzionano le cose. Dopo la tecnologia, l’inglese è la mia seconda passione».

Qual è il tuo sogno?

«Lavorare alla Apple o comunque nella Silicon Valley. Lì tutto è tecnologia. Vorrei occuparmi di programmazione e anche di user experience. Finito il liceo, studierò informatica e spero di poter frequentare l’università in America».

Quale consiglio daresti ai tuoi coetanei?

«A volte vedo ragazzi bravi a scuola, molto in gamba, ma senza passioni, senza un sogno nel cassetto. Il mio consiglio è di fare quello che ti appassiona e che continuerà ad appassionarti anche quando sarai grande. Non scegliere un lavoro solo perché è ben pagato. Perché rischi di fare qualcosa che non ti piace per tutta la vita. Appassionati a qualcosa, che sia la tecnologia, lo sport o il giardinaggio, cerca di capire in quale campo sei davvero bravo e lavora per affinare le tue abilità, senza trascurare il resto, cioè la scuola».

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