Dalla Calabria alla Silicon Valley, così ho realizzato il mio sogno

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Silvio Sangineto, 34 anni, laurea in ingegneria informatica, partito da Paola, in provincia di Cosenza, è arrivato in Silicon Valley, dove oggi lavora per una delle più grandi catene commerciali degli Stati Uniti, si occupa di user experience design, e aiuta le startup con programmi di mentorship.

Che cosa ti ha spinto a partire?

«La voglia di realizzarmi e confrontarmi con il mondo. Ho sempre amato viaggiare, vedere e scoprire posti nuovi. Prima di approdare in Silicon Valley, ho vissuto a Londra, Bruxelles, in diverse città italiane, e ho viaggiato in oltre 30 Paesi. Volevo confrontarmi con gli altri, cercando di imparare dalle persone che mi circondano. E per questo la Silicon Valley è un ambiente fantastico».

Che cosa fai ora?

«Lavoro per Macy’s, una delle storiche catene commerciali americane. Sono nel team responsabile della creazione di una nuova esperienza negli store, una nuova omnichannel experience. L’e-commerce, le nuove tecnologie e il cambiamento nel comportamento dei consumatori hanno avuto un impatto importante sui retailers. La sfida è quella di trasformare il business e l’esperienza che i consumatori avranno negli stores. Mi occupo di User Experience, Product Design e Service Design».

Come ci sei arrivato?

«Già mentre frequentavo l’università in Calabria, cercavo corsi online di università come Stanford e grandi aziende. Volevo un lavoro che mi permettesse di sfruttare al meglio il mio potenziale: le conoscenze ingegneristiche, la passione per il business e la psicologia. Prima ho lavorato per diversi brand e settori, occupandomi di User Experience Design. Ho seguito progetti che hanno avuto successo, ho iniziato ad aiutare diverse startup nella Valley e sono entrato in contatto con persone di talento. Qui se fai bene il tuo lavoro ti ritrovi a lavorare con le stesse persone più volte. Se invece lavori male, sei fuori dal mercato in pochissimo tempo. In particolare un paio di anni fa ho conosciuto Willy, era Director of UX ad Apple e abbiamo avuto diverse collaborazioni. È nata la voglia di lavorare insieme. L’occasione è arrivata con Macy’s. Ho superato i colloqui e ho accettato la sfida».

In che modo aiuti le startup?

«Sono mentor per diverse organizzazioni, come 500 Startups, WeWork, MassChallenge Boston e Israele, Interaction-Design.org. Svolgo l’attività di persona o da remoto. Mi rivolgo a startup o designer, con sessioni incentrate su career development (se sono designer o vogliono diventarlo) e tutto quello che riguarda prodotto o servizio per le startup (product market fit, team, UX strategy)».

Quali sono i tre principali problemi che hanno le startup?

«1) Molte sono alla continua ricerca di funding e non realizzano che i soldi non arrivano perché ci sono altri problemi, che riguardano prodotto, team o market fit. Cerco di analizzare con loro che cosa non va e come cambiarlo. 2) Hiring. Non si ha vita lunga se il team non è solido e variegato. Per costruire il team giusto devi assumere sempre chi è più bravo di te in qualcosa. 3) Mentalità. Atterrare in Silicon Valley non significa essere “arrivati”. Molto spesso vedo persone poco umili, si può credere nella propria idea mantenendo quella fame di scoperta necessaria a costruire qualcosa di più grande».

Come si vive in Silicon Valley?

«Amo il nord della California, ho vissuto prima a San Francisco e da poco sono a San Mateo, a circa 20 minuti da lì. Clima e ambiente sono fantastici, le persone sono amichevoli e chiacchierone. Soprattutto sono circondato da tanti talenti».

Che cosa possiamo imparare dalla cultura della Silicon?

«Tutto è in condivisione e tutti lavorano per fare qualcosa di più grande e innovativo. Le persone non perdono tempo a “mostrarsi” in giacca e cravatta, badano alla sostanza. Qui si impara a sognare in grande e a non accontentarsi. Si collabora sul lavoro. E vince la meritocrazia».

Tornerai in Italia?

«Non torno perché, in un certo senso, non me ne sono mai andato. Siamo tutti cittadini del mondo. Se siamo in grado di costruire un futuro robusto, arricchire le nostre competenze, ampliare i nostri orizzonti, queste un giorno saranno energie necessarie per cambiare il nostro Paese. Ogni giorno cerco di costruire questo ponte virtuale tra la mia bella terra e la California. Negli ultimi anni ho organizzato anche alcuni seminari nella mia università, per indicare un’altra potenziale strada ai tanti giovani calabresi in cerca di lavoro e far capire l’importanza dello human-interaction design».

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