Acquista il marchio in crisi e salva la Magil dal fallimento. La favola di Maria Chiara

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Maria Chiara Maggi
© Alessio Mancini

Maria Chiara Maggi, 32 anni, di Lavagna, oggi è direttrice creativa e proprietaria dell’azienda di moda per bambini.

Appassionata di moda fin da bambina, Maria Chiara Maggi si diploma all’Istituto Europeo di Design nel 2006. Per trovare lavoro, cerca contatti al salone di Firenze Pitti Bimbo. Invia centinaia di curriculum, ma solo un’azienda risponde: la Magil. Inizia con un contratto a progetto. Curiosa e determinata, si interessa anche ai rapporti con i clienti. Viaggia, si fa notare, crea linee di successo per altre aziende. Nel 2010 la Magil è in crisi. Maria Chiara, appena 26enne, acquista il marchio e si rimbocca le maniche per salvarlo. Scopre che, oltre ad avere talento creativo, ha anche un talento imprenditoriale. Oggi l’azienda ha 5 dipendenti, tutte donne tra i 23 e i 32 anni, un fatturato di un milione di euro (previsto per il 2017) e un nuovo showroom «degno di questo nome», dice Maria Chiara.

Come nasce la sua passione per la moda?

«Sono la seconda di quattro sorelle e mi ricordo che fin da bambina creavo vestiti con la carta dei giornali e organizzavo sfilate per gioco insieme a loro. Dopo le scuole medie, avevo pensato di iscrivermi al liceo artistico per seguire la mia passione. Ma i miei genitori preferivano che scegliessi un altro indirizzo. Se, dopo il liceo, avessi avuto ancora la passione per la moda, avrebbero assecondato la mia richiesta. E così è stato. Finita la scuola, mi sono iscritta al corso di Fashion Design dello Ied di Milano. Studiavo sempre e lì ho scoperto la mia vocazione per la moda per bambini. Non c’era un corso specifico sul tema, ma mi ritrovavo sempre a sfogliare libri e riviste sulla moda bimbo. Mi appassionava, mi faceva sognare».

Il primo lavoro?

«All’inizio la scuola mi ha procurato diversi colloqui. Ho rifiutato le proposte di grandi case di moda per accettare quella di un piccolo atelier di Milano. Nelle grandi aziende avrei avuto un ruolo limitato, come archivista di tessuti o nel disegno tecnico. Lì invece ho imparato tutto. Ero assistente della stilista, gestivo il negozio, ho inserito anche una linea di abbigliamento per bambini».

© Anna Gugliandolo

Come è arrivata alla Magil?

«Dopo il diploma, sono andata a Pitti Bimbo per cercare contatti. La sera stessa ho iniziato a inviare curricula. Ne ho mandati 600. Ho lasciato il posto fisso nello show room di Milano e ho iniziato a collaborare con la Magil, all’inizio con un contratto a progetto. Poi ho aperto la partita Iva e ho scoperto il mondo della libera professione. Per quattro anni ho lavorato come stilista per diverse aziende. Le mie linee avevano successo. Giravo per tutta l’Italia e mi interessavo anche degli aspetti produttivi e commerciali. Nel 2010 la Magil si trovava in cattive acque. La proprietà (di Bologna) mi ha proposto di comprare il 40% delle quote ma io non avevo abbastanza soldi e ho dovuto rinunciare. L’azienda rischiava di chiudere, ma io ne ero innamorata, ci lavoravo come se fosse mia. Così, con i miei risparmi, sono riuscita ad acquistare il marchio».

E poi?

«Ho trovato un socio. Ho puntato tutto sulla qualità del prodotto. Non ho investito grandi somme in pubblicità. Anche se la crescita fosse stata più lenta, non avrei avuto paura di retrocessioni. Grazie al valore del marchio e della prima collezione, abbiamo partecipato a Pitti Bimbo, che è stata una grande vetrina. Oggi la Magil cresce del 100% a stagione. Siamo alla Rinascente di Milano. Abbiamo una buona rete di vendita in Italia, distributori negli Stati Uniti e in Giappone, rappresentati in Belgio e Germania e un negozio monomarca anche ad Abu Dhabi, aperto da un grosso gruppo degli Emirati Arabi».

I momenti difficili?

«I primi anni sono stati davvero duri. Oltre alle difficoltà economiche, dovute alla crisi di mercato, a clienti che non pagavano, ho avuto tante delusioni. Molti guardavano me e il mio staff con scetticismo. Mi sono sentita dire anche che eravamo “pazze” e “ignoranti”. C’è chi ci definiva “le ragazze dei selfie”, per sminuirci. Ma non siamo figlie di papà. Lavoriamo tanto. Quando c’è Pitti, carico la mia macchina e lì montiamo tutto da sole. Ho quattro collaboratrici eccezionali. Da un anno siamo più serene. Vendiamo tutto, cresciamo. E chi ci criticava si è dovuto ricredere. Abbiamo anche una nuova sede a Lavagna. Prima ci toccava lavorare in un soppalco sopra una lavanderia a gettoni. Ogni volta che arrivava qualcuno dovevamo sperare che non partisse la centrifuga laggiù! In più un nostro fornitore di Ponente ligure si è addirittura trasferito per creare un polo produttivo a Lavagna e seguire le produzione della Magil. È un grande risultato».

© Anna Gugliandolo

Consigli?

«Per lavorare nella moda ci voglio una forte propensione e buon gusto. Ma, se vuoi essere un imprenditore nel settore, devi avere anche talento imprenditoriale. Bisogna sempre essere realisti, concreti. Non basta sognare a occhi aperti. Credi nelle tue capacità e investi nel tuo talento».

Info: http://www.magil.info/

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