«Quella volta che mi hanno detto “no” hanno fatto la mia fortuna»

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Da sinistra: Giorgio Tinacci (Casavo), Alessio Lorusso (Roboze), Isabelle Andrieu (Translated), Davide Dattoli (Talent Garden)

Costruire le proprie fortune sui “no” sembra il destino degli innovatori. È quello che abbiamo imparato moderando il panel delle startup a Italian Tech Week, una due giorni su innovazione e futuro organizzata da Riccardo Luna (direttore di Italian Tech), alle Ogr di Torino, il 23 e il 24 settembre.

C’era Davide Dattoli, Ceo di Talent Garden, luoghi bellissimi dove lavorare insieme, contaminarsi e formarsi. Partito da Brescia 10 anni fa, la prima volta che è andato in Comune a spiegare cosa fosse un coworking, si è sentito dire: “Non vogliamo un centro sociale”. Oggi ha aperto 23 campus in 8 Paesi. «Eppure quando ho cercato di entrare a New York, ho avuto un impatto devastante. Non era il posto giusto e mi sono schiantato».

C’era Alessio Lorusso, Ceo di Roboze, che crea le stampanti 3D più precise al mondo. Con polimeri avanzati. Partito nel 2013 a Bari, oggi è a Houston e in Germania. Eppure nessuno gli credeva agli inizi. Ha partecipato a un bando pubblico per under 35, e gli hanno negato i soldi per “assenza di capacità manageriali e idea poco innovativa”. 2 anni dopo la Apple ha brevettato la prima stampante 3D a colori. «Oggi ringrazio quel giorno. Perché è stato un no così impattante e deludente che è stato il motore dei miei anni successivi» ha raccontato.

innovatoriC’era Isabelle Andrieu, una linguista che per risolvere il problema universale della lingua, 22 anni fa, ha creato, con il marito Marco Trombetti, Translated, un servizio di traduzioni in 194 lingue, che sfrutta la simbiosi tra l’intelligenza artificiale e l’uomo. Una startup che tra mille difficoltà ha conquistato clienti come Google e Airbnb. «Il nostro segreto? Il team. Scegliete il vostro team come scegliereste vostro marito o vostra moglie, perché sarà una relazione profonda».

C’era Giorgio Tinacci, Ceo di Casavo, startup proptech nata nel 2017 in un coworking. È un Istant Buyer: una piattaforma tecnologica che acquista immobili e, dopo la ristrutturazione, trova gli acquirenti. L’ultima raccolta di capitali ammonta a 200 milioni di euro, tra equity e debito. «Per molto tempo siamo stati considerati una banda di ragazzini in un coworking. Arrivo da un paesino toscano e ancora oggi a mio padre la gente del posto dice: complimenti, ho saputo che tuo figlio ha aperto un’agenzia immobiliare».

Belle storie.

Qui il video: Italian Tech Week 2021: gli startupper italiani che hanno conquistato il mondo

 

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