Ascesa di un ragazzo (quasi) normale

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Dalla provincia di Bari allo Zelig di Milano. Da comico sfigato a re del botteghino. Da macchietta a icona del cinema italiano. È di Checco Zalone il film italiano più ricco di tutti i tempi

Cinema Ariston di Taranto, venerdì 7 gennaio, ore 18, per la proiezione di Che bella giornata (uscito il giorno prima) c’è la fila fuori. I due spettacoli serali sono già esauriti, i biglietti per l’indomani vanno a ruba. Ci infiliamo in extremis nello spettacolo del pomeriggio. L’eccitazione è palpabile. Per tutta la durata del film c’è un brusìo di risate e gridolini di approvazione. Non mancano i cori da stadio e l’applauso quando il protagonista vanta la bontà delle cozze tarantine (ma qui gioca in casa). Il buongiorno del nuovo film di Checco Zalone si vede dal mattino: le file alle biglietterie e i tutto esaurito si susseguono da sud a nord, da Capurso a Milano. In appena 10 giorni il film polverizza il record di La vita è bella che durava da ben 13 anni e con 31 milioni e mezzo di euro incassati (3,5 in una sola giornata) diventa il film italiano più “ricco” di tutti i tempi. L’obiettivo dei 40 milioni di euro di incasso e dei cinque milioni di spettatori è dietro l’angolo e all’epoca in cui ci leggerete sarà superato.

Ma qual è il segreto di Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici, 33 anni? Bruttino, sfigato e terrone (da politically incorrect qual è, di certo non se ne avrà a male), come ha fatto a scalare il box office e conquistare pubblico e critica? Risposta: Checco è pieno di talenti. Ecco una panoramica delle caratteristiche che, a nostro parere, ne hanno decretato il trionfo.

Ragazzo normale. Checco rappresenta un ragazzo come tanti, di cultura e censo medio-bassi, che cerca il suo posto nel mondo, aspira a diventare qualcuno. La sua affermazione dimostra che per farcela contano più la determinazione delle raccomandazioni. Chi lo ama si riconosce in lui. E si sente più forte e fiducioso nel futuro.

Talentuoso, non si risparmia. Checco mette tutto se stesso in quello che fa. Ha imparato dal suo alter ego Luca Medici, che fin da ragazzino si impegnava alla spasimo perché le sue imitazioni (di parenti e professori) fossero perfette. Lo erano. E lui era irresistibile allora come ora. Benché da autodidatta, Luca ha studiato la musica. Sa suonare pianoforte e chitarra. Da ragazzo era in un gruppo jazz. «Poi ho capito che non si guadagnava e che non sarei mai diventato un grande. Così sono passato al piano b, che sta per piano bar. E suonavo ai matrimoni».

Usa il linguaggio di tutti. Il lavoro, la “questione meridionale”, i rapporti di coppia, l’omosessualità, il mondo dello spettacolo, il terrorismo, le differenze culturali, la famiglia. Vive nel mondo e sa che cosa interessa alle persone “della strada”.

Professionale. Affronta il lavoro con serietà. Studia, si documenta, non spara mai a caso. E dove non arriva lui, si circonda di professionisti e collaboratori bravissimi.

Sfacciato. Già dal nome d’arte, ha messo le cose in chiaro: Checco Zalone (che sta per: che cozzalone=tamarro). Usa le parolacce, è politically incorrect, misogino, razzista e qualunquista. Ma in modo così scoperto da non risultare fastidioso. Non è una volgarità gratuita, perché fa ridere. Perciò gli si perdona tutto. In più sa cogliere il lato buffo di ogni situazione traducendolo immediatamente in una battuta fulminante, talento non trascurabile per un comico.

Connesso e sul pezzo. Naviga nel Web, usa Internet per capire cosa piace. «Seguo moltissimo YouTube» ha spiegato. Non a caso è qui che ha trovato uno degli attori di Che bella giornata. Ai tempi del primo film, aveva realizzato un sito Internet (www.checcozalone.it) divertente e sgrammaticato come lui. Inoltre è sempre aggiornato. Nell’estate 2006, dedicò alla nazionale il brano Siamo una squadra fortissimi. Il brano, trasmesso quasi per scherzo da Radio Deejay, ebbe un successo clamoroso. Ad amplificarlo, la vittoria del Mondiale. Ma di certo lui era sul pezzo.

Fortunato. È arrivato al posto giusto al momento giusto. Ha azzeccato la canzone e l’imitazione giusta, si è fatto notare a Zelig, è arrivato al cinema.

Ironico, genuino. Legato alla famiglia, continua a vivere a Capurso, in provincia di Bari, la sua città. Dice di non volersi trasferire a Milano, per via dell’aria umida. Niente veline, afferma: «Sono fidanzato e trombo con la stessa persona». Ma c’è di più. Il bisogno di restare vicino alle proprie radici. Di non snaturare la propria unicità. Di non mostrarsi migliore di quanto non sia, anzi.

Umile e riflessivo. Quando approdò a Zelig, nel 2005, non riusciva a capacitarsi della sua fortuna: per far ridere e ballare ai matrimoni prendeva 80 euro, lì guadagna più del triplo per cinque minuti. All’uscita di ogni suo film, si stupisce del successo. Checco è anche riflessivo. Per mettere a punto le sue imitazioni più riuscite e le sue parodie più irriverenti, impiega mesi.

Enigmatico: ma c’è o ci fa? Risponde il critico Gianni Canova: «Lui fa finta di essere cretino e ignorante e in questo modo assolve noi dall’idea di essere ignoranti, tanto lui è sempre più ignorante».

Colto. L’aggettivo farebbe inorridire Checco Zalone. «Lui ha la terza media. O al massimo il diploma comprato» spiega Luca Medici, che invece è diplomato, ha studiato all’università, legge, conosce la musica, è rigoroso e stakanovista.

Lucia Ingrosso, Millionaire 2/2011

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