Brunello Cucinelli lascia il ruolo di Ceo. Due quarantenni alla guida dell’impresa

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brunello cucinelli
Foto Brunello Cucinelli

Il re del cachemire Brunello Cucinelli lascia il ruolo di Ceo dell’azienda che ha fondato nel 1978 e ha guidato per anni. Ma non abbandona certamente l’impresa. Continuerà a seguire il brand come Presidente esecutivo e Direttore creativo. Al timone invece ci saranno due giovani amministratori delegati, Luca Lisandroni e Riccardo Stefanelli, nominati ieri durante l’assemblea degli azionisti.

«È con grande emozione e speranza che guardo al futuro dell’umanità e della nostra industria» ha commentato Cucinelli. «Immagino che questi due giovani quarantenni, uomini di grande valore professionale e innamorati dei grandi concetti universali di verità, bellezza e umanità, possano condurre l’impresa per lungo tempo come esempio di custodia per le future generazioni».

Lisandroni (arrivato 4 anni fa da Luxottica, dopo esperienze anche in Accenture e L’Oréal) si occuperà dell’area Mercati, Stefanelli, da 14 anni in azienda, seguirà Prodotto e Operations. Come direttore creativo, l’imprenditore umbro invece continuerà a gestire stile, creatività e comunicazione.

Durante l’assemblea degli azionisti, è stato nominato il nuovo Consiglio di amministrazione, presieduto da Cucinelli, che resterà in carica fino al 2022. Ed è stato presentato il bilancio 2019. Lo scorso anno l’azienda ha realizzato ricavi netti pari a 607,8 milioni di euro, in crescita del 9,9% rispetto al 2018. L’utile netto normalizzato è di 49,3 milioni, in aumento del 7,1% rispetto al 2018.

Storia di un imprenditore illuminato

66 anni, figlio di agricoltori, Cucinelli ha creato un’impresa straordinaria in Umbria partendo da zero. «Nella prima parte della mia vita ho vissuto in campagna, facevamo i contadini. Non avevamo la luce in casa. Andavo a scuola, eravamo vestiti da campagnoli, ci umiliavano, ci offendevano» ha raccontato al Dreamforce 2018, in Silicon Valley. «Gli occhi del mio babbo, quei suoi occhi lucidi, sono stati la mia fonte di ispirazione».

È stato definito il miglior boss del mondo, sempre attento all’etica e al benessere dei lavoratori. Ha avuto tanti riconoscimenti: Cavaliere del lavoro, imprenditore dell’anno, lauree ad honorem. Dialoga con i grandi del Pianeta, ma per lui nessuno è secondo ai suoi dipendenti, e alla sua terra. Ha trasformato il piccolo borgo umbro di Solomeo in un grande parco industriale e culturale. La realizzazione concreta del suo “capitalismo umanistico”, in grado di conciliare dignità, umanità, lavoro e bellezza. Abbiamo raccontato qui la sua storia.

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2 Commenti

  1. Grande imprenditore e Grande uomo. Di lui apprezzo molto il legame col territorio. L’arretratezza della nostra regione dipende molto dal fatto che non c’e’ una classe imprenditoriale che ha saputo portare sviluppo e condividere con l’intera comunità i successi professionali e personali , come invece ha saputo fare lui.

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