Come Zara ha “distrutto” il mercato con il low cost

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2015

Come Swatch ha rivoluzionato il mondo degli orologi, così Zara sta rivoluzionando, anzi ha già rivoluzionato il mondo della moda.

Ma come ci è riuscita?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare una piccola premessa.

Prima che Swatch inventasse “l’orologio di plastica”, questo particolare accessorio era considerato unicamente come oggetto di eleganza, raffinato e costoso. La Swatch è riuscita a “distruggere” questo status.

Il termine distruggere non è il più corretto ma è quello che si avvicina maggiormente al concetto di una meravigliosa parola inglese che non ha il suo corrispettivo in italiano: “disruption”. Il senso di questo termine è che l’azienda svizzera si è imposta nello status esistente, scardinando l’ordine imposto dalle precedenti aziende e irrompendo nel mercato attraverso le sue idee.

Da un giorno all’altro l’orologio non è stato catalogato più come oggetto classico e di eleganza, ma è diventato un accessorio sportivo e approcciabile anche dai clienti con possibilità di spesa medio-basse.

Una rivoluzione, ma anche una storia di successo.

Zara ha replicato i predecessori svizzeri, inizialmente in Spagna e oggi in tutto il mondo.

Ma perché nessuno ci aveva pensato prima?

Fino al momento della discesa in campo di Zara, il business della moda si componeva grosso modo di due grandi segmenti: l’high fashion delle grandi firme, e il low cost per le classi meno abbienti.

Mentre al primo segmento apparteneva il concetto del bello, al secondo apparteneva quello dell’utile. Nessuno aveva pensato ancora ad unire l’uno e l’altro. In più, nemmeno i tempi lo permettevano: ci volevano non meno di 12 mesi per creare, produrre e distribuire una linea di abbigliamento.

È possibile credere che, al giorno d’oggi, le persone mantengano inalterati i propri gusti e i propri bisogni inalterati per 12 mesi? Nient’affatto!

Zara ha colpito il mercato proprio nel suo punto più debole: riducendo il lead time a solo un mese. Una Rivoluzione.

La catena logistica di Zara permette, infatti, di immettere sul mercato una nuova linea di abbigliamento in poco più di 2 settimane.

Questo le consente di stare sempre al passo con i gusti della clientela, eliminando i rischi di un ritardo sul mercato.

Il marchio spagnolo si è imposto come abbigliamento di tendenza a prezzi contenuti, e questo ormai è chiaro a tutti.

Un impero economico, costruito intorno al concetto di “scarsità”, che modifica una volta per tutte l’esperienza di acquisto nel settore dell’abbigliamento. Infatti, quando il cliente entra in un negozio Zara ed è colpito da uno dei suoi prodotti, ha solo due possibilità: acquistarlo subito o rinunciarci.

La terza possibilità, quella di acquistarlo in un secondo momento non esiste.

I capi si rinnovano così velocemente che il cliente compra trascinato dalla paura di non trovare più quel capo che è così bello, di tendenza e ad un prezzo moderato. Un’offerta imperdibile.

Oggi Zara:

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  • è presente in oltre 70 paesi diversi,
  • ha più di 2.000 punti vendita di proprietà.[/styled_list]

Una rivoluzione “disruptive”, in una nicchia di mercato creativa e di successo.

Ed un esempio di successo che può impartire a tutti noi un’ottima lezione.

 

Raffaele Loscialpo

Raffaele Larry Loscialpo è autore de “I piccoli passi di un grande consulente, nuove strategie d’azione” (Ed. F.Angeli 2003), “Qhaosing – l’arte del management creativo” (Ed. Lulu 2011). Ha fondato Qhaosing®, cloud community sul cambiamento individuale, di gruppo e sociale e su Facebook “Italiani che si fanno da soli”, per la valorizzazione dello spirito imprenditoriale. Oggi dirige il Customer Service di una grande multinazionale americana nel settore Health Care.

 

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