Conquista la City con un furgone per la pizza

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pizzeria furgone londra

Nessuno pensava che a Londra se la sarebbe cavata. «I miei genitori mi dicevano che sarei tornato dopo tre mesi», racconta Silvestro Morlando, 26 anni, di Pescara, origini napoletane. E in effetti arrivare nella capitale inglese, senza conoscere la lingua e con poche esperienze alle spalle, non è stato facile. Ma il giovane pescarese si è subito rimboccato le maniche.

Ha lavorato come lavapiatti, cameriere e pizzaiolo fino a inventarsi una pizzeria ambulante. Il suo furgone con forno a legna, marchiato Sud Italia, sta conquistando gli inglesi della City.

Come mai hai scelto di andare a Londra?

«Sono partito nell’ottobre del 2012 per fare un’esperienza all’estero, come tanti altri. All’inizio è stato bruttissimo. Per mesi ho dormito in un ostello. Venivo da una città piccola e non ero abituato a certi ritmi. Avevo difficoltà anche a prendere i mezzi. Non conoscevo la lingua e il primo lavoro in un ristorante italiano non mi ha aiutato. I miei genitori mi dicevano che sarei tornato a Pescara dopo tre mesi. Ma non volevo mollare. Ho imparato l’inglese lavorando in una bakery dove non c’erano altri dipendenti italiani».

Come sei arrivato allo street food?

«Vengo da una famiglia di fornai di Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Da qualche anno la tradizione si è interrotta. Mio nonno e i suoi figli hanno avviato un’altra attività, si occupano di importazione di prodotti elettronici dalla Cina. Mio padre avrebbe voluto che lavorassi con lui. In qualche modo avevo la strada spianata. Ma sentivo che quello non era il mio destino. Ho deciso di riprendere la vecchia attività di famiglia. Amo Napoli, ho frequentato una scuola aberghiera, prima di interrompere gli studi a 18 anni. Ho imparato a fare la pizza e ho pensato di venderla nei mercati».

Come hai realizzato la tua idea?

«Ho acquistato un furgone Citroen H Van blu e l’ho fatto modificare da una ditta di Manchester, facendo installare un forno al legna (costo totale circa 40mila euro). All’inizio andavo in giro per i mercati del sud ovest di Londra. Poi ho cercato un mercato in cui potessi lasciare il furgone parcheggiato. Mi sono trovato nel posto giusto al momeno giusto. L’Old Spitafields Market, uno dei mercati più movimentati della città, cercava nuovi rivenditori. Ho inviato un’email con un business plan e il manager mi ha subito contattato».

La tua pizza ha avuto successo?

«Ho fatto un po’ di promozione sui social per pubblicizzare Sud Italia. Ma sono soprattutto il prodotto, la pizza a lunga maturazione realizzata con ingredienti italiani, il passaparola e il contatto diretto con il pubblico ad attirare i clienti. Vendo centinaia di pizze al giorno. All’inizio, anche per convicere gli inglesi a mangiarla con le mani, la piegavo due volte su se stessa (la cosiddetta pizza a portafoglio)».

Progetti per il futuro?

«Il manager dell’Old Spitafields Market mi ha offerto di prendere in affitto un locale, ma sto ancora trattando sul prezzo. Presto arriverà dall’Italia anche un’Ape Piaggio che attrezzerò come il furgone. Ho avuto un paio di proposte di persone che vogliono entrare in società ma non le ho accettate. Voglio farcela da solo».

Quali sono i vantaggi di Londra?

«La burocrazia più semplice, ma non solo. A Londra se hai una buona idea e un sogno in cui credi puoi realizzarli. Sono arrivato che neanche io credevo davvere in me e nelle mie capacità. Avevo bisogno di capire chi sono e cosa volevo fare. L’ho capito. E, se mi guardo indietro, mi sento soddisfatto e orgoglioso di avere avuto coraggio. Se hai un progetto, fissa bene il tuo obiettivo e non mollare».

E le difficoltà di fare impresa nella capitale inglese?

«Qui c’è molta competizione e il costo della vita è alto, soprattutto gli affitti. Ma c’è spazio per chi è davvero determinato. Personalmente sono stati proprio quelli che mi dicevano “non ce la farai mai” a farmi andare sempre avanti anche nei momenti di difficoltà. Continuavo a ripetermi che non gliela avrei data vinta».

Info: www.suditaliapizza.com

 

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1 COMMENTO

  1. Le adoro queste storie di “successo”. Ostello, rimboccato le maniche, il lavoro duro… così come migliaia di emigrati direi. Poi peró spuntano così 40.000 euro per comprare e modificare il furgone, senza specificare da dove (sicuramente da mamma e papà, visto che a Londra, dove vivo da anni, non è pensabile mettere da parte una cifra così ingente in così poco tempo).
    Per carità, nulla di male e comunque complimenti per l’idea (e per la pizza, buona), ma non fatele passare come le grandi storie di successo…

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