Così costruisco il sito per freelance migliore al mondo

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Fabio Rosati, 50enne fiorentino, ex consulente di Capgemini Consulting, si trasferisce in Silicon Valley e crea la più grande piattaforma per freelance al mondo.

Come sei finito in America?

«Mia moglie è americana. Sua madre aveva una brutta malattia e lei era tornata a casa per occuparsi di lei. Io viaggiavo dalla mattina alla sera per raggiungerla. E quindi ho deciso di trasferirmi. Avevo già fatto consulenze per startup in Silicon Valley e mi sono lasciato prendere da quel clima di creatività, la culla del nuovo Rinascimento. Avevo 37 anni e dopo anni di consulenza per grosse aziende, ero nella classica crisi di mezza età. Allora ho deciso di mollare le certezze e ripartire da zero».

Come hai iniziato?
«Con una scelta rischiosa. Mi hanno chiesto di mettermi alla guida di una startup con zero guadagni. Per i primi tre anni, ho formato un team e creato un’azienda che si occupava di vendere alle aziende un software per gestire in modo più efficiente i collaboratori esterni. Dopo tre anni, l’abbiamo venduta per qualche milione di dollari. Avevamo un’altra idea: era il momento in cui nascevano PayPal, Facebook, Skype, e volevamo inserirci in quella rivoluzione».

Cosa hai fatto allora?
«L’idea era una piattaforma, Elance, per mettere in contatto freelancer e aziende. Il mercato era maturo e i nuovi mezzi di comunicazione facilitavano la condivisione di idee e servizi. Siamo tornati a essere una squadra (10 persone) senza alcuna revenue. Dovevamo ricostruire l’azienda da zero. All’epoca non c’era ancora un market place. La concorrenza era poca e quindi in pochi anni siamo diventati i leader del mercato. In pochi anni Elance aveva 10 milioni di freelance e 3 milioni di progetti l’anno. Un business di 300 milioni di dollari l’anno».

Come hai fatto?
«Potevo contare su un team forte con cui realizzare qualsiasi idea. In fondo come mi disse un imprenditore non è importante la destinazione, ma il viaggio. L’idea di business può cambiare, ma se trovi i compagni di viaggio giusti può fare qualsiasi cosa. Poi c’era una visione di business che aiutava realmente le persone. Nei momenti di pessimismo, quando le cose non andavano, chiamavamo i clienti che ci parlavo di come amavano il servizio. Io li chiamavo, “le nostre vitamine».

Quali ostacoli hai superato?
«Di tutti i tipi. Quando metti un prodotto online che cresce poi così velocemente tutto cambia. Hai più persone da gestire (quindi devi aumentare la qualità dei servizi di assistenza al cliente). Più utenti significa anche più frodi, quindi devi occuparti di sviluppare una maggiore sicurezza. Poi c’è la velocità con cui il Web cambia faccia: è come la moda. E devi continuamente aggiornare l’interfaccia, il sito, adattarlo al mobile. E poi i competitor. Ne nascevano uno al giorno. Difficile seguirli tutti e analizzare le loro evoluzioni».

E poi come prosegue la storia?
«Con un lieto fine. Tra i competitor ce ne era uno più bravo degli altri. Si chiamava Odesk ed eravamo arrivati a farci una concorrenza spietata. Allora ho pensato a una fusione per diventare i leader indiscussi del mercato. Da questa unione è nato Upwork, che oggi ha 14 milioni di utenti e fattura 1 miliardo di dollari l’anno».

Oggi sei tornato a occuparti di consulenza per startup in Europa. Quali i tuoi consigli ai neoimprenditori?
«Decidere il prima possibile se vuoi costruire un’azienda piccola per fare un profitto che ti basta per vivere, oppure se vuoi creare qualcosa di grande. Nel secondo caso, devi muoverti verso le zone dove c’è capitale. Se sei in Puglia, per esempio, devi spostarti su Milano. E se su Milano non trovi ciò di cui hai bisogno su Londra e Berlino. Un’azienda importante va pianificata con una strategia di anni, e senza il capitale di rischio è impossibile pensare di realizzarla. Poi non fare un errore che ho commesso io. Avere troppe idee in testa e quindi non riuscire a focalizzarsi su qualcosa. Quando sei in cima, ti arrivano molte distrazioni, persone che ti propongono di fare cose nuove, non devi perdere mai il focus su ciò che fai. Infine, direi di non commettere errori fatti da altri. Studia le storie di chi ha fallito e impara cosa non fare, prima di cosa devi fare».

Info: https://www.upwork.com/

Giancarlo Donadio

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