Crisi liquidità: le aziende si danno al baratto

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Acquistare senza spendere soldi, rispolverando in ottica web l’antica usanza del baratto.

Questa l’idea innovativa di un imprenditore campano, Antonio Leone e di sua moglie Francesca Scarpetta, esperta di marketing e comunicazione.

La loro piattaforma, Cambiomerci.com, è un circuito di baratto che consente alle aziende che fanno parte di scambiare i loro beni senza  l’impiego di denaro.

Una risposta alla crisi di liquidità?

Siamo andati ad intervistare Antonio Leone per capire qualcosa in più sulla sua iniziativa.

 

Come nasce Cambiomerci.com?

L’idea parte nel 2001 dopo un primo cambio merci con il mensile “il Denaro” del valore di circa 200 milioni delle vecchie lire. Poi nel 2006 ho registrato l’idea, ispirato da un viaggio in Usa dove circa il 2% del Pil viene scambiato con il baratto. La piattaforma Cambiomerci.com è stata inaugurata lo scorso anno.

A quale esigenza del mercato avete risposto?

Cerchiamo di rispondere a due esigenze principali: la prima, quella più immediata, è la crisi di liquidità delle aziende. La seconda è il bisogno di liberare i magazzini dalla merce che spesso resta invenduta.

Quanto costa mettere su un’attività come Cambiomerci.com?

Oltre a Cambiomerce.com, nella mia vita ho aperto altre attività. Da queste esperienze ho acquisito la consapevolezza che l’investimento per ogni startup che si rispetti non può essere inferiore ai 200.000 euro, contemplando, soprattutto, costi come la pubblicità e la creazione di una rete vendita.

Mi fai un esempio di transazione?

Un hotel del nostro circuito, ad esempio, ha scambiato con un’altra azienda 7.000 euro di materassi, lenzuola ed altri accessori necessari alla vita dell’albergo. In cambio di ciò ha fornito un numero di camere dello stesso valore che sono state sfruttate da alcuni imprenditori durante uno dei loro viaggi di lavoro.

Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato nell’affermare la tua azienda, e come l’hai superata?

L’ostacolo maggiore è nella comunicazione. Bisogna far capire ai nostri clienti perché dovrebbero commerciare in modo alternativo quando solitamente prendono soldi per vendere i loro beni e servizi. Una sfida quotidiana che cerchiamo di risolvere migliorando costantemente le nostre strategie di comunicazione sia on line (sito web e pagine social) che offline, formando adeguatamente la nostra rete vendita.

Quali  consigli daresti a chi vuole intraprendere nel baratto oggi?

A chi vuole farlo consiglio di studiare bene il sistema e aggiornarsi quotidianamente su quali sono le esigenze del mercato. Ma soprattutto di tenere bene a mente che investire nel baratto non significa realizzare un’attività solo web. C’è bisogno di costruire una struttura commerciale solida, che non è una cosa da tutti
.

Questa è la testimonianza di Antonio Leone di Cambiomerci.com.

Ora a te la parola. Pensi che la soluzione del baratto tra aziende sia una risposta vera alla crisi di liquidità? Scrivi qui le tue opinioni.

 Giancarlo Donadio

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3 Commenti

  1. E chi la paga l’IVA? E come vengono pagate le tasse?

    A me sembra solo un modo per evadere tasse e/o non corrispondere l’IVA allo stato.

    Magari mi sbaglio (spero di non aver capito assolutamente nulla dall’articolo!), ma mi chiedo su cosa si baseranno gli studi di settore in questo caso, oppure il rispetto dell’erario vale solo per i soli noti?

    • semplicemente si paga l’iva e le tasse cambia solo la modalità di pagamento, in reltà allo stato non è mai interessato se le aziende incassiamo o meno dai clienti_ Altro esempio sarebbe, ma se vendo in valuta dollari americani le pago le tasse e l’iva? certamente si ma in euro…..

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