Da Alessandria al MIT di Boston: Valeria, maker a 16 anni

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Ha costruito il primo robot a 11 anni. A 13 è stata la più giovane Digital Champion d’Italia. Oggi Valeria Cagnina sogna di rivoluzionare l’insegnamento attraverso tecnologia e robotica.

Intraprendente, determinata, sicura di sé. Ha idee chiare per il futuro e un’energia contagiosa. A motivarla è la passione, quella per la tecnologia, i robot, ma anche per la ginnastica ritmica, che pratica da anni, per la pittura, gli origami, i viaggi, l’animazione in oratorio. Tanti interessi che riesce a coltivare quando non è a scuola. Sì, perché Valeria Cagnina, maker di Alessandria, ha solo 16 anni. Frequenta il terzo anno di un istituto tecnico informatico.

Il primo robot a 11 anni

La passione per la robotica è nata durante un evento dedicato alla programmazione per ragazzi. «A 11 anni ho visto una pianta digitale realizzata con Arduino al CoderDojo Milano. Rilevava temperatura, umidità e voci all’interno di una stanza. A pochi interessava. A me invece ha aperto un mondo. Così ho acquistato un kit di Arduino e, guardando i video in inglese su Youtube, ho costruito il mio primo robot».

Da quel momento Valeria continua a studiare, partecipa a eventi e competition, ottiene riconoscimenti importanti. A 13 anni è nominata tra i 100 Digital Champions Italiani, la più giovane in Europa. A 14 anni è invitata al TEDxMilanoWomen, poi alla Maker Faire di Roma. Lì incontra per la prima volta Leonardo Falanga, 17 anni, maker di Nocera Inferiore, provincia di Salerno.

Insieme decidono di partecipare a una gara di robotica, la RomeCup 2016. «Eravamo a 800 chilometri di distanza. Per costruire il nostro robot, abbiamo lavorato su Skype. Giorno e notte. Il robot poteva andare in giro, rilevare le fonti di gas, suono e luce. Siamo arrivati fino alla finale in Campidoglio».

I viaggi a Boston

A 15 anni, uno dei sogni di Valeria è visitare il MIT di Boston. Naviga sul web, si informa, manda email e arriva negli Stati Uniti per un viaggio con la famiglia all’inizio del 2016. «La cosa più bella lì sono le connessioni. Ho conosciuto tantissime persone, come il creatore di Scratch. Anche le più importanti sono disposte a parlare con te, con grande umiltà. Ti può capitare pure di incontrare Tim Berners-Lee (il padre di Internet, ndr). Dalle vetrate, ho visto i laboratori del dipartimento di robotica». In quell’occasione un professore si accorge di lei e le propone di diventare Senior Tester per il progetto Duckietown, una città delle papere dove i robot devono muoversi evitando gli ostacoli e rispettando i segnali stradali.

© Duckietown – Facebook

Per tornare a Boston, Valeria si candida per un summer camp. È il LeanGap in cui 40 ragazzi provenienti da tutto il mondo imparano a creare una startup. Supera i colloqui online e viene selezionata. Con lei c’è anche Leonardo. «Negli Stati Uniti funziona la meritocrazia. Ho trascorso tutta l’estate a Boston, sono tornata al MIT, nuovamente invitata a Duckietown. Ho vissuto un’esperienza unica. È un altro mondo rispetto all’Italia».

Il futuro? Una startup tecnologica

Oggi Valeria frequenta un programma di mentorship alla TAG Innovation School. Insegna coding e robotica ai ragazzi, con lezioni individuali o di gruppo, va nelle scuole, trasmette agli altri le sue passioni. Dopo il diploma, studierà informatica al Politecnico di Milano. Da grande si vede imprenditrice. «Vorrei avere una mia azienda nel settore della formazione, che lanci un metodo innovativo per l’insegnamento attraverso la tecnologia e la robotica. Voglio permettere ai bambini di imparare divertendosi e incoraggiarli a seguire le loro passioni, a essere diversi dagli altri. Oggi la scuola italiana non aiuta affatto in questo».

Niente è impossibile

«Il mio motto è “Sono un Whynotter, non uno Yesbutter”. Ma per farcela servono determinazione, impegno, curiosità. Quello che dico ai miei coetanei è che oggi con un computer e una connessione a Internet puoi davvero realizzare i tuoi sogni. Appassionati a qualcosa e trasforma la tua passione in un’attività che ti soddisfi». Secondo Valeria, niente è impossibile. Un esempio? «Per la tesina della terza media ho pensato di scrivere all’astronauta Luca Parmitano, appena tornato dalla Stazione Spaziale. Tutti mi dicevano che non mi avrebbe mai risposto. Ma io gli ho scritto comunque. E lui ha risposto. Un’altra volta, volevo visitare il dipartimento di robotica ETH di Zurigo. Ho scritto email a tutti finché mi hanno dato un appuntamento».

La lezione di Valeria è «non scoraggiarti, anche quando vuoi fare cose che gli altri non farebbero o che sembrano “diverse”. Non ho un modello di riferimento, ma mi piacciono tutte le storie di persone che pensano fuori dagli schemi, come Bebe Vio o Parmitano».

Info: http://valeriacagnina.tech

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