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Da operaio a direttore d’azienda: la storia di Sandro Berni, designer in cucina

Ha iniziato come apprendista, in una ditta di cucine. Per anni è stato operaio nella catena di montaggio. Poi la voglia di migliorarsi e mettersi in gioco lo hanno portato a studiare e specializzarsi. Così, a 24 anni, Sandro Berni è tornato in quella stessa azienda da designer. Ha lanciato la cucina con l’orto e quella tecnologica, connessa a Internet. Oggi, a 39 anni, grazie al successo ottenuto, è il direttore di Ask Cucine.

Come nasce il tuo interesse per il settore?

«È stato mio padre a trasmettermi le mie più grandi passioni, per il lavoro tecnico e per i motori. Lavorava come tornitore nell’azienda di cucine di Firenze e restaurava moto d’epoca. Quando ero bambino, andavo in officina e lo guardavo lavorare per ore. Lui mi faceva sporcare le mani e a me piaceva montare e smontare. A 14 anni conoscevo bene i motori e il lavoro manuale. Non avevo voglia di studiare, così ho lasciato la scuola e sono andato a lavorare da Ask Cucine. Sono partito da zero, prima come apprendista, poi come operaio nella catena di montaggio. Dopo quattro anni ho lasciato l’azienda».

Perché?

«Volevo di più. Ho trovato un lavoro come venditore in una concessionaria d’auto. Mi ricordo ancora il giorno della prova. Era una domenica. Dovevo presentare un’Alfa Romeo ai clienti. Essendo un appassionato, conoscevo ogni caratteristica e ho iniziato a parlare della macchina con una spiegazione accurata sul motore. Tutti i venditori mi guardavano, percepivano la mia passione. Così ho avuto un contratto a tempo indeterminato e un ottimo stipendio. Dopo poco tempo sono diventato il responsabile di un’altra concessionaria. Ma a 24 anni ho cambiato ancora strada. Volevo migliorarmi per fare di più».

Che cosa ti ha spinto a cambiare?

«Mio padre, che era entrato in società, mi chiese di tornare in azienda. Io però non volevo tornare da operaio. Per me era arrivato il momento di aprire la mente. Così mi sono iscritto a un’Accademia di design di Firenze. Ho studiato per due anni per potermi occupare della progettazione delle cucine. Ai tempi l’azienda produceva mobili in kit. Io volevo rivoluzionarla. Vedevo che la grande distribuzione prendeva piede. La concorrenza era alta e per risultare competitivi sul mercato dovevamo avviare una nuova linea di produzione, puntuare sulla fascia alta. Non è stato per niente facile però».

Quali difficoltà hai incontrato?

«I proprietari non mi davano spazio. C’era un problema generazionale e una forte resistenza al cambiamento. Non si fidavano di me perché ero giovane e non avevo una lunga esperienza da designer. Non ho mollato. Ho perseverato con tenacia. Dopo qualche anno l’azienda è entrata in crisi. I venditori non pagavano. A quel punto propongo di partecipare a fiere di settore. Ne scelgono una che non mi convince e non partecipo. Ho forzato la mano perché ero convinto delle mie idee. Ma ho quasi rischiato il licenziamento. Per mettermi alle strette mi hanno affidato la preparazione della seconda fiera. Era il 2013 ed era arrivata la mia occasione. Ho progettato l’OrtoCucina, una cucina con un piccolo orto di piante aromatiche integrato nell’isola. Ha funzionato. La stampa ha dato risonanza al prodotto e sono arrivati nuovi clienti».

A quel punto i manager dell’azienda hanno ascoltato le tue idee?

Mi hanno dato carta bianca. E io mi sono messo al lavoro per elaborare altri progetti innovativi. Nel 2015 ho lanciato una cucina ispirata alle geometrie sportive della Lamborghini, con lavello a scomparsa e elettrodomestici nascosti all’interno di un vano motorizzato. L’ultimo prodotto è Aerodinamica Connect, una cucina connessa a Internet. Tramite smartphone puoi azionare il forno mentre sei in ufficio e trovare la cena pronta appena rientri a casa».

Come nascono le tue idee?

«Cerco sempre di proporre qualcosa che non c’è e che semplifichi la vita. Il segreto è intercettare un trend e inventare prodotti che soddisfino le nuove esigenze dei consumatori. Poi bisogna cogliere ogni opportunità. Per esempio, l’idea della cucina digitale mi è venuta mentre leggevo un libro su internet degli oggetti. Ho visto che Bosch stava lanciando un’app per gli elettrodomestici e ho subito elaborato un progetto. Mi sono fatto avanti. L’ho presentato all’azienda. La mia cucina è piaciuta e, insieme a Bosch, abbiamo lavorato al prodotto finale».

Come sei passato da designer a direttore?

«Grazie al successo dei nuovi prodotti, al riscontro commerciale ottenuto e alla lungimiranza. La mia strategia di modificare la linea di produzione – passando dai mobili in kit a cucine innovative di alta fascia – si è rivelata vincente».

Consigli?

«Investi su te stesso, migliora sempre la tua preparazione puntando su pratica e teoria in egual misura. Specializzati e prova subito le tue competenze sul campo. Non sentirti obbligato a seguire i canoni tradizionali. Soprattutto non scoraggiarti mai. Non fermarti quando ti dicono che non si può fare, che la tua idea è sbagliata. Impegnati per convincerli. Credi in te e quello che fai. Segui la tua passione e non pensare che sia impossibile. Cogli ogni opportunità. Arriverà il tuo momento. E, per fare la differenza in ogni settore, porta un punto di vista diverso».

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