Dal fallimento alla rinascita: storie di aziende che battono la crisi

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A chi appartiene il futuro?
Alle banche? Alle multinazionali? Ai Paesi asiatici con la loro economia in crescita?

Per Eleanor Roosvelt, la moglie del più celebre marito Franklin Roosvelt, l’uomo che salvò l’America e l’Europa dalla terribile crisi del 1929, il futuro “appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni”.

“Facile a dirsi. E poi con questa crisi” – direbbero in molti storcendo il naso di fronte a quella che potrebbe sembrare solo una bella frase.
Eppure ci sono storie di aziende, ma è meglio dire di persone, che dimostrano come, credendo con coraggio nei propri ideali, si possa venir fuori dal baratro della crisi. E riappropriarsi del futuro.

Alcune tra queste storie di passione, grinta e sacrificio, le racconteremo a Roma (clicca qui per prenotarti) tra poco più di una settimana.
Ma se proprio non riuscite ad aspettare, in questo articolo vi anticipiamo le storie di due aziende che avranno grande risalto al nostro evento del 13 ottobre: la Fenix Pharma e la Nuova Bulleri.

Due aziende in cui i manager e i dipendenti hanno dovuto “ascoltarsi” per affrontare prima il fallimento della loro azienda, e poi la lunga strada di sacrifici verso la ricostruzione di un gruppo solido e stabile.
Due esempi, come vedrete, della durezza della crisi ma soprattutto di come l’unione di intenti tra imprenditori e dipendenti possa in alcuni casi salvare la nave che rischia di affondare.

Conosciamo la loro storia di successo attraverso le testimonianze di Giovanni Paolucci di Fenix Pharma e di Alberto Bulleri della Nuova Bulleri.

 Come nasce la vostra cooperativa? 

Alberto Bulleri: La nostra cooperativa nasce dall’idea di ex dipendenti e responsabili che sapevano che l’azienda che era stata chiusa non rappresentava soltanto un fabbricato con dei macchinari, ma molto di più. Si trattava di un team di persone che simboleggiavano tutte le capacità aziendali: questo è stato il motore che ha dato inizio alla cooperativa.

Giovanni Paolucci: L’idea nasce nell’aprile del 2011 dopo l’annuncio di Warner Chilcott della cessazione di tutte le attività commerciali in Europa, con il licenziamento di circa 550 persone di cui oltre 160 in Italia. Appena un anno e mezzo prima, Warner Chilcott (WC) aveva rilevato la divisione farmaceutica di Procter & Gamble. Nasce quindi da un momento traumatico nella vita lavorativa di persone che avevano sviluppato una solida professionalità nel mercato farmaceutico e 5 ex-manager WC si sono posti alcune domande: come evitare di disperdere tali professionalità? Come costruirci un futuro diverso rispetto alle logiche del profitto esasperato? Come costruire una azienda in cui le persone sono protagoniste principali e non semplici numeri?

Quali sono state le ragioni che vi hanno condotto ad una scelta così radicale?

Alberto Bulleri: Pensando a questa attività che dal 1935 ha sempre avuto la sua sede in Cascina dando lavoro a generazioni di persone e al fatto che un gruppo di lavoratori avesse così tante potenzialità, si è rafforzata in noi la volontà di portare avanti questo progetto.

Giovanni Paolucci: Il mondo era cambiato intorno e ci siamo chiesti come “Risorgere” con orgoglio e dignità, senza piangersi addosso, ma affrontando la realtà con maturità e con la voglia di autodeterminare il proprio futuro. È così che nasce Fenix Pharma, la prima Società Cooperativa per Azioni nel mercato farmaceutico italiano.

Come ci si sente quando l’azienda nella quale si lavora da anni decide di chiudere i battenti?

Antonio Bulleri: Ci si sente svuotati della propria professionalità, del proprio ruolo, ed anche delle proprie abitudini.

Giovanni Paolucci: Ci si sente “traditi” e “perduti”, crollano tutta una serie di convinzioni create nel corse di lunghi anni di lavoro. Si avverte un misto di rabbia e frustrazione, un senso di solitudine.

Dove si trova la forza di ricostruire una società partendo dalle fondamenta?

Antonio Bulleri: La si trova in se stessi, e nasce dalle sensazioni sopra menzionate, dalla condivisione delle proprie sensazioni con gli altri colleghi. Così cresce la voglia e la forza di riemergere. Inizialmente, è un bisogno di sopravvivenza, che si trasforma, in aggregazione, in una enorme voglia di dimostrare a se stessi ed agli altri che si può, orgogliosamente, essere protagonisti del proprio futuro e non continuare a subire gli eventi.

Quali sono stati gli ostacoli principali che avete dovuto affrontare per realizzare il vostro progetto?

Antonio Bulleri:  Il principale ostacolo da superare, come è ovvio per una start-up, è il reperimento delle risorse finanziarie necessarie all’avviamento delle attività, che per un progetto industriale come il nostro sono importanti. Il mondo bancario, è in un momento di stasi per la concessione dei finanziamenti, e soprattutto per una start-up è difficile avere ascolto. Abbiamo deciso come soci di investire gran parte dei nostri risparmi nella nostra cooperativa. Abbiamo, inoltre, avuto, in quanto cooperativa, supporto da Coopfond e CFI che sono intervenute nel capitale sociale. Oltre alle risorse è stato necessario reperire i “Prodotti” da commercializzare e costruire le scorte.

Come si coinvolgono i dipendenti in un processo di ricostruzione?

Antonio Bulleri: Facendoli credere nel progetto, nell’impegno, nel fatto che la Bulleri è ancora l’azienda che vuole continuare la propria attività come ha fatto per oltre 70 anni.

Giovanni Paolucci: Più che di dipendenti parliamo soprattutto di soci. Abbiamo condiviso fin dall’inizio l’idea, i passaggi successivi, dalla creazione del business plan alla ricerca dei prodotti da commercializzare e così via. E’ con la condivisione che cresce “l’Idea” comune, che diventa un fortissimo collante e che canalizza i sacrifici personali, che ognuno di noi sta continuando ad affrontare, verso la dedizione all’obiettivo comune.

Quali sono i sacrifici personali (denaro, tempo sottratto agli affetti) che avete dovuto fare per concretizzare il vostro progetto?

Antonio Bulleri: Vi sono stati sacrifici enormi da fare, quali quello di trovare anche un minimo di capitale da versare nelle casse della società, tempi lunghissimi di preparazione e di attesa, senza contare le ore di lavoro, le festività inesistenti, senza ricevere emolumenti e guardare avanti.

Giovanni Paolucci: Sacrifici di natura economica in primis: abbiamo tutti partecipato alla capitalizzazione della Cooperativa con gran parte dei risparmi di una vita. Sacrifici nei confronti delle proprie famiglie, nei confronti delle quali è diminuito il tempo dedicato. C’è molta voglia di arrivare in tempi brevi ad una sostenibilità della cooperativa che ci possa consentire di avere delle retribuzioni stabili, per poter meglio gestire il nostro futuro.

Che consigli date a quei lavoratori/ imprenditori che come voi hanno avuto una battuta d’arresto a causa della crisi?

Antonio Bulleri: Consigli non ne possiamo dare perché ogni realtà è diversa, sia per quanto riguarda le imprese che le persone che le formano, ma, certamente, se si riesce a creare il team giusto è possibile ripartire.

Giovanni Paolucci: Pur non essendo noi Imprenditori navigati, ci sentiamo, più che di suggerire, di evidenziare come per noi le persone sono fondamentali, rappresentano l’asset indiscutibilmente più importante della nostra azienda, e tutto il nostro lavoro quotidiano ha un unico grande obiettivo, far si che i soci possano avere un futuro sereno su cui contare.

Sei protagonista anche tu di una storia simile? Raccontala qui

Giancarlo Donadio

 

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