David Guetta. «Un dj francese? Ieri mi snobbavano, oggi sono il più pagato»

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La favola bella di un mago della consolle. Partito da Parigi, è arrivato a Ibiza. Tutti lo guardavano con sospetto. Poi ci ha messo talento, strategia, marketing e ha svoltato

È seduto in cima al mondo della musica, eppure fino a 10 anni fa era un semplice dj francese. David Guetta, 44 anni, re Mida della musica dance, è considerato dalle riviste internazionali il miglior dj al mondo dopo Armin Van Buuren. Mescola sound diversi in un mix innovativo, non suona strumenti ma fa comunque musica. Prima del successo e dei milioni di dischi venduti, era uno dei tanti. Metteva i dischi nei club di Parigi, chiuso in un sotterraneo dove poteva vedere solo i piedi delle persone che ballavano la sua musica. Oggi la sua storia è una favola. E, incontrandolo dal vivo a Milano in occasione del lancio del suo nuovo album, abbiamo scoperto una star, che conserva i tratti di un ragazzo semplice. «Mi piacerebbe che fosse l’umiltà il segreto del mio successo, ma credo che abbia contato tanto anche la voglia di sperimentare» ha dichiarato Guetta a Millionaire.

Quando hai iniziato, quali erano i tuoi sogni?

«Volevo costruire un nuovo sound che unisse l’electronic dance music e la urban culture. Ci sono riuscito, e questo ha cambiato la mia vita. Di una cosa sono sicuro: le idee innovative premiano sempre».

Come hai cominciato?

«Come tutti i deejay del mondo: suonando nei club. A 13 anni, mettevo dischi dopo la scuola alle feste degli amici. Poi ho cominciato a farlo come lavoro e sono arrivato a suonare a Les Bains Douches di Parigi. Era un club famosissimo, ma a quei tempi il lavoro di deejay non era preso in considerazione. Non ero visibile al pubblico, non ero nessuno, mettevo i dischi e basta. Insomma, niente di molto affascinante per la gente, ma a me piaceva. Era la mia passione. Poi sono passato in altri club di Parigi tra cui Le Palace e il mio nome cominciava a diventare noto, almeno a casa mia. Infine è arrivata Ibiza e le cose sono cambiate».

Che cosa ha significato Ibiza per te?

«Ibiza è la mia seconda casa ed è stato il motore del mio successo. Ci sono stato in vacanza 13 anni fa e me ne sono innamorato. Per la natura, l’energia, la cultura hippie che aleggiava. Ho deciso che dovevo organizzare un party sull’isola, che resta il top per tutti i deejay del mondo. Mi sono inventato lo slogan Fuck me, I’m famous. Era ironico, volevo prendere in giro il sistema. Lavorando in club esclusivi a Parigi avevo spesso osservato le dinamiche tra il pubblico e i personaggi famosi. Mi faceva ridere. Ho distribuito personalmente i volantini del party in spiaggia, le magliette con lo slogan a tutti e così, anche solo per curiosità, tutti sono venuti al party. Ridevano all’idea di un deejay francese che prendeva in giro lo star system, ma quando mi hanno ascoltato hanno cambiato idea. Da lì è partito tutto. Ancora oggi il giovedì sera suono al Pacha di Ibiza e ormai è un evento. Insomma, il deejay francese che tutti snobbavano ce l’ha fatta… Certo, adesso lo slogan è un po’ presuntuoso, ma ha fatto la mia fortuna e non lo cambierei mai».

Per avere successo basta un’idea?

«Ci vuole un’idea vincente, diversa, dirompente e poi bisogna crederci. Se non ci avessi creduto non sarebbe successo nulla. Ma dietro ci vuole sempre un lavoro di qualità. La gente non è stupida, riconosce la professionalità. A volte si fa solo prendere dai pregiudizi e si blocca, ma se li si guida alla scoperta del nuovo, e il nuovo è innovativo e valido, il successo arriva».

Come hai conquistato gli artisti internazionali?

«Gli Stati Uniti erano molto prevenuti su di me: un deejay francese che funziona in America? Impossibile. E invece, anche grazie al lavoro con i Black Eyed Peas, tutto ha preso il via. Oggi mi cercano loro. È questo il bello. Kelly Rowland per esempio, mi ha ascoltato e mi ha proposto una collaborazione da cui è nata When love takes over. Gli altri sono venuti di conseguenza».

Ora sei una star internazionale: è cambiata la tua vita?

«Amo il mio lavoro, amo vedere la gente in pista che si diverte con la mia musica. Ancora oggi io scelgo i brani da produrre e da proporre nelle mie serate. Non bado al fatto che siano pezzi commerciali  o meno. Non mi interessa se sono pezzi cool o se non lo sono per gli altri… se mi piacciono, e funzionano, li cavalco».

Hai mai pensato di abbandonare la consolle?

«Non ce la farei mai. Io sono e resto un deejay e per me la gioia più grande è suonare nei club e proporre cose nuove».

Se un deejay volesse farti ascoltare una sua demo come deve fare?

«Il modo migliore è darmi la demo di persona. Venite alle mie serate e avvicinatemi dopo lo spettacolo. Io ascolto tutto il materiale che mi viene dato. Credo nei giovani con energia nuova e sono sempre attento a cosa c’è in giro».

identikit

David Guetta, francese, 44 anni, inizia la sua carriera suonando nei club transalpini negli anni 80. Nel 2001 esce il suo primo album Just a little more love, ma la sua fama diventa planetaria nel 2009, quando esce il suo quarto album One Love, che contiene la hit When love takes over con Kelly Rowland.

Come si diventa dj

I corsi per dj possono durare da quattro incontri a un anno intero (prezzi da 200 a 2.000 euro). Ecco qualche indirizzo:

Accademia del Suono di Milano www.accademiadelsuono.it;

Musicall di Roma www.musicall.it;

Professione dj Vimodrone (Mi) www.professionedj.com;  Nuova Audio Milano www.nuovaaudio.com;

MediaPop di Torino www.corsidj.it. Tra gli esperti molti consigliano di investire in attrezzature (consolle a partire da 800 euro) e fare pratica.

Tutorial su YouTube o su www.corsodj.com

L’esperto

Guetta? È un fenomeno di marketing

«Bravo? Furbo? Fortunato? Un insieme di cose. La sua bravura è stata quella di mettere insieme il pop commerciale con l’house di tendenza. È riuscito a dare i suoni giusti a pezzi esistenti» spiega Luca Dondoni, 50 anni, critico musicale, speaker radiofonico e disc jockey. «È bravo, ma probabilmente ce ne sono molti altri bravi sulla piazza, la differenza sta nel fatto che lui è supportato da operazioni di marketing importanti».

È possibile replicare il suo successo?

«Tutto è possibile, ma bisogna avere molto più della passione per la musica e delle capacità. Fare il deejay oggi è difficile, trasformarlo in una professione remunerativa è difficilissimo. Non si impara a scuola».

Come crearsi uno spazio?

«Bisogna trovarsi al momento giusto, nel posto giusto e con la persona giusta. Oppure andare a bussare alle discoteche e alle radio con la faccia tosta. Potrebbe essere che qualcuno ascolti la demo e decida di darvi spazio».

Due dj francesi in cima al mondo della musica: David Guetta e Bob Sinclar, come si dividono la torta?

«Bob Sinclar è un fenomeno europeo, David Guetta ha fama internazionale. Il suo legame con grandi nomi della musica Made in Usa lo ha reso un vero fenomeno».

Assunta Corbo, Millionaire 11/2011

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