«Due miliardi di euro per la mia azienda no, grazie!»

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Imprenditore illuminato, ha fondato il sito delle vendite private, Vente-privee.com. Jacques-Antoine Granjon, 48 anni, è stato pioniere di un settore. A chi oggi gli offre cifre da capogiro per la sua impresa risponde: «è la mia vita. Non posso cederla»

Vendite private, shopping club, outlet virtuali. Tanti nomi per lo stesso fenomeno: vendite a tempo con sconti interessanti. Un sito, pochi giorni, occasioni imperdibili, un paio di clic ed ecco arrivare a casa il pacco. È il concetto innovativo degli shopping club che, stranamente, non sono nati negli Stati Uniti, patria dell’e-commerce, bensì in Europa. O meglio in Francia, dove il popolo della Rete è ben più esperto, dinamico e pronto alle novità di quello italiano. Pioniere è stato Jacques-Antoine Granjon, 48 anni, fondatore e presidente di Vente-privee.com, lo shopping club che ha aperto la strada a tutti gli altri. Imprenditore illuminato, Granjon è riuscito a portare il fatturato della sua azienda da 530mila euro a 680 milioni in soli otto anni.

Come è iniziata la sua storia?

«Mi occupo di stoccaggio di prodotti dal 1985 quando ho fondato la mia prima azienda che operava in ambito wholesale (vendita all’ingrosso). All’inizio era tutto una sfida. Avevo 22 anni e 20mila franchi (3mila euro circa, ndr) presi in prestito dai miei genitori. Lavoravo in un ufficio di 20 mq e avevo un lotto di 200 camicie da vendere. Istinto, immaginazione e coraggio hanno fatto il resto».

Quando la prima svolta?

«Nel 2000 con l’arrivo di Internet, io e i miei sette associati abbiamo deciso di sfruttare questo strumento e puntare sulla tecnologia. Il nostro modello di business è semplice: compriamo da brand noti articoli di fine serie a basso prezzo e li rivendiamo on line velocemente, rispettando i valori e l’immagine delle aziende partner. Riusciamo ad avere margini di guadagno interessanti pur praticando buoni sconti. Il mercato ha risposto alla grande grazie al passaparola e abbiamo iniziato a crescere».

Partito nel 2001 come primo operatore del mercato, Vente-privee.com ha aperto in Spagna e Germania nel 2006 e poi in Italia e Regno Unito nel 2008.

«Gli anni tra 2001 e 2004 sono stati decisivi per noi. Il lancio non è stato facile: durante i primi quattro anni siamo stati in perdita tanto da pensare di abbandonare l’idea. Poi, grazie alla vendita di una nota marca di lingerie, il sito ha cominciato a decollare. Nel tempo abbiamo investito molti capitali con l’obiettivo di perfezionare continuamente il business e crescere in Europa. Ultimamente abbiamo investito 25 milioni di euro solo per potenziare la piattaforma on line. Non nego che ci sono state anche grandi difficoltà e timori. Stavamo mettendo in piedi un’azienda di cui non esistevano modelli. Difficoltà a trovare lo staff giusto, a coinvolgere i brand, a creare un servizio clienti che funzionasse e desse fiducia al cliente. Abbiamo pensato più volte di desistere ma poi abbiamo tenuto duro e il tempo ci ha dato ragione».

Che accordi stringete con le aziende?

«Non andiamo oltre le due campagne all’anno dello stesso brand per garantire una buona scelta all’utente e per proteggere l’immagine stessa dei marchi. I quantitativi di prodotti messi in vendita dipendono dalle aziende e dalle condizioni praticate. Ovviamente, più lo sconto offerto ai nostri membri è alto, più prodotti vengono venduti. Spesso molte vendite esauriscono gli stock a disposizione nelle primissime ore di apertura della campagna, alle sette del mattino, grazie alla forte leva giocata dal fattore prezzo».

La sua struttura è partita con cinque collaboratori, oggi conta 1.200 dipendenti…

«Abbiamo una media di 300 nuove assunzioni l’anno, in pratica una al giorno. Nelle fasi di selezione teniamo conto della creatività, del temperamento dei candidati e ovviamente della passione per Internet e l’e-commerce. L’età media è di 31 anni e questo garantisce un ambiente dinamico, allegro, fortemente creativo. Il team è composto da motion designer, sound designer, web designer ma anche fotografi che lavorano in 18 studi fotografici all’interno dei quali ogni giorno vengono scattate 9mila foto. Poi ancora truccatori, parrucchieri, responsabili shooting e un team dedicato di fotoritoccatori. A questi si aggiungono 160 informatici che sviluppano e migliorano il sito. Sono oltre 100 i responsabili delle vendite, 90 le persone al servizio clienti e 350 quelle dedicate alla logistica. Il segreto del nostro successo è qui: una squadra importante e la capacità di far sentire tutti parte del progetto».

Lei è un imprenditore illuminato, che consigli darebbe ai giovani che vogliono mettersi in proprio?

«Non state ad aspettare l’idea geniale, migliorate qualcosa che già esiste. Studiate la realtà e immaginate di poterla migliorare, come creereste valore aggiunto? Non perdete tempo: a 22 anni è più facile mettersi in gioco che a 40, quando hai una famiglia e un mutuo da pagare. Imparate a riflettere a lungo termine: guardando le cose in prospettiva. E tenete sempre vicino qualcuno di cui vi fidate ciecamente: associatevi, perché da soli tutto è più difficile».

Il futuro dello shopping sarà sempre più in Rete?

«Sì, perché comprando on line si risparmia un sacco di tempo, che è oggi il bene più prezioso e lo si può fare a qualsiasi ora della giornata».

Si diventa ricchi con il suo lavoro?

«C’è ancora molta strada da fare. Se si è capaci di creare il business giusto, di offrire i servizi giusti ai membri, è possibile avere successo. Noi ci stiamo riuscendo».

Sembra che la sua azienda sia stata valutata due miliardi di euro. Circolano voci di una sua possibile cessione…

«Le voci non sono vere. L’azienda è stata valutata due miliardi di euro circa, ma non mi interessa cederla. è l’avventura della mia vita e non posso rinunciarvi».

Com’è la sua giornata tipo?

«Il mattino lavoro da casa perché preferisco un ambiente tranquillo e silenzioso. In tarda mattinata arrivo in ufficio per incontrare le persone con cui lavoro. La sera mi dedico alla famiglia, ma ho il palmare sempre acceso e il cervello sempre in funzione. L’unico momento in cui mi concedo una pausa totale è quando faccio le immersioni. In tal caso non sono raggiungibile per niente e per nessuno».

INFO: www.vente-privee.com

shopping club ecco come funzionano

Si vende a tempo e tutto si basa sull’acquisto emozionale. Una campagna vendita degli outlet virtuali dura da tre a cinque giorni in media e coinvolge brand riconosciuti sul mercato che propongono merce in stock o sovrapproduzione oppure fine serie a prezzi vantaggiosi. «Si tratta di merce che i fornitori devono gestire in modo diverso perché non può più andare nel negozio tradizionale» spiega Valentina Visconti Prasca, Ceo di Privalia.com che conta 3,5 milioni di soci nel mondo. Nati con il concetto dell’invito in un club privato, oggi è possibile registrarsi autonomamente su tutti i siti. Una volta iscritti si riceve, di notte o al mattino presto, una newsletter informativa sulle nuove vendite o sull’andamento di quelle esistenti. Accedendo al sito, si possono consultare le vetrine in cui sono visibili foto, descrizione, prezzo degli articoli in vendita. «È importante avvicinare il più possibile l’esperienza virtuale a quella che si ha in negozio» spiega Franco Gianera, managing director per l’Italia. Una volta scelto il prodotto si procede all’acquisto con i tradizionali sistemi elettronici di pagamento: carta di credito, Postepay, Paypal. I costi di spedizione della merce variano a seconda di volume e  destinazione ma si aggirano intorno a 8-10 euro. E ora veniamo alla nota dolente di questo modo di fare shopping: i tempi di consegna. Sono lunghi perché non esiste magazzino per questi negozi virtuali. «L’unica cosa che noi riceviamo in casa sono i campionari che vengono fotografati e descritti dal nostro staff per essere pubblicati in modo più vicino alla realtà possibile» spiega Visconti Prasca «quando la campagna è impostata restituiamo i campionari. La merce viene poi acquistata dall’azienda partner solo a campagna conclusa quando abbiamo raccolto tutti gli ordini». Solitamente al momento dell’acquisto vengono indicati i tempi di consegna previsti che possono andare da una a tre settimane. E i resi?

«Come stabilito dalla legge la merce può essere restituita entro 10 giorni lavorativi dal ricevimento. Se si tratta di merce fallata o non conforme a quanto pubblicato in vetrina le spese di spedizione sono a carico nostro, altrimenti sono a carico del cliente» conclude Visconti Prasca. «La cosa curiosa è che i resi sono solo del 2-3% in Italia. Di molto inferiore alla media europea. È un fattore culturale, piuttosto che rendere regaliamo a qualcuno».

Assunta Corbo, Millionaire 3/2010

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