Fabio recupera un pane tradizionale e si inventa un business

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Fabio Bertolucci, 33 anni di Casola, piccolo comune della Lunigiana, abbandona gli studi universitari, recupera un prodotto tipico del territorio che stava per scomparire, la Marocca di Casola un pane fatto con farina di castagne, grano e patate, e si inventa un business:

«Ho studiato Economia e poi Sociologia. Ero alla fine dei miei studi, ma avevo il desiderio di mettermi in proprio. Ho iniziato un corso di turismo e poi iniziato a lavorare in un ristorante. Poi in un panificio ho scoperto questo pane tipico del posto in cui vivo. Quando l’attività stava per fallire ho deciso di rilevarla» racconta Fabio a Millionaire.

A 23 anni, con un piccolo investimento poche migliaia di euro, inizia l’attività e impara la lavorazione del pane grazie al fornaio che lo aveva prima in gestione: «Mi sono messo in gioco. Non avevo nessuna esperienza, né nella gestione di un’azienda che nella lavorazione del pane. Ma più lavoravo, più sentivo accendersi qualcosa in me: avevo trovato quello che cercavo».

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L’idea? Non disperdere la tradizione della Marocca di Casola: «È un pane antico fatto con la farina di castagne, setacciata fine, che compro da piccoli produttori e castanicoltori della Lunigiana e della Garfagnana. E una piccola quantità di farina di grano, alcune patate lesse schiacciate. Oggi non la fa praticamente più nessuno ma nell’immediato dopo guerra, quando il grano scarseggiava, era il pane quotidiano»

Le cose vanno bene, Fabio si sente pronto per il gran salto. Chiude il vecchio locale e con la formula del leasing compra un forno più grande (50mila euro). Intanto chiede un prestito in banca (105mila euro) e un aiuto da familiari e parenti di circa 40mila euro: «Ho assunto due dipendenti e iniziato a fare diversi tipi di pane. Ma avevo fatto il passo più lungo della gamba. Ho dovuto subire un intervento che mi ha costretto  a un periodo sulla sedia a rotelle. Intanto le cose non andavano bene, facevo fatica a pagare gli stipendi, i fornitori, lavoravo solo per pagare i debiti. Allora mi sono reso conto che avevo esagerato: dovevo ridimensionarmi».

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Nel 2013 rivoluziona tutto. Si concentra esclusivamente sulla produzione della Marocca di Casola, paga i debiti e rimette in piedi l’attività: «Mi sentivo solo. Cercavo di recuperare una tradizione del posto e farla conoscere in giro, ma la gente non mi capiva. Mi chiedeva perché ci tenessi tanto. Ho tenuto duro. Sono ripartito daccapo. Ho iniziato a partecipare a fiere e mercato. Ho creato una rete di distribuzione, tra Massa, Lucca, Spezia e oggi stiamo toccando anche Parma. La farina di castagne la pago 7 euro al chilo e il pane ha un prezzo elevato rispetto a quello tradizionale (dai 6 agli otto euro). Lo vendo ai mercati e in punti vendita sensibili alla tema del recupero del territorio e della difesa della tradizione».

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Cosa insegna la tua storia?

«Che un sogno deve vivere nonostante tutto. Nonostante, quello che ti dice la gente, le cattive notizie che vengono dallo stato dell’economia mondiale. Ho capito che chi fa business è sempre un uomo solo e deve imparare ad ascoltare se stesso per trovare il coraggio e non arrendersi».

INFO: http://www.lamaroccadicasola.it/

Giancarlo Donadio

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