Flavio sviluppa un software. All’estero tutti lo vogliono, ma decide di restare

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Sviluppa un software che misura l’attrito tra gomme e terreno. Vince prestigiosi premi internazionali. Alcune tra le più grandi aziende automobilistiche al mondo vorrebbero assumerlo. Ma Flavio Farroni, 30enne, assegnista di ricerca napoletano del dipartimento di Ingegneria industriale della Federico II di Napoli ha altre idee per la testa. Creare una spin-off per dare lavoro a laureati del posto e proseguire il suo percorso accademico.

Come nasce l’idea?

«Mentre facevo la tesi. Stavo studiando un particolare software che si occupava di un problema molto sentito dalle Case automobilistiche: il comportamento dei pneumatici nell’interazione con il suolo. Per sperimentare ho iniziato tramite l’università una collaborazione con la Ferrari e visitavo spesso i loro laboratori di Maranello. Poi dalla tesi si è passati a un lavoro più definito, sono diventato assegnista di ricerca e ho contribuito alla formazione di un team e continuato le ricerche».

Cosa fa il software?

«È un modello che consente di ottenere informazioni sui pneumatici (grip, usura, rigidezza) impiegando direttamente i dati ottenuti in pista. Attualmente le Case automobilistiche inviano i pneumatici a ditte esterne per questo tipo di analisi. Con il software che abbiamo sviluppato i test vengono fatti a bordo della macchina, con risparmi economici considerevoli».

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L’idea ti ha dato tanti riconoscimenti…

«Sì. Belli e inaspettati. Come la medaglia d’argento a Vehicle dynamics award. E il titolo di The Young scientist of the year, assegnato ogni anno in occasione della Tire technology conference di Colonia, uno degli eventi internazionali più importanti dedicati al settore delle ruote. Il premio Aimeta (premi per giovani studiosi italiani della Meccanica Teorica ed Applicata). Poi tante proposte di lavoro in Uk e altrove, che ho sempre declinato».

Perché non le hai accettate?

«Perché il mio sogno è di creare una spin-off universitaria qui a Napoli, vendere il software a chi ne fa richiesta. Creare lavoro qui e proseguire il suo percorso accademico».

Giancarlo Donadio

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